Investimenti post-Brexit: Come e dove investire dopo Brexit

Pubblicato da: Luca M. - il: 29-07-2016 14:24

L’inattesa vittoria dei leave al referendum per la Brexit dello scorso 23 giugno, ha innescato una nuova ondata di instabilità sui mercati finanziari internazionali, e soprattutto su quelli europei, maggiormente colpiti dall’evento creatosi. A rappresentare un’ombra fondamentale per l’alimentazione di tale aleatorietà è la mancanza di un riferimento storico per quanto sta accadendo: quanto basta per poter generare rinnovata  incertezza su quelle che potrebbero essere le conseguenze reali dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sul contesto economico e su quello politico.

investimenti-post-brexit

Ad ogni modo, anche in un contesto di incrementata volatilità finanziaria di breve termine, l’investimento sui mercati europei dovrebbe comunque essere favorito, in virtù del graduale miglioramento dei fondamentali economici, di un costante e deciso sostegno della BCE e di un contesto di bassi tassi di interesse, che dovrebbero facilitare il credito bancario, sostenendo gli investimenti e i consumi. I fondamentali non sono ancora ben “promossi” come occorrerebbe, poiché scontano ancora il clamore suscitato dal referendum Brexit e dai successivi accadimenti sociali (gli attentati terroristici in Francia e in Germania, il fallito golpe turco, e così via). Insomma, è bene non distogliere l’attenzione sul comparto azionario, che – anzi – si candida a poter garantire buone soddisfazioni nel prossimo medio termine.

In un approccio di opportuna diversificazione, si ricorda altresì come al momento i periferici siano quelli più colpiti dall’ondata di vendite a causa del maggior peso del comparto bancario, che a sua volta risente dell’allargamento degli spread sui governativi e della difficile gestione delle sofferenze, per come vengono percepiti dal mercato. Sul comparto pesano altresì i timori di ricapitalizzazioni che dovessero rendersi necessarie per alcune banche, alla luce degli stress test, e non solo.

Tornando all’impatto della Brexit, ricordiamo come molto dipenderà anche dal modo con cui Gran Bretagna e Unione Europea decideranno di negoziare il distacco. L’impressione, anche a margine dell’accelerato switch tra Cameron e May, è che il sentiero per l’effettiva uscita sia ancora lungo, dal momento che ora il Paese deve inviare ufficialmente la lettera di uscita in base all’art. 50 del Trattato europeo, per far scattare così i due anni previsti di negoziati tra le parti per stabilire nuovi accordi commerciali e politici. Non è inoltre escluso – anche se sembra sempre meno probabile – che la Gran Bretagna faccia ancora in tempo a invertire il processo e rinunciare a Brexit, appellandosi anche al fatto che il referendum non risulta giuridicamente vincolante e, dunque, indicando al Parlamento di non attivare l’art. 50, non notificando all’Unione Europea la volontà di uscire. La strada suddetta è ancora percorribile, ma a nostro giudizio è scarsamente applicabile, visto e considerato che in tal caso il Parlamento andrebbe contro una volontà popolare, creando un precedente non certo glorioso. Una strada alternativa per poter rinunciare all’uscita potrebbe essere legata al veto scozzese, anche se non esistono elementi legali concreti affinché la Scozia possa bloccare effettivamente il processo. Ulteriore ripensamento potrebbe essere determinato dal toccare con mano le forti ripercussioni economiche negative sul Paese, che dovrebbero però essere tali da elevare una protesta popolare imponente, e costringere il Governo a ripensare al processo. Infine, vi è un’altra strada di inversione del processo: la possibilità che la Gran Bretagna trovi un nuovo accordo con l’UE sulla base del rapporto già esistente con Norvegia e Islanda, che potrebbe soddisfare molte esigenze della Gran Bretagna. Opzioni comunque minoritarie rispetto a quella, principale, dell’effettivo abbandono.

Insomma, l’allungamento della procedura di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe contribuire a mantenere inalterata l’attuale situazione economica e il rischio di “contagio”: al momento i principali Paesi che potrebbero porsi sulla stessa scia sono Olanda e Austria, ma le condizioni politiche sembrano essere meno “forti” di quanto superficialmente analizzabile (ovvero, difficilmente i partiti euroscettici potrebbero vincere le elezioni). Non è infine escluso – qualche piccolo segnale in tal senso è già comparso – che la Brexit possa essere interpretata come un’opportunità per cambiare le priorità a livello europeo, focalizzandosi su crescita e sicurezza.

Per quanto riguarda inoltre le previsioni a livello settoriale, è ben difficile cercare di effettuare qualche previsione attendibile di lungo raggio. Sul fronte auto la Brexit sembra aver già condotto qualche risultato negativo, ma la view rimane complessivamente positiva, trascinata anche da un rialzo della domanda che sembra essere incoraggiante (la tendenza è d’altronde confermata dalle statistiche sulle immatricolazioni). Giudizio moderatamente positivo anche per i bancari, soprattutto alla luce dei multipli contenuti del settore, del supporto della BCE e della solidità patrimoniale degli istituti europei. Non è comunque escluso che nel breve vi possano essere delusioni, suscitate proprio dalle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e dalle ipotesi di ripatrimonializzazione.

Prova il trading online con un conto demo gratuito

Piattaforma di TradingVotoRecensioneSito Web
Markets
Markets OpinioniConto demo
24Option
24Option OpinioniConto demo
Fxpro.it
Fxpro.it OpinioniConto demo
IG.com
IG.com OpinioniConto demo
eToro
eToro OpinioniConto demo

Informazioni sull'autore

Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

Lascia un commento

Trading CFDs and/or Binary Options involves significant risk of capital loss.

E-investimenti.com

E-investimenti.com