Opzioni binarie Forex e Banche centrali: previsioni di breve e lungo periodo

Pubblicato da: Luca M. - il: 26-11-2015 22:23 Aggiornato il: 26-11-2015 22:24

Il mese di dicembre – e, presumibilmente, il primo trimestre 2016 – rappresentano un momento cruciale per la formazione delle “nuove” politiche monetarie delle principali banche centrali europee. Ma cosa accadrà tra Fed, BoE e BCE?

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Il tema è invero piuttosto complesso, e merita una trattazione attenta che non può che partire con la principale protagonista, la Federal Reserve.

Quel che è emerso dagli ultimi verbali della riunione di ottobre del FOMC che un diffuso ottimismo sulla crescita, spinta dai consumi e dagli investimenti, che appaiono solidi come non mai nei tempi recenti. I partecipanti al comitato della Federal Reserve lamentano un parziale rallentamento della crescita occupazionale, ma l’opinione sugli sviluppi del mercato del lavoro è complessivamente positiva e ben supportata dall’employment report di ottobre. Sull’inflazione – l’altro grande tema macroeconomico all’ordine dell’attenzione dell’istituto monetario – si rileva come il deflatore core sia sotto il 2%, ma vi siano altre misure che si mantengono su livelli più elevati, e hanno determinato segnali di rafforzamento. Alcuni membri FOMC notano alcuni rischi verso il basso derivanti dall’inflazione implicita nelle misure di mercato, ma in generale i partecipanti al comitato si aspettano un incremento dell’inflazione verso il 2%, con riduzione delle risorse inutilizzate.

Nella stessa riunione manifestata con i verbali FOMC, c’è inoltre stata un’ampia discussione sui tassi reali di equilibrio, un punto essenziale per poter valutare sia il ritmo dei rialzi, che il punto di arrivo. A margine della discussione né è sostanzialmente derivato che la politica monetaria non è totalmente accomodante e per quanto concerne il tasso di equilibrio di lungo termine, viene confermato il trend a livelli in calo, pur con qualche margine di incertezza.

Per quanto attiene la strategia di politica monetaria, il consenso è molto ampio per un possibile rialzo dei tassi di interesse di riferimento nel corso del mese di dicembre (la sessione utile è il 15-16 dicembre). Alcuni partecipanti al comitato vedevano d’altronde già realizzate le condizioni per il rialzo nel mese di ottobre, mentre la maggior parte dei partecipanti, si legge nel verbale, ritiene che queste condizioni possano essere soddisfatte entro la prossima riunione, pur sottolineando che la decisione dipenderà dai dati.

Dunque, in merito al possibile incremento dei tassi, c’è fiducia, ma non totale. Alcuni membri hanno espresso dissenso sottolineando che ritengono improbabile che l’informazione giunta a dicembre riesca a giustificare una svolta nel 2015. Il quadro generale è dunque di grande cautela.

In conclusione, per quanto concerne almeno la Federal Reserve, i verbali sembrano contenere un ampio supporto in favore di un possibile rialzo a dicembre, e alcuni potenziali dissensi che potrebbero però rientrare con il passare dei giorni.

E la BCE? L’istituto di Mario Draghi, mai come in questo momento sembra essere pronto ad allontanarsi dalle prospettive di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale Europea si appresta infatti a varare un potenziale ampliamento e approfondimento della propria strategia di quantitative easing, andando dunque a esercitare un nuovo segnale di rafforzamento delle proprie armi a disposizione (invero, non più tantissime, ma pur sempre presenti).

Quel che preme all’istituto di Francoforte è cercare di allontanare i rischi di deflazione, supportando la crescita dell’inflazione verso il target di statuto, vicino al 2%. Per il momento il livello appare lontanissimo e, soprattutto, esposto a numerosi rischi di natura endogena ed esogena. Rimane tuttavia un livello da raggiungere nel medio termine con ogni sforzo e, in proposito di impegni, quello più pronto all’applicazione sembra essere rappresentato dal già ricordato QE.

Atteggiamento transitorio in vista, invece, per la Bank of England. L’impressione che è l’istituto sia “quasi” pronto per il rialzo dei propri tassi di interesse, ma che per poter rompere gli indugi e passare alla fase operativa di ritocco verso l’alto del proprio tasso di riferimento la banca centrale aspetterà 1) l’incremento dei tassi da parte della Federal Reserve e soprattutto, 2) la verifica dei dati macroeconomici in pubblicazione nei primi due mesi dell’anno.

A questo punto, non ci resta che tradurre in auspici Forex i presumibili atteggiamenti delle banche centrali che sopra abbiamo appena avuto modo di accennare.

Per quel che ci riguarda, è molto probabile che il dollaro possa esercitare tutta la sua maggiore forza propulsiva in avvicinamento dell’atteso rialzo dei tassi. Se infatti è vero che buona parte dell’effetto è già stato assorbito dal mercato, è anche vero che molto rimane da utilizzare, e che i margini di apprezzamento sono piuttosto evidenti. Alcune banche d’affari hanno stimato che il dollaro e l’euro raggiungeranno la parità (e oltre) entro tre mesi, e che dunque sia possibile un affondo della valuta unica europea, schiacciata dalla forza della valuta verde.

Attenzione, però, a non cedere alla facile illusione che porta a immaginare un trend totalmente decrescente. Se infatti è vero che vi è concordia nel ritenere che il dollaro sarà in futuro ancora più forte di oggi, è anche vero che il trend potrebbe essere interrotto da parentesi contrastanti e che, soprattutto, il cambio possa essere influenzato da altre determinanti non legate esclusivamente dal comportamento della Federal Reserve.

Per quanto attiene poi il consolidamento delle posizioni, il discorso è ancora più complesso, e buona parte dell’evoluzione dipenderà proprio dalla Federal Reserve e dal modo in cui deciderà di gestire la stagione dei rialzi. Dunque, via libera all’incremento previsione del dollaro contro euro, ma guai a rilassarsi nell’illusione che tutto sia già stato deciso.

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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