I mercati tengono guardano con interesse alla Cina

Pubblicato da: Massimiliano - il: 09-06-2014 15:16

I mercati tengono guardano con interesse alla Cina

Dopo l’NFP e all’indomani del drammatico incontro della BCE, tutti gli investitori hanno deciso di puntare la loro attenzione sulla seconda economia più grande del mondo, ovvero quella della Cina, che rappresenta il punto di riferimento dell’intero continente asiatico. Tante sono state le informazioni economiche che sono arrivate dall’Asia e in particolare dalla Cina, che dovrebbe fare un po’ luce su quelle che sono le prospettive future di crescita. Proprio questa cosa rappresenta un punto di grande interesse per gli investitori, visto e considerato che proprio la Cina è un po’ la nazione che fa da traino, per quel che concerne le materie prime, ricoprendo un ruolo importantissimo a Wall Street, e sulle altre borse principali del pianeta. Dunque, questa cosa potrebbe influenzare in maniera molto forte, il sentiment sui mercati azionari e su quelli relativi alle materie prime.

La situazione cinese

Vediamo quali sono i tre dati fondamentali che possono andare ad incidere sul sentiment. Sicuramente l’inflazione, come primo dato, poi l’indice dei prezzi al consumo, ovvero il CPI, e l’andamento dei mutui e quello della produzione industriale. Secondo le previsioni, il CPI della Cina dovrebbe muoversi verso il 2,3 – 2,4%, dopo che il mese scorso aveva fatto registrare una flessione sotto il 2%. Proprio un eventuale dato superiore del 2,4% potrebbe generare un sentiment negativo, visto che le autorità cinesi potrebbero andare a ridurre gli incentivi all’economia, andando così ad incidere in maniera negativa sulle transazioni commerciali con gli altri paesi. Per quel che concerne la crescita dei mutui, questi dovrebbero salire al si sopra degli 800 miliardi di yuan, tutto questo a fronte dell’ormai tendenza alla flessione dei nuovi mutui. Diciamo che questo aspetto può essere importante perché, un’eccessiva accelerazione dei mutui, farebbe pensare ad un nuovo surriscaldamento del mercato creditizio cinese, creando un certo timore negli investitori. Per concludere, invece, la produzione industriale può aprire scenari di future prospettive di crescita della Cina.

Azioni globali e materie prime

Tutto quello che abbiamo fin qui detto, come andrà a pesare in maniera fattiva sui titoli azionari e sulle materie prime? Ora lo vediamo subito. Prima di tutto è importante sottolineare che se l’inflazione in Cina tornasse ad alzare la testa, o anche se i mutui aumentassero in maniera decisa, allora si creerà automaticamente il timore di una nuova bolla cinese. Questa cosa potrebbe andare ad influenzare in maniera negativa quelli che sono gli andamenti di tutti gli indici principali, come per esempio S&P500 e Dow Jones. Senza contare quello che potrebbe essere l’impatto sull’FTS100, che vede moltissime società che sono orientate verso la Cina, e gli istituti bancari come l’HSBC che sono in maniera forte esposti per la crescita della nazione cinese. Il discorso materie prime, vede la Cina nella posizione di secondo consumatore mondiale di oro, dopo l’India. La possibilità che si verifichi un surriscaldamento della Cina, potrebbe portare ripercussioni importanti sul metallo prezioso, contrariamente un’inflazione moderata potrebbe portare un certo supporto. Anche il petrolio entra in gioco in questa situazione, e questo perché la Cina è la principale importatrice di greggio al mondo.

I punti salienti della settimana

CPI Cina (martedì) – Chi investe spera che la percentuale su base annua sia al 2,4%, visto che nel caso sia più alta, ci potrebbero essere ripercussioni negative per gli indici globali, e per le materie prime come per esempio l’oro e il petrolio.

Nuovi mutui cinesi (martedì) – Come evidenziato all’intero dell’articolo, nel caso in cui il volume dei nuovi mutui non riuscisse ad attenersi attorno agli 800 miliardi di yuan, con un’impennata degli stessi, allora vi è il forte timore che si possa creare una nuova bolla cinese. Questa cosa potrebbe andare a pesare in maniera negativa sul FTSE100, sul S&P500 e sulle quotazioni dell’oro.

Disoccupazione UK ILO (mercoledì) – Questo dato rappresenterà un punto importante per determinare il sentiment futuro sulla sterlina. Nel caso in cui la disoccupazione scendesse al di sotto del 6,8%, allora l’appetito per la sterlina nei confronti del dollaro avrà una base ulteriore base fornendo anche supporto nei confronti del dollaro USA.

Disoccupazione australiana (giovedì) – Per quel che concerne la disoccupazione in Australia, il dato dovrebbe attestarsi attorno al 5,8%. Un’eventuale diminuzione della percentuale, potrebbe portare all’aumento dell’appetito per il dollaro australiano, in particolare nei confronti del Kiwi.

Vendite al dettaglio USA (giovedì) – In questa giornata sarà fondamentale capire il dato relativo alle vendite al dettaglio USA, che da sempre rappresentano un elemento chiave per Wall Street, visto che i consumi privati rappresentano i due terzi dell’economia totale americana. E mentre lo S&P500 si mantiene attorno al suo massimo storico, le vendite al dettaglio sostenute saranno indispensabili per i guadagni futuri. Le previsioni si attestano attorno allo 0,4%. Un eventuale dato inferiore a questo, potrebbe mettere in difficoltà gli indici S&P e Dow.

Decisione sui tassi della BoJ (venerdì) – Dopo aver preso atto di quelli che sono i dati deludenti relativi alle vendite al dettaglio, gli investitori sono ansiosi di capire come si muoverà il governatore Kuroda. In tal caso si aspetta di sapere se ribadirà la necessità di un allentamento politico, prima di decidere di assumere ulteriori posizioni short sullo yen.

Produzione industriale cinese (venerdì) – Tutte le aspettative si muovono intorno al 9%; un dato inferiore all’8,8 – 9,7% potrebbe andare a pesare in maniera negativa su quella che è la crescita industriale e sul sentiment nei confronti delle azioni, delle materie prime e del dollaro australiano.

Grafico FTSE100 della settimana in corso

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