Analisi di mercato 23/09/14

Pubblicato da: - il: 24-09-2014 13:00

QUADRO GENERALE

23.09.2014, 11am

La striscia vincente del dollaro L’indice DXY, che misura il valore del dollaro rispetto a un paniere di 6 valute, si è mosso in rialzo per la decima settimana consecutiva: un mio ex-collega di Deutsche Bank sostiene che è la prima volta che si verifica un fatto simile dal lontano 1971, quando il biglietto verde divenne libera di fluttuare. Ha calcolato che in precedenza i guadagni si erano fermati a nove settimane consecutive in tre occasioni: 1997, 1979 e 1975. Conclusasi la striscia del 1996-97, il DXY si mosse lievemente in ribasso per circa una settimana prima di balzare verso nuovi massimi. Nel 1979, dopo le nove settimane di rialzi, la divisa si contrasse per altre nove settimane consecutive. Tutto questo per dire che le lezioni storiche non sono particolarmente utili da un punto di vista informativo: il dollaro potrebbe infatti muovere sia verso l’alto che verso il basso.

Per quanto mi riguarda sono solito guardare al futuro: osservando i fondamentali, posso concludere che il biglietto verde è ancora al principio di un nuovo ciclo di rialzi. Questo per via delle divergenze fra le performance macroeconomiche e le politiche monetarie degli Stati Uniti e delle altre economie principali. Le dichiarazioni rilasciate ieri dai vertici Bce e Fed ne sono un esempio. Il presidente Bce Draghi ha detto che l’economia dell’Eurozona sta perdendo slancio e che l’istituto di Francoforte è pronto “a ricorrere a strumenti non-convenzionali” e “ad alterare la dimensione e/o la composizione degli interventi” se la situazione lo renderà necessario. D’altro canto, il presidente Fed di New York Dudley e quello di Minneapolis Kocherlakota hanno entrambi parlato dei pericoli derivanti da un rialzo anticipato dei tassi. “Bisogna essere certi che quando rialzeremo i tassi l’economia sarà in grado di sostenerlo” ha detto Dudley, aggiungendo di vedere di buon occhio un rialzo nel 2015. Il rischio nell’Eurozona è legato all’eventualità di nuovi allentamenti monetari, mentre quello negli Stati Uniti a un rialzo troppo anticipato dei tassi: le due prospettive non fanno altro che cristallizzare la divergenza di politica monetaria che, dal mio punto di vista, finirà per alimentare la corsa al rialzo del dollaro Usa.

Nel contempo, ieri la politica monetaria del Canda si è fatta più opaca. Il vice governatore senior della Banca del Canada Wilkins ha parlato di una ripresa globale “inconsistente” che ha imposto all’istituto di rivedere in ribasso le proprie stime sul livello dei tassi d’interesse a 3-4,5% dal 4,5-5,5% di prima della crisi finanziaria. Si tratta di una dichiarazione in linea con quelle dei vertici Fed o della Banca d’Inghilterra. Eppure, il dollaro canadese è stato la divisa G10 più debole delle ultime 24 ore, forse perché Wilkins ha poi aggiunto di reputare in linea con le previsioni fatte dall’istituto a luglio il brusco rialzo registrato nell’inflazione core ad agosto; a luglio la Banca del Canada parlò di pressioni inflattive solamente temporanee. Francamente non ne sono troppo sicuro, ma il sentimento di mercato verso il CAD potrebbe presto mutare e tornare positivo ancora una volta. I livelli odierni potrebbero rivelarsi un buon punto di partenza per le quotazioni di lungo periodo della divisa canadese, specie se confrontate a quelle dello yen, particolarmente forte nel corso della notte e quindi suscettibile di ribassi già in giornata odierna.

Dati economici di giornata: martedì è il giorno degli indici di attività dei responsabili agli acquisti (PMI), con la pubblicazione di numerosi indici relativi al mese di settembre. Nel corso della mattinata asiatica la lettura preliminare dell’indice PMI manifatturiero cinese HSBC è risultata inaspettatamente al di sopra di quota-50 (le previsioni puntavano a una contrazione). Non penso però che le misure di stimolo varate in Cina negli ultimi tempi siano sufficienti a impedirne il rallentamento economico, motivo per cui resterei ribassista sull’AUD.

Gli indici PMI domineranno la scena soprattutto in Europa. Le letture preliminare relative all’Eurozona saranno pubblicate subito dopo quelle delle prime due economie del continente, Germania e Francia: le previsioni parlano di un ulteriore rallentamento sia in campo manifatturiero che terziario, evidenziando una volta di più il deteriorarsi del quadro economico continentale. Potrebbero impattare negativamente sulle quotazioni dell’euro nel caso in cui non dovessero verificarsi sorprese rialziste. Per quanto riguarda la Francia, conosceremo anche la lettura definitiva del Pil nel secondo trimestre: al momento la previsione è per un dato invariato rispetto alla stima iniziale.

Nella seconda metà di giornata sarà la volta della lettura preliminare dell’indice PMI manifatturiero Markit relativo al mese di settembre, assieme all’indice manifatturiero della Fed di Richmond sempre per lo stesso mese. Siamo inoltre in attesa dell’indice di prezzo delle abitazioni della Federal Housing Finance Agency (FHFA), le cui previsioni parlano di prezzi delle abitazioni in lieve rialzo nel mese di luglio.

In Canada sta per esser pubblicato il dato sulle vendite al dettaglio a luglio.

Quest’oggi parlerà il presidente della Fed del Kansas Esther George, uno dei falchi del Fomc: sarà molto interessante sentire cosa avrà da dire dopo l’intervento della “colomba” Kocherlakota di stanotte.

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