Motivi soggettivi che inducono a risparmiare

Motivi soggettivi che inducono a risparmiare

In generale, vi sono otto principali motivi o scopi di carattere soggettivo che spingono gli individui ad astenersi dallo spendere i propri redditi:

a) per costituire una riserva atta a fronteggiare contingenze impreviste;

b) per far fronte ad un rapporto futuro fra il reddito e i bisogni dell’individuo o della sua famiglia, che si preveda diverso da quello che esiste attualmente, come, ad esempio, riguardo alla vecchiaia, o all’educazione dei familiari, o al mantenimento dei dipendenti;

c) per godere dell’interesse e dell’incremento del capitale, ossia perché si preferisce un maggior consumo reale per un’epoca successiva ad un minor consumo immediato;

d) per godere di una spesa progressivamente crescente, la qual cosa appaga l’istinto comune di pregustare un livello di vita progressivamente ascendente piuttosto che discendente, quand’anche la capacità di godimento sia discendente;

e) per ottenere un senso di indipendenza e rafforzare il potere di agire, sebbene senza idee chiare né intenzioni definite di un’azione specifica;

f) per assicurarsi una massa di manovra per attuare progetti speculativi e commerciali;

g) per lasciare in eredità un patrimonio;

h) per soddisfare una pura sordidezza, ossia la repressione irragionevole ma insistente degli atti di spesa come tali.

Questi otto moventi possono chiamarsi precauzione, previdenza, calcolo, miglioramento, indipendenza, iniziativa, orgoglio ed avarizia; e si potrebbe fare anche l’elenco dei corrispondenti momenti del consumo, quali il godimento, l’imprevidenza, la generosità, il calcolo errato, l’ostentazione e la stravaganza.

A parte i risparmi accumulati dagli individui, vi è anche la vasta somma di reddito, forse compresa fra un terzo e due terzi dell’intera accumulazione in una collettività industriale moderna quale la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, che viene accantonata dallo Stato e dagli enti locali, da istituti e da società commerciali, per motivi in gran parte analoghi, ma non identici, a quelli che guidano gli individui, e principalmente i seguenti:

a) il movente dell’iniziativa: assicurarsi i mezzi per attuare ulteriori investimenti di capitali senza incorrere in debiti o raccogliere altro capitale sul mercato;

b) il movente della liquidità: assicurarsi riserve liquide per far fronte ad emergenze, difficoltà e depressioni;

c) il movente del miglioramento: assicurarsi un reddito progressivamente crescente, il quale, incidentalmente, porrà gli amministratori al riparo da critiche, giacché raramente si distingue un reddito crescente a causa dell’accumulazione da un reddito crescente a causa dell’efficienza;

d) il movente della prudenza finanziaria e lo scrupolo di essere « nel giusto » effettuando accantonamenti finanziari in eccedenza del costo delle utilizzazioni e del costo supplementare, in modo da estinguere i debiti ed ammortizzare il costo delle attività più rapidamente del saggio effettivo di logorio e deperimento; movente la cui forza dipende principalmente dalla quantità e dal carattere dell’attrezzatura capitale e dalla rapidità delle variazioni della tecnica.

In corrispondenza di questi moventi che favoriscono l’astensione dal consumo di una parte di reddito, agiscono talvolta moventi che tendono ad una eccedenza del consumo sul reddito.

Parecchi fra i moventi verso il risparmio positivo elencati sopra come influenti sugli individui trovano la contropartita in un risparmio negativo previsto per un’epoca successiva, come ad esempio per il risparmio destinato a far fronte a risparmi di famiglia o alla vecchiaia. I sussidi per la disoccupazione finanziati mediante prestiti sono considerati opportunamente come risparmio negativo.

Ora la forza di tutti questi moventi varierà enormemente secondo le istituzioni e l’organizzazione della società economica cui ci si riferisce; secondo le abitudini formate dalla razza, dall’educazione, dalle convenzioni, dalla religione e dalla morale corrente, secondo le speranze presenti e l’esperienza passata, secondo le dimensioni e la tecnica dei beni capitali, secondo la distribuzione prevalente della ricchezza ed il tenore di vita vigente.

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