Come evitare il fallimento di un’azienda e gestire bene il credito

Pubblicato da: Luca M. - il: 11-05-2016 8:08 Aggiornato il: 07-05-2016 14:57

Dichiarare il fallimento è un passo poco piacevole da compiere per un’azienda, una situazione in cui sempre più imprese si sono trovate a loro malgrado dopo il periodo di crisi.

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Per fortuna i dati sembrano mostrare che tale tendenza, in corso da oltre 4 anni, si stia invertendo. Nell’anno scorso, il 2015, le procedure fallimentari iniziate dalle aziende italiane sono state 12.583, numero in calo contro le 13.223 procedure fallimentari aperte durante il 2014. Un segno importante di ripresa delle PMI, con una contrazione quasi del 5% (più precisamente 4,8%). Non solo, perché il numero di imprese che è costretto ad arrendersi alle difficoltà economiche, rimane comunque un numero ristretto: circa 2,1 unità ogni mille aziende.

I motivi per cui un’azienda è costretta a chiudere i battenti sono vari. Molto dipende dal contesto in cui si trova l’azienda, e nel mercato in cui essa opera. Oggigiorno basta davvero poco per imbarcarsi in un business non più redditizio, condannando così la propria impresa a un fallimento certo. Guarda caso, sono proprio le attività commerciali (quindi le piccole imprese) che tendono a fallire di più: 3186 i fallimenti dichiarati da tali attività, pari a circa il 25% dei fallimenti totali. Spesso la grande maggioranza di tali attività si ritrova in situazioni economiche complicate anche a causa di prestiti ottenuti per finanziare la propria impresa. Prestiti che ora non sono più in grado di ripagare con puntualità. Ecco perché molte aziende che dichiarano fallimento si trovano davanti differenti procedure di recupero crediti, un tasto molto delicato sia per chi deve riscuotere il credito, sia per chi si trova in debito. Ma il recupero crediti non è un problema collegato solo alle PMI: in Italia i crediti deteriorati, spesso chiamati Non Performing Loans, sono un vero fardello per l’intero sistema bancario.

L’Europa ci ha più volta ammonito in materia, suggerendoci di trovare una soluzione al più presto. Il motivo è semplice: i crediti deteriorati a carico delle banche italiane sono pari a circa 200 miliardi lordi, con collaterali pari a 160 miliardi di euro rappresentati da beni immobili. Di gran lunga superiori alla media europea. Sia in caso di grandi imprese che PMI, la sapiente gestione del credito è il punto chiave per riuscire ad uscire da una situazione così complicata. Bisogna sempre tenere sotto stretto controllo la situazione finanziaria delle imprese a cui si concedono prestiti, evitando di esporsi a rischi inutili. Chi invece si trova dall’altro lato della staccionata, deve sempre redigere un business plan chiaro e solido sotto tutti i punti di vista, così come porre molta attenzione nella scelta del proprio partner di affari. Professionalità, organizzazione, flessibilità: queste le qualità che bisognerebbe ricercare nel proprio socio d’affari. Stesse qualità che chi concede prestiti dovrebbe cercare nei propri clienti: sapere di avere a che fare con un’impresa seria e solida già in partenza, evita poi di ritrovarsi invischiati in situazioni spiacevoli.

In caso che la frittata sia ormai fatta, e ci si ritrova nella scomoda situazione di gestire un credito deteriorato, è bene affidarsi a dei professionisti del settore. Molto spesso chi si trova in difficoltà di pagamento acconsente a discutere di nuovo i termini del proprio contratto, per onorare il prestito ottenuto in precedenza. Pazienza è quindi la parola chiave quando si tratta di gestire il recupero dei crediti: meglio riscuotere il proprio credito con un margine di tempo superiore a quanto prestabilito, piuttosto che mandare tutto all’aria e perdere l’opportunità di recuperare il credito.

Articolo scritto in collaborazione con Invenium, da 20 anni leader in Europa nella gestione e recupero di crediti internazionali.

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Luca M.

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