FED: tutto quello che c’è da sapere sulla riunione e sui tassi

Pubblicato da: Luca M. - il: 19-09-2016 14:34

L’imminente riunione del FOMC potrebbe alzare i tassi di riferimento Fed. O forse no. Ma cosa succederà in uno degli eventi più attesi del mese? Quali sono le tappe di avvicinamento che hanno contraddistinto l’evoluzione del Comitato fino al meeting che si terrà a breve? E cosa potrebbe accadere? Cerchiamo di riassumerlo in una guida completa, che vi permetterà di arrivare a questo appuntamento con la giusta consapevolezza.

Riunione FED: cosa è lecito attendersi

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Per cercare di comprendere che cosa potrebbe essere deciso (o cosa potrebbe non esser deciso) nella riunione FED del 21 settembre, cominciamo con il ricordare come il FOMC tenutosi nel mese di agosto aveva iniziato a preparare i mercati a un rialzo dei tassi in tempi ravvicinati, segnalando con molti discorsi un consenso diffuso a favore di una mossa entro fine 2016, potenzialmente anche a settembre. Dunque, ad agosto c’era abbastanza ottimismo circa la possibilità di incrementare i tassi Fed nei mesi successivi, anche se già dal report della scorsa riunione emergeva una crescente difficoltà a effettuare una simile scelta nel brevissimo termine, aprendo maggiori margini di intervento a fine esercizio.

Dalla chiusura del FOMC di agosto, gli analisti hanno spostato la loro concentrazione nel cercare di interpretare i dati macro in uscita, considerati come base per la formulazione di una decisione favorevole sul fronte del rialzo del costo del denaro. In merito, i dati economici fino alla prima settimana di settembre sono stati in linea con le aspettative di continuo miglioramento del mercato del lavoro e di graduale aumento dell’inflazione attesa, in un contesto di crescita moderata. Pertanto, fino alla primissima parte del mese di settembre il mercato “scontava” le crescenti probabilità di un rialzo dei tassi, smentite – almeno parzialmente – dalle novità successive.

Superata positivamente la prima fase di settembre, infatti, il calendario macroeconomico si è tinto di grigio. Le ampie correzioni delle indagini ISM di agosto, soprattutto per il settore non manifatturiero, hanno cambiato le prospettive, incrementando significativamente le possibilità che nel corso della prossima riunione del 21 settembre, in fin dei conti, non si assuma nessuna decisione.

Ma i dati sono così scarsi?

In realtà no. Una compiuta e congrua lettura dello scenario macroeconomico non può, infatti, che fornire una valutazione sostanzialmente positiva. Sia d’altronde sufficiente considerare come negli ultimi mesi le risorse inutilizzate sul mercato del lavoro siano gradualmente calate, così come gradualmente e positivamente si è modificato (bensì, in rialzo) il dato relativo all’inflazione, con rischi bilanciati per una crescita intorno al potenziale (2%).

Ma come la pensa il FOMC?

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Sebbene i dati macro USA siano sostanzialmente positivi, sembrano essere giudicati insufficienti, all’interno di una parte del Comitato, per poter propendere a una soluzione di rialzo dei tassi. Di fatti, per quanto concerne le opinioni del FOMC, i discorsi recenti continuano a dichiarare che la possibilità che possa procedersi a un rialzo già a settembre sia ancora sul tavolo, ma in realtà sembrano essere sempre di meno i membri convinti di una simile opzione. Rimane invece maggioritaria la percentuale per un intervento in tal senso entro la fine dell’anno, con una valutazione che sembra essere assunta dalla principale quota dei partecipanti al FOMC. Insomma, l’esito della riunione sembra essere molto incerto e, sicuramente, è molto più incerto di quanto in realtà stia attualmente prevedendo il mercato, che attribuisce una probabilità inferiore al 20% per un rialzo a settembre.

Cosa accadrà?

A questo punto, possiamo spingerci un po’ oltre e cercare di comprendere che cosa potrebbe accadere. A nostro giudizio, le condizioni economiche che abbiamo avuto modo di commentare nel corso delle ultime settimane giustificherebbero per lo meno una discussione approfondita e partecipata in seno al FOMC, e dall’esito sicuramente più aleatorio rispetto a quanto scontato dal mercato. È tuttavia molto possibile che tale negoziazione possa concludersi con la previsione dello scenario centrale, ovvero di tassi fermi a settembre. Se così fosse, prevediamo che il comunicato e la conferenza stampa, indicheranno in più occasioni che è probabile un rialzo entro fine anno, ferma restando la necessità di sperimentare dati macro confortanti. Una simile apertura esplicita potrebbe limitare le oscillazioni dei cambi valutari, preparando i mercati a quel che accadrà a novembre o, più probabilmente, a dicembre. Di fatti, in caso di tassi fermi a settembre, la probabilità di un rialzo a novembre è ridotta dalla presenza delle elezioni presidenziali USA dell’8 novembre, a meno di dati omogeneamente molto forti. Se lo scenario macro proseguirà in linea con le previsioni, un rialzo è molto probabile alla riunione di dicembre.

E se sbagliamo?

Nel caso in cui, invece, vi fosse un rialzo dei tassi già a settembre, il messaggio centrale del FOMC e di Yellen sarebbe estremamente dovish e in linea con una probabile pausa protratta per diverse riunioni nel 2017. In tale scenario non centrale, prevediamo però che all’interno del FOMC vi siano numerosi dissensi pronti a acuirsi nel momento in cui, nei mesi successivi, vi saranno dei dati macro non proprio a supporto di una simile scelta da “falchi” (e, dunque, in grado di mettere in crisi il programma di rialzo tassi formulato).

Quale sarà il punto di arrivo?

Il punto di arrivo non dovrebbe essere modificato sia nel caso di rialzo dei tassi, sia nell’ipotesi di stabilità degli stessi, ribadendo dunque un target al 3%. È tuttavia possibile che sia spostata in avanti la data in cui si arriverà alla neutralità, forse anche di 12 mesi: quanto sopra avrebbe l’effetto di spalmare il ritmo di rialzo dei tassi su un anno in più, conducendo forse i rialzi previsti per il 2017 a due, invece di tre (erano addirittura quattro, per il 2016). In tal proposito, ricordiamo che il comunicato a margine del FOMC potrebbe inglobare qualche novità relativamente alla revisione delle stime sullo scenario macroeconomico, con possibile limatura della stima della crescita potenziale a 1,9%, e una revisione al ribasso di 4-5 decimi della crescita nel 2016 (da 2%).

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Luca M.

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