I derivati di Mps: rischi per correntisti ed azionisti

Pubblicato da: MatteoT - il: 25-01-2013 8:00 Aggiornato il: 24-01-2013 18:35

Il Monte dei Paschi di Siena è a rischio fallimento? E’ questa la preoccupante domanda che aleggia nella mente dei normali cittadini italiani ed, ancora di più, in quella di azionisti e correntisti di una delle banche più vecchie al mondo. Proviamo a fare un pò di chiarezza sull’intera vicenda.

Monte dei Paschi di Siena, nell’ultimo anno, ha accumulato perdite per 2 miliardi di euro; di questi, 1,6 miliardi dipendono dalla svalutazione di assets immateriali del primo semestre del 2012, mentre il resto del buco è stato provato da una serie di operazioni in derivati che avrebbero generato un passivo tra i 220 ed i 740 milioni di euro.

Ma vediamo cosa sono i derivati. Sono, di fatto, dei titoli che consentono di scambiare dei pagamenti collegati all’andamento di tassi di interesse, di indici o di valute. Mps li ha utilizzati per coprire le proprie perdite, mentre generalmente vengono utilizzati per coprire imprese o finanziarie da rischi di cambio o di tassi.

Ma perchè, allora, i derivati hanno così negativamente influito sulla vicenda? La risposta è da ricercarsi nel loro utilizzo. Se infatti l’approccio nei confronti di tale strumento finanziario non è quello “assicurativo”, bensì quello speculativo, si corre il rischio di trasformare il derivato in una sorta di boomerang, in grado di nuocere gravemente alla salute dei bilanci degli istituti contraenti.

Veniamo, ora, ai rischi che corrono correntisti ed azionisti della banca. Il Corriere della Sera spiega a fondo la vicenda. Da una parte abbiamo il Fondo interbancario di tutela dei depositi (il Fidt) che copre le somme depositate fino a 100 mila euro per titolare di conto e per azienda di credito.

Chi ha più conti nella stessa banca, quindi, ha diritto a una copertura massima di 100 mila euro. Poi ci sono i beni mobiliari: nel caso di conti cointestati, il limite dei 100 mila euro si applica per ogni testa. Il tempo di rimborso è di 20 giorni lavorativi, più altri dieci di eventuale proroga, che viene concesso dalla Banca d’Italia solo in casi eccezionali.

E, invece, che rischi corrono gli azionisti? Una simile voragine, ovviamente, influisce negativamente sul titolo quotato in Borsa che, inevitabilmente, perde valore generando perdite per i piccoli investitori. Qualche rischio si corre invece con le obbligazioni della banca: i bond bancari hanno diversa natura e non tutte le emissioni mettono al sicuro nel caso estremo del fallimento.

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