Metodi di risanamento monetario

risanamento monetarioLa prima misura di risanamento monetario, «conditio sine qua non» per arginare gli effetti inflazionistici, è la cessazione di ogni ulteriore emissione di biglietti: provvedimento non facile ed anche coraggioso poiché si tratta di arrestare la spirale inflazionistica.

In seguito, è opportuno conoscere con una buona approssimazione la quantità di medio circolante esistente e stabilire perciò l’entità della svalutazione subita dalla moneta secondo l’indice degli anni precedenti la crisi, i quali vengono assunti come base. Queste prime misure sono dette di stabilizzazione monetaria e sono preliminari ad ogni altra.

I mezzi classici di risanamento monetario conosciuti ed applicati alla fine della prima guerra mondiale sono la deflazione e la devalutazione.

Con la deflazione, si tende alla piena rivalutazione monetaria e cioè a riportare la moneta alla originaria parità. Le manovre a ciò idonee sono varie: portare il bilancio dello Stato in avanzo e distruggere gli avanzi, oppure introdurre imposte straordinarie (ad es., sui profitti di guerra) o ancora emettere un prestito pubblico distruggerne il gettito, pur continuando puntualmente a pagarne gli interessi. Tuttavia, la deflazione è possibile solo se il coefficiente di svalutazione non è molto elevato (al massimo, un 15% nei confronti della parità originaria) ed inoltre presenta seri inconvenienti: infatti, essa si presenta come è stato detto come una inflazione a specchi rovesciati e produce nel sistema profondi squilibri. Poiché con l’inflazione la ricchezza si è distribuita in maniera disordinata, accade spesso che la deflazione, volendo correggere la sperequazione, non faccia che aggravarla, danneggiando per la seconda volta i medesimi ceti sociali.

La devalutazione non si propone invece programmi ambiziosi di ristabilimento dell’antica parità: accetta la svalutazione come fatto compiuto ed abbassa il contenuto aureo della moneta per adeguarlo al nuovo livello raggiunto dai prezzi. La cosa più importante è trovare il giusto tasso di stabilizzazione, poiché se la nuova moneta è sopravalutata significa che i prezzi all’interno sono più alti di quelli all’estero e allora l’esperimento di risanamento fallisce.

L’economia mondiale, legata ancora al Gold Standard, alla fine della guerra 1914-1918 adottò o l’uno o l’altro di questi metodi: quando, come per la Germania, l’inflazione aveva toccato il punto più basso della crisi, non restava che il ripudio della moneta, la bancarotta dello Stato. L’Inghilterra, per conservare il suo prestigio, scelse la strada della rivalutazione, consigliata anche dalla Società delle Nazioni. Il Keynes, che mise in guardia contro i pericoli della rivalutazione, restò una voce isolata, anche se poi gli avvenimenti successivi gli diedero ragione: nel 1931, infatti, l’Inghilterra fu costretta a sospendere la convertibilità dei biglietti.

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