Rialzo tassi Fed, qualcuno crede che nel 2016 non si farà: ecco per quale motivo

Pubblicato da: Luca M. - il: 04-05-2016 22:52

Nel corso della prossima sessione di giugno, il FOMC dovrebbe riprendere la sua strada di rialzo dei tassi di interesse di riferimento. Una strada che per il momento non sembra tuttavia così certa, tanto che non sono pochi gli analisti che ritengono che, in realtà, non solo per giugno – ma per il resto dell’anno – non vi saranno più ritocchi nei tassi di interesse Fed. Il tutto, nonostante un tasso di disoccupazione al 5% (e dunque una condizione vicina alla disoccupazione fisiologica, o alla piena occupazione), e nonostante i segnali di accelerazione dell’inflazione, altra variabile auspicata dagli esponenti della Federal Reserve.

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Ma perché allora, secondo i più critici, la Fed non ritoccherà più i tassi per l’intero anno in corso?

Il primo motivo a supporto degli spunti di cui sopra è il complessivo atteggiamento di Janet Yellen, il numero 1 dell’istituto monetario federale statunitense, nonché principale responsabile della politica della Federal Reserve. Già in tempi non sospetti la Yellen ha di fatto assunto delle posizioni che sono state in aperto contrasto con i “falchi”, e nonostante più volte nei suoi discorsi si sia avvicinata alle posizioni più aggressive e coraggiose in seno alla FOMC, alla fine quel che emerge in maniera più costante è una sua accondiscendenza ad aspettare maggiori cautele.

In altri termini, è la Yellen a influenzare la politica monetaria Fed, ed è la Yellen uno dei membri più prudenti dell’istituto monetario statunitense. Quanto basta per ritenere che, probabilmente, sarà ancora una volta la sua tendenza cauta a decidere il da farsi. In aggiunta a ciò, vi sono numerosi spunti che hanno suggerito ad alcuni analisti che probabilmente non vi saranno altri termini di rialzo nel breve termine. Si parla in questo caso di retroscena tutti da verificare, ma secondo diversi osservatori è possibile che il rialzo dei tassi di interesse avvenuto a dicembre sia stato “forzato” contro la propria propensione e, dunque, il numero 1 della Fed ora voglia vederci più chiaro prima di compiere mosse eccessivamente affrettate, e potenzialmente molto pericolose per la tenuta della crescita Usa.

Secondo altri retroscena, è invece possibile che durante l’ultimo G20 sia scaturita una intesa sottostante ad attenuare la pressione sul mercato valutario, in cambio di una Fed più accomodante. Qual che sia la verità, quel che sembra logico è che l’atteggiamento della Yellen potrebbe proseguire ancora a lungo: d’altronde, è stata proprio lei a ricordare che è meglio essere accusati di aver agito in ritardo nei confronti di un rialzo dei tassi, piuttosto che essere accusati di aver anticipato (erroneamente) i tempi.

Vi è poi un secondo aspetto che potrebbe dare alla Federal Reserve i giusti spunti per poter abbandonare la strada del rialzo dei tassi, almeno da qui alla fine dell’anno: il calendario macroeconomico in corso di sviluppo. Archiviata la sessione di aprile, senza particolari novità, dalla sessione di giugno in poi tutti i comitati coincideranno con momenti abbastanza delicati, e con avvenimenti che potrebbero fungere da “pretesto” per non alzare i tassi di interesse nell’area Usa. Ad esempio, a giugno avrà luogo il Brexit (su cui si registra un recente intervento a gamba tesa di Obama, che si è duramente schierato in favore dei remain), mentre a novembre ci saranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Insomma, da qui a fine anno ci saranno cinque riunioni, e quella di giugno e quella di luglio potrebbero essere troppo a ridotto del referendum Brexit e degli altri avvenimenti pre estivi. Delle altre tre, ci sarà un appuntamento a settembre, poco più tardi di un mese prima delle elezioni statunitensi, e a novembre, sei giorni prima delle elezioni suddette. Dunque, l’unico meeting “libero” di appuntamenti potrebbe essere quello di dicembre: il che, tuttavia, non significa affatto che a dicembre le condizioni siano ideali per poter procedere a un rialzo dei tassi, considerando che non sappiamo ancora come si svilupperanno i principali dati macroeconomici, né se le condizioni dei mercati finanziari internazionali (e il contesto geopolitico) sarà in tal senso favorevole a una simile scelta.

Infine, nel novero dei principali punti sollevati a favore di chi ritiene che non vi saranno novità in merito, c’è anche l’evidenza “critica” secondo cui la Federal Reserve risulterebbe più influenzata dai mercati finanziari, rispetto che dai dati. Su Milano Finanza, in tal proposito, veniva ricordato come già “in occasione del discorso all’Economic Club di New York, la Yellen ha elogiato i benefici della “stabilizzazione automatica” delle attese dei mercati nei confronti del percorso dei tassi di interesse, che si sono aggiustate al ribasso nel corso della recente fase di instabilità. In altre parole, il presidente ha ammesso che il mercato comprende le future azioni di politica monetaria meglio della stessa Fed. Così facendo però le possibilità che in futuro la Fed sorprenda il mercato diminuiscono. La Yellen dovrà guardare a come il mercato riprezzerà l’andamento dei tassi”.

Le riflessioni del quotidiano erano ante-FOMC di aprile, ma veniva comunque ricordato come “di conseguenza ora la Fed dipende più dai mercati che dai dati. E alzerà i Fed Funds solo se sarà il mercato a permetterlo. Il mercato seguirà i dati macro e la Fed seguirà il mercato. In breve, sarà il mercato a guidare la Fed. Servirà un apprezzamento superiore al 50% da parte del mercato perché la Fed aumenti i tassi. Attualmente il mercato non prezza alcun nuovo rialzo prima del 2017. Può essere che il ciclo restrittivo si sia aperto e concluso con il rialzo di dicembre 2015? Per il 2016 sembrerebbe così”.

A nostro giudizio, è invece probabile che la Fed possa compiere almeno 1 rialzo dei tassi di interesse entro l’anno, e probabilmente proprio nella sessione di giugno, rimandando poi una seconda scelta in tal senso alla riunione di dicembre, quando potrebbero esservi le condizioni per un salto più convinto. Vedremo, nelle prossime settimane e con l’avvicinamento a tali eventi, che cosa potrà accadere in tal senso.

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Luca M.

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