Le 5 peggiori economie mondiali per il Fmi

Pubblicato da: MatteoT - il: 09-08-2012 11:03

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, pubblicate da CNN Money, i Paesi in questione rappresenterebbero il peggio dell’economia mondiale.

Sudan: peggiore crescita economica: Crescita del prodotto interno lordo 2012: -7,3%
La guerra ultradecennale che ha diviso in due la nazione tra Nord e Sud ha creato un vero e proprio massacro di civili oltre a una tra le più gravi catastrofi umanitarie della storia del continente africano, un ciclo che ha notevolmente ostacolato l’economia del paese. L’ultima prova è la separazione del Sud Sudan, una regione ricca di petrolio, che si è separata nel luglio del 2011, prendendo circa il 70% delle riserve petrolifere del paese, ma che non può sfruttare perchè gli oleodotti e tutti gli impianti di esportazione si trovano nella zona Nord.
Di conseguenza, per l’economia del Sudan è prevista una contrazione del 7,3% nel 2012, secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, dato che rende il Sudan la peggiore economia mondiale, anche dopo la Grecia, la cui crescita è prevista in contrazione per quest’anno del 4,5%.

Congo: peggior ricchezza pro capite: Il prodotto interno lordo pro capite per il 2012: 231,51 dollari
Nonostante le sue ricche risorse, la Repubblica Democratica del Congo ha dovuto combattere contro tutto, dalla corruzione alla violenza, alla povertà diffusa, dopo aver ottenuto l’indipendenza dal Belgio nel 1960. L’economia del Congo sta crescendo ad un ritmo relativamente rapido tra il 6 e il 7% l’anno, segno di un forte recupero sugli anni di conflitto interno e dello sfruttamento organico delle ingenti risorse della nazione – compresi stagno e diamanti. Ma il suo prodotto interno lordo complessivo rimane limitato a circa $ 25 miliardi che in una nazione con una popolazione che supera i 73 milioni porta il Congo a occupare l’ultimo posto nella lista del FMI della produzione pro capite, con i soli $ 231 per persona.
Da sottolineare un dato importante: gran parte dell’attività economica del paese si svolge nel settore informale, e non è conteggiato nelle stime del PIL ufficiale.

Bielorussia: peggior inflazione: Dati inflazione 2012: 65,9%
La Bielorussia, governata dal presidente Alexander Lukashenko dal 1994, è spesso chiamato ultima dittatura d’Europa. E ha un problema, gravissimo, di inflazione. Secondo il FMI, l’inflazione in Bielorussia ha toccato il 65,9% nel 2012, anche se in realtà il trend è iniziato già alla fine del 2011, con una crisi finanziaria che ha innescato un picco anche del 109%. La crisi monetaria è stata creata in parte da aumenti salariali agli impiegati governativi il cui scopo era quello di aumentare artificiosamente il sostegno popolare per il regime autoritario. La tattica ha portato a un risultato disastroso nel 2011 come una crisi della bilancia dei pagamenti ha sviluppato un gravissima iperinflazione. Nonostante le misure prese dalla Banca centrale del paese con tassi unificati e fluttuazioni libere della moneta, la Bielorussia ha ricevuto un prestito di oltre 3 miliardi dollari come piano di salvataggio dai paesi vicini.

Macedonia: peggiore disoccupazione: disoccupazione 2012: 31,2%
Il FMI non pubblica statistiche sulla disoccupazione in tutti i paesi ma tra quelli elencati, la Macedonia ha il tasso più elevato. Nel 2012, la disoccupazione è previsto in aumento al 31,2%. Il tasso è stato ostinatamente alto per anni nonostante una solida, anche se non spettacolare, crescita economica, (soprattutto considerando la storia economica del Paese), il che suggerisce che i problemi che la creano siano strutturali. Infatti gli osservatori fanno notare che la maggior parte dell’economia macedone deriva dal cosiddetto mercato grigio, da proventi illegali e dalla malavita, tutti elementi che non rientrano nelle statistiche ufficiali.

Giappone: peggior debito pubblico: Deficit/Pil 2012: 235,8%
La maggior parte delle misure, prese per favorire l’economia devono tener conto di limitate risorse naturali, e una storia economica che vanta nel suo passato una solida base orientata alla tecnologia e che ha portato ricchezza e stabilità.Ma in un settore, quello del debito pubblico, l’isola è in difficoltà.
Il debito del paese si stima possa raggiungere il 239% rispetto alla ricchezza, entro la fine di quest’anno, secondo il FMI, il peggiore al mondo. A suo vantaggio, il fatto che gran parte del debito giapponese è detenuto da investitori nazionali e il sistema bancario può contare su tassi di interesse che rimangono bassi. Nonostante i numerosi downgrade del debito nel corso dell’ultimo decennio i suoi bond decennali restano al di sotto dell’1%.
L’ultimo downgrade è avvenuto a maggio, quando Fitch ha tagliato il rating del Giappone, dicendo che il suo piano di controllo del debito era troppo “comodo”. Gli avvertimenti delle autorità di controllo hanno lasciato ai politici giapponesi una serie di scelte difficili e impopolari soprattutto in considerazione del crollo economico che ha colpito la nazione in seguito al terremoto del marzo 2011, seguito dalla catastrofe nucleare di Fukushima, le cui conseguenze sono ampiamente in atto ancora oggi.

Fonte: trend-online.com

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