Come investire nel 2016 secondo gli analisti di Goldman Sachs

Pubblicato da: Luca M. - il: 13-01-2016 22:30 Aggiornato il: 14-01-2016 10:35

Se non si ha ancora una precisa idea di come (e su cosa!) investire nel 2016, una buona bussola potrebbe essere rappresentata dalle scelte delineate da Goldman Sachs, che per questa nuova stagione ha individuato alcune linee di pensiero che potrebbero orientare gli investitori all’interno di uno scenario di ripresa (moderata) e di evidente divergenza tra le politiche monetarie delle principali banche centrali. Ma come investire? Come modificare il proprio portafoglio di investimenti sulla base dei tempi che verranno?

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Milano Finanza ha riassunto, qualche giorno fa, un buon “decalogo” formulato da Goldman Sachs. Commentiamolo insieme.

Crescita: c’è da fidarsi?

Goldman Sachs ritiene che nel 2016 si verificherà una crescita globale del prodotto interno lordo del 3,6%, in rialzo quindi dal 3,2% del 2015. Questa prevista stabilità della ripresa economica (che riguarda sia i paesi sviluppati sia quelli emergenti) dovrebbe rassicurare circa i timori – precedentemente formulati – di una frenata dell’attività manifatturiera, come conseguenza dell’aumento del denaro disponibile negli Usa.

A confortare quanto sopra sono anche i dati sull’occupazione, con i posti di lavoro che aumentano in alcuni dei principali mercati internazionali. Lo studio rilasciato da Goldman Sachs ricorda in proposito che il tasso di disoccupazione dei Paesi del G7 è sceso più rapidamente rispetto a quanto si è visto nelle fasi post recessive in passato e che un dato così positivo di recupero non si registrava dagli anni 70. A sua volta, l’incremento dell’occupazione dovrebbe supportare i consumi e dunque la ripresa. In altri termini, e rispondendo alla domanda oggetto del presente paragrafo: la ripresa c’è, e c’è da fidarsi.

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Inflazione, rischio solo negli Stati Uniti

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Da noi il rischio inflazione non esiste (anzi, il timore potenziale è quello di una deflazione), ma negli Stati Uniti qualcuno inizia a parlarne. La robusta ripresa dell’occupazione in corso, come abbiamo sopra ipotizzato, sta conducendo a un aumento dei consumi e quindi anche dei prezzi. In questo scenario, l’idea che il mercato possa affrontare non i rischi di una deflazione, ma quelli di un’inflazione maggiore degli auspici è effettivamente esistente.

Tuttavia, il rischio sembra essere limitato al solo mercato statunitense (almeno, tra quelli principali), dove il tasso di disoccupazione è oggi al 5%, ma è destinato a scendere al 4,6%, un livello che non si vedeva dall’estate 2007. Meglio pertanto non sottovalutare il pericolo inflazione, che poi, in termini concreti e in ottica di investimento, potrebbe tradursi nella correzione delle valutazioni dei bond per incorporare un maggior premio per il rischio.

Dollaro sempre più forte (ma quanto?)

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Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la stretta monetaria negli Usa sarà più rapida di quanto scontano oggi i mercati, considerando anche che l’economia Usa ha dimostrato di tollerare anche una valuta più forte. Totalmente differente è il discorso per Europa e Giappone, che invece – come dimostrano fatti e parole della BCE, qui da noi – necessitano ancora di stimoli monetari per sostenere economie in una fase di ripresa più fragile. Come più volte abbiamo detto in passato, questa differenza in materia di politica monetaria condurrà a un dollaro ancora più forte dei livelli attuali. Su quanto il dollaro si rafforzerà, vi sono tuttavia esiti aleatori: per Goldman Sachs è possibile un apprezzamento del biglietto verde del 20% da qui al 2017, mentre entro i 12 mesi il cambio euro/dollaro arriverà a 0,95, ben al di sotto della parità. Un eccessivo rafforzamento potrebbe tuttavia spaventare la FED e indurla a rallentare il ritmo di incremento dei tassi di interesse di riferimento.

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Petrolio in ribasso, ma fine anno in ripresa

Passiamo dunque a una delle materie prime che ha deluso maggiormente nel 2015, il petrolio. Con quotazioni odierne intorno a 30 dollari al barile su Wti e Brent, Goldman Sachs ritiene che entro la fine del 2016 i prezzi potrebbero risalire oltre i 50 dollari, e dunque in aumento rispetto ai prezzi attuali. Nel contempo stanno aumentando i rischi che ci siano sorprese nel corso dell’anno che portino a improvvisi ribassi dei livelli attuali, dovuti o a un aumento della produzione o a una frenata della domanda – ricorda il quotidiano.

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Come andranno le altre materie prime?

Del petrolio abbiamo appena detto, ma il mercato delle materie prime sarà caratterizzato da una divergenza di trend tra quelle legate all’energia (Opex), che presumibilmente potranno beneficiare di un incremento della domanda da parte di alcuni mercati, come quello cinese e quelle legate agli investimenti in conto capitale delle imprese (Capex), che invece dovrebbero risentire dell’effetto dei minori investimenti da parte dei Paesi emergenti, che oggi sono più motivati a incentivare i consumi.

Dunque, da una parte avremo previsioni in incremento dell’energia, dall’altra parte previsioni negative (o, per lo meno, che subiranno effetti della riduzione della domanda cinese) per acciaio, cemento, carbone. Sul lungo termine, le materie prime energetiche potranno essere maggiormente favorire rispetto alle altre di estrazione mineraria.

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Incremento dei consumi

Bassi prezzi di petrolio e di energia potrebbero tradursi in minori risparmi per chi il petrolio lo produce e un trasferimento di ricchezza che va a incrementare i consumi (da noi, che siamo importatori di risorse energetiche). Il declino dei risparmi potrebbe portare a una minore domanda di titoli di Stato, esattamente il contrario di quanto avvenuto in passato.

Borsa americana in ripresa (ma non tanto)

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Da qui alla fine del 2016 Goldman Sachs prevede che l’indice S&P cresca fino a 2.100 punti, con un incremento di circa 5 punti percentuali rispetto ai livelli attuali. Il motivo che dovrebbe costituire il principale freno alla corsa dell’indice azionario di Wall Street è rappresentato dal rialzo previsto nel costo del denaro.

Pertanto, da una parte gli utili per azione sono previsti in crescita del 10,1%, grazie al basso costo dell’energia e alla crescita dell’economia globale, ma dall’altra parte i multipli scenderanno a causa della stretta della politica monetaria della Federal Reserve

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Paesi emergenti in rallentamento

La stretta monetaria statunitense non dovrebbe generare effetti troppo gravi sull’economia de Paesi emergenti. Tuttavia, dovrebbe influenzare una crescita meno significativa del passato. Pertanto, occhio agli investimenti in tali aree, poiché saranno influenzati da un rallentamento dello sviluppo economico.

Liquidità: quanta ne abbiamo?

Come nono punto del suo decalogo, Goldman Sachs si domanda se i mercati oggi siano tornati allo stesso livello di liquidità che c’era prima della crisi finanziaria. Secondo alcuni – affermava il quotidiano Milano Finanza – non è così e dunque dietro a questa minor liquidità che caratterizza alcuni segmenti del mercato del credito c’è la stretta regolamentare che ha reso più costoso scambiare questi strumenti nel mercato secondario. Gli analisti ricordano però che la visione non dovrebbe essere così semplice, visto e considerato che le nuove tecnologie hanno reso più rapidamente disponibili le informazioni a chi partecipa al mercato e quindi anche la loro incorporazione nei prezzi dei titoli è più rapida. La situazione di bassa liquidità (relativa) non dovrebbe cambiare fino alla fine del 2016.

Utili per azione in forte crescita

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, gli utili per azione delle imprese americane dovrebbero aumentare ancora, dopo la ripresa degli ultimi anni. Contrariamente a quanto avvenuto in altre fasi post recessive, inoltre, la ripresa degli eps dovrebbe essere più lunga e forte.

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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