Quando fallire fa bene …

Pubblicato da: MatteoT - il: 31-03-2013 8:00 Aggiornato il: 30-03-2013 11:09

Il caso Cipro, ed quello legato alla Slovenia molto vicino, sono ancora nella mente della gente comune. Il prelievo forzoso imposto all’isola del Mediterraneo ha portato la gente a riconsiderare la solidità e la sicurezza dei sistemi bancari sparsi per il mondo. Sistema anglosassone, sistema tedesco, sistema giapponese, sistema sud-europeo o nord-europeo. Tutti, da ora, potrebbero non essere più immuni da questa misura.

bancarotta

In molti sostengono che ci sia un trade-off tra la possibilità di definire una sistema creditizio a “prova di bomba” e la volontà di realizzare la crescita economica. Il motivo di questa inefficienza è legata dall’espansione della velocità della moneta. Le banche, che fanno da ponte tra consumatori ed imprese, sono quelle che risentono maggiormente di questo trade-off.

Spieghiamo meglio questa circostanza. La creazione di ricchezza viaggia in parallelo con un sistema creditizio meno solido o, comunque, incline a sostenere dei rischi maggiori. Più le banche sono vicine a concedere prestiti per finanziare le nuove attività economiche e più la loro stabilità viene messa in discussione, a causa di possibili sofferenze che una eventuale attività negativa potesse avere.

Prendiamo il sistema bancario fallito con i mutui subprime. Questo ha contribuito, nei Paesi anglosassoni, a creare il più alto numero di proprietari di case, dando ossigeno a tutte le attività economiche che venivano poste in essere.

E quindi? A che punto siamo oggi? E’ inevitabile. Oggi assistiamo al ripetersi di questa “altalena” tra espansione creditizia e ricerca di maggiore stabilità. Le banche europee, come ben sappiamo, hanno ridotto drasticamente la loro attività, anche per dover rispettare i paletti fissati dai diversi accordi di “Basilea”. Così facendo rendono più solido il sistema creditizio, ma distruggono ogni possibilità per gli Stati per riattivare la ripresa economica.

Cosa si può fare? La risposta è complicata e, per certi versi, anti-populista. Noi sentiamo sempre dire che le banche non possono fallire. L’ideale, quindi, sarebbe l’esatto opposto: far in modo che anche il sistema bancario possa essere soggetto al fallimento. Genererebbe un’operatività decisamente migliore rispetto alla situazione attuale, dove assistiamo ai maxi salvataggi delle banche grece, cipriote o di Bankia in Spagna.

La socializzazione delle perdite, come sta avvenendo ora a Cipro, è estremamente dannosa. Ogni banca, infatti, dovrebbe sapere che potrebbe pagare in prima persona i propri errori. Altrimenti l’attività “erronea” continuerà a crescere a dismisura, portando il settore fuori controllo. Più le banche sono grosse e maggiore è l’instabilità dell’intero settore.

E’ strano dirlo nel 2000, ma un numero maggiore di piccoli istituti, con regole molto dure di competizione ed un numero maggiore di fallimenti renderebbero senz’altro il sistema creditizio molto più controllabile e stabile nel suo complesso.

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