Investire nei Btp: ecco cosa scegliere

Pubblicato da: MatteoT - il: 17-07-2013 22:14 Aggiornato il: 11-07-2014 11:15

Btp

Il mercato finanziario non è solo rischio eccessivo e non praticabile per chi non segue quotidianamente le notizie finanziarie. Oggi vi parliamo delle possibilità che i mercati finanziari offrono a chi non è particolarmente attratto dalle cedole semestrali.

È possibile infatti acquistare titoli di Stato, i Btp, senza remunerazione periodica (come i Ctz) e che quindi vengono scambiati a prezzi inferiori a 100, ma che, al contrario dei classici titoli zero coupon, possono avere scadenza anche particolarmente lunghe.

Sono i Btp «strippati», privati cioè degli interessi semestrali, che consentono di incassare, a distanza di anni, un valore sensibilmente superiore a quello inizialmente investito. Nel caso dei Btp si arriva allo zero coupon attraverso un processo che consiste nella separazione delle componenti cedolari (strip) dal valore di rimborso di un titolo (mantello).

Facciamo un breve e semplice esempio sul loro funzionamento, così come riportato dal Corriere della Sera. All’investitore che desidera crearsi un capitale a scadenza, versando ora poco meno di 14 mila euro, si presenta la possibilità di incassarne 50 mila al lordo della ritenuta (circa 45.500 al netto dell’imposta del 12,50%), a febbraio 2039. L’accredito sarà automatico.

Non sarà necessario, infatti, reinvestire le cedole che maturano, perché il flusso per interessi non è previsto. La rivalutazione del capitale investito, dunque, sarà di circa tre volte (vedi tabella).

L’aspetto negativo di questo investimento è la mancanza del flusso cedolare. Si tratta, quindi, di una sorta di pensione integrativa che l’investitore potrà incassare alla scadenza. I Btp senza cedola nascono con il contributo di più Btp con cedola, con diversi flussi per interessi ma medesima scadenza. Si tratta di un aspetto tecnico che all’investitore non crea alcun tipo di problematica. Lo strumento «strippato» ha infatti una propria vita, a prescindere dai titoli da cui discende.

L’attività che ha luogo nel mercato secondario su questi strumenti è decisamente inferiore a quella che caratterizza i Btp tradizionali. È quindi consigliabile fissare un prezzo massimo d’acquisto, in accordo con il proprio intermediario, per evitare che l’operazione non finisca per penalizzare il rendimento futuro.

Un’ultima domanda è opportuno approfondire: quanti averne? La risposta sta, come sempre in questo caso, sul profilo di rischio dell’investitore. L’ideale è avere un peso che oscilli tra il 15 ed il 20% dell’intero portafoglio. E in questa percentuale dovrà rientrare anche l’eventuale presenza di Btp senza cedole.

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