Tassi banche centrali, un’analisi su quel che (forse!) accadrà

Pubblicato da: Luca M. - il: 01-03-2016 18:47

Mancano poco meno di due settimane alla riunione di politica monetaria della Bce. Una riunione sicuramente molto attesa, visto e considerato che da essa deriveranno alcune scelte molto importanti sugli stimoli in applicazione dell’Eurozona. E anche se l’attesa sta crescendo spasmodica (e con essa il rischio di replicare gli errori mediatici già commessi a dicembre 2015, quando la montagna partorì un topolino), è bene cercare di guardare con oggettività al futuro di breve periodo, anche sulla base degli ultimi interventi riscontrati da parte dei membri del consiglio, che continuano a suggerire che la Bce rivedrà lo stimolo monetario il prossimo 10 marzo. Ma in che modo?

Uno sguardo dentro la Bce…

bce

Raccogliamo, in questa sede di apertura, alcuni degli spunti più utili. Il “nostro” Visco, che voterà alla riunione di marzo, ha ad esempio dichiarato che la Bce “userà tutti gli strumenti di cui dispone per contrastare i rischi di inflazione troppo bassa troppo a lungo”, aggiungendo poi che “i mercati emergenti hanno rallentato molto più delle attese” e che la situazione dell’economia mondialerichiede una risposta da parte della BCE”. Ad essere ancor più cauto è stato Praet, membro del comitato esecutivo, che durante un recente ha espresso vive preoccupazioni per il rallentamento dell’economia mondiale e ha aggiunto che “i dati deboli nell’area euro sono un segnale di vulnerabilità anche se non sono drammatici”, e che “il recente andamento dei mercati finanziari non va sottovalutato”. Praet ha poi aggiunto che le misure di politica monetaria della Bce sono finalizzate a ridurre le divergenze nel livello dei tassi che sussistono all’interno della zona euro, ed ha spiegato che “il taglio del tasso sui depositi non aveva come obiettivo quello di influenzare il cambio ma di ridurre la frammentazione all’interno della zona euro”. Insomma, a leggere tra le righe di quanto affermato da Praet, sembra che un eventuale e ulteriore intervento sui tassi di interesse sui depositi abbiamo come unico obiettivo quello di favorire la circolazione dell’eccesso di riserve creato attraverso il programma di acquisto titoli dalle banche del centro ed in particolare tedesche e olandesi, verso i paesi periferici.

Scorrendo ancora le dichiarazioni da parte dei principali stakeholders interni alla Bce, Weidmann (che però non sarà votante nella riunione di marzo), sembra assumere un atteggiamento ben diverso, ricordando che “l’economia mondiale è più solida di quanto non credano i mercati”, sminuendo dunque i rischi finanziari e, in sintesi, invitando la propria istituzione monetaria a “guardare al di là della volatilità dei prezzi al consumo spiegata in larga misura dall’energia”. Riprendendo un’opinione molto diffusa in Germania – e non solo – Weidmann ha poi ricordato come “il beneficio marginale di politiche monetarie accomodanti è decrescente” e che “si tornerà a crescere ad un ritmo più sostenuto quando lo sforzo di riforma sarà potenziato”.

Dunque, almeno a leggere le opinioni dei votanti, sembra essere certo un ritocco degli stimoli monetari. L’impressione è che sarà, tuttavia, un ritocco molto più lieve (ancora una volta) di parte delle attese, e sarà dunque interessante valutare la reazione dei mercati in tal proposito.

… e uno dentro la Fed!

FED

Archiviato, almeno per il momento, quel che sta accadendo in seno alla Bce, non ci rimane che voltare lo sguardo all’altra sponda dell’Oceano Atlantico. In tale area di destinazione, l’elenco dei dati macro pubblicati è piuttosto ricco e confortante.

Cominciamo dalla seconda stima del PIL del 4° trimestre, rivista felicemente verso l’alto a +1% t/t ann., da 0,7% t/t ann. A giocare un ruolo favorevole è stato il canale estero e le scorte, mentre – dall’altra parte – è stata revisionata in ribasso la crescita dei consumi, degli investimenti non residenziali e la spesa pubblica. Nel dettaglio, i consumi sono stati rivisti verso il basso a 2% t/t ann., da 2,2%, gli investimenti fissi sono in calo di-1,9% da -1,8% t/t ann.; la spesa pubblica scende di -0,1% t/t ann., da +0,7% t/t ann. della stima precedente. In ambito estero, le esportazioni nette contribuiscono per -0,25 pp, da -0,5 pp della prima stima, grazie a importazioni in calo di -0,6% t/t ann. (da una prima stima di +1,1% t/t ann.), pur in presenza di una contrazione dell’export di -2,7% t/t ann. Il contributo delle scorte è infine passato da -0,45 pp a -0,25. La previsione per il 1° trimestre è un’accelerazione della crescita su ritmi fra il 2,5 e il 3% t/t ann.

Tra gli altri dati macro, che scorriamo più rapidamente, rileviamo un incremento della spesa personale a gennaio (+ 0,5% m/m), un incremento del reddito personale (+ 0,5% m/m), con aumento delle retribuzioni (+ 0,6% m/m) e del reddito disponibile (+ 0,5% m/m), un mantenimento del tasso di risparmio (5,2%). In ambito prezzi, cresce il deflatore dei consumi (+ 0,1% m/m) e quello core (+ 0,3% m/m).  Infine, uno sguardo all’indice della fiducia dei consumatori, che aumenta nella sua rilevazione finale di febbraio a 91,7 punti da 90,7 punti della stima preliminare e si riporta sui livelli di gennaio (92).

Per quanto concerne più nel dettaglio le impressioni che stanno maturando in seno alla Fed, Brainard ha detto che l’esperienza internazionale con i tassi negativi deve essere studiata, ma che non è comunque rilevante, almeno per il momento, per gli Stati Uniti. Il membro del board della Fed ha poi sottolineato che c’è una carenza di domanda nell’economia globale, che – riportano gli analisti ISP – dovrebbe essere contrastata con aumento di investimenti in molti paesi. Per Brainard, dunque, il sentiero dei rialzi dei tassi di interesse di riferimento dovrebbe seguire un ritmo più graduale delle previsioni originarie, anche a causa dell’incremento della restrizione finanziaria negli Stati Uniti. Gli altri membri che sono intervenuti negli ultimi giorni con le proprie elaborazioni, hanno identicamente evitato di toccare troppo direttamente la questione delle decisioni di marzo. A nostro giudizio, il tutto si tradurrà in un nulla di fatto: i tassi rimarranno fermi a marzo e, probabilmente, anche nell’occasione successiva.

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Luca M.

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