Operazioni di Borsa

operazioni di borsa

Le operazioni di borsa possono sostanzialmente ridursi alla compra-vendita ed al riporto; la prima, tuttavia, può assumere la forma di contratto a pronti oppure a termine, ne, e quest’ultimo, a sua volta, può essere a mercato fermo od a premio. Esamineremo brevemente queste varie forme.

La compravendita a contanti (detta anche a pronti) è un normale contratto di compravendita e, pertanto, all’atto della conclusione il venditore dovrà consegnare i titoli venduti e il compratore dovrà pagare il prezzo pattuito. È il tipo di operazione compiuto, almeno di regola, dai risparmiatori che intendono investire il loro risparmio liquido o disinvestirlo trasformandolo in danaro.

La compravendita a termine, invece, è per lo più un’operazione a fine speculativo. Essa consiste, in sostanza, in una compra-vendita con effetti differiti nel tempo. Al momento della conclusione del contratto, infatti, si pattuisce il prezzo dei titoli venduti, ma la loro consegna e il pagamento del prezzo stesso avranno luogo in un giorno successivo che, generalmente, è la fine del mese corrente (consegna fine corrente) o di quello prossimo (consegna fine prossimo).

Lo scopo del contratto è quello di speculare sulla differenza fra il corso dei titoli nel giorno della stipulazione e quello nel giorno dell’esecuzione. Chi compra, evidentemente, prevede ed intende speculare su un rialzo del corso (ed è detto, perciò, rialzista); chi vende, invece, prevede ed intende speculare su un ribasso (ed è detto, perciò, ribassista). Dal verificarsi dell’una o dell’altra ipotesi dipenderà il guadagno del compratore o del venditore.

Facciamo un esempio: Tizio vende a Caio mille azioni della Società Alfa al prezzo di 100 euro ciascuna, consegna fine corrente. Si supponga che, giunti alla scadenza del contratto, il corso delle azioni Alfa sia salito a 112 euro; in tal caso Calo sborsando 100.000 euro, riceverà dei titoli che valgono 112.000 euro e che, volendo, potrà rivendere immediatamente per tale cifra, guadagnando così 12.000 euro. Viceversa, se il corso fosse sceso, supponiamo, a 91, sarà Tizio a realizzare un guadagno; egli, infatti, potrà procurarsi sul mercato le azioni pagandole 91.000 euro e consegnarle a Caio, dal quale riceverà 100.000 euro, lucrando così la differenza di 9.000 euro.

Anzi, avendo il contratto a termine, come abbiamo detto, un fine essenzialmente speculativo, venditori e compratori lo stipulano, per lo più, sotto forma di contratto differenziale, con il quale le parti, anziché ad uno scambio dei titoli e del prezzo, s’impegnano soltanto a pagarsi la differenza fra il corso dei titoli nel giorno di stipulazione e quello nel giorno dell’esecuzione del contratto.

Così, riprendendo l’esempio di cui sopra e supposto che il contratto fosse stato stipulato sotto forma di differenziale, giunti al giorno della scadenza Tizio non dovrebbe consegnare a Caio le mille azioni, né quest’ultimo dovrebbe pagare i 100.000 euro pattuite. Tutto si ridurrebbe ad un pagamento di 12.000 euro da parte di Tizio a Caio, se il corso fosse salito a 112 euro, o, viceversa, ad un pagamento di 9.000 euro da parte di Caio a Tizio, se il corso fosse sceso a 91 euro.

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