Warren Buffett: BIOGRAFIA DELL’ORACOLO DI OMAHA

Pubblicato da: TommasoP - il: 13-10-2016 15:57 Aggiornato il: 19-10-2016 14:13

In questa guida della Berkshire Hathaway, scopriremo come Warren Buffett ha fatto crescere il valore di mercato della sua compagnia ad un tasso composto del 25% annuo. Le operazioni assicurative della Berkshire Hathaway sono una componente cruciale della macchina da soldi di Buffett che crede che solo lasciando ampio margine di manovra ai suoi direttori, questi possano ricambiare la fiducia con il massimo impegno.

Buffett non sa quando, dove o come si presenteranno le opportunità, ma sa che queste arriveranno e sa come riconoscerle e sfruttarle. Per questo nella gestione di un’impresa, agisce come se fosse il proprietario. L’importante è comprare una società a buon mercato rispetto ai suoi beni materiali. Prendere il capitale e metterlo in qualche business che abbia senso è questa la ragione d’essere di Warren Buffett.

Buffett non interviene nella condotta dei suoi managers. Al contrario egli è di supporto per ogni cosa. “Noi continueremo ad ignorare le previsioni politiche ed economiche, le quali sono costose distrazioni per molti investitori e businessmen.” dice Buffett.

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Cos’è il tasso composto

Durante i suoi 37 anni alla guida della Berkshire Hathaway, Warren Buffett ha fatto crescere il valore di mercato della sua compagnia ad un tasso composto del 25% annuo. Così se uno avesse investito $10.000 nella Berkshire Hathaway nel 1965, quei soldi adesso varrebbero $40 milioni. Per capire, la stessa cifra investita nel 1965 nel S&P500, varrebbe oggi $144.000.

Buffett non ha raggiunto queste performance come investitore, ma come amministratore delegato: guidando persone e gestendo capitali. Ovviamente non è nato imparato, egli ha acquisito queste competenze con il tempo. Nei suoi primi anni ha commesso molti errori, tuttavia tra il ’70 e ’80 ha avuto un’esplosione di auto-consapevolezza in cui è emerso il suo modello di leadership e di gestione dei capitali.

Lo strumento della leadership

Il mercato dei capitali offre l’opportunità di emulare Buffett, ma offre anche migliaia di possibili errori da commettere che andrebbero a minare i tuoi investimenti. Warren, che è maestro nello sfruttare le opportunità più profittevoli, ha imparato anche ad individuare le persone che hanno una mentalità vincente, instaurando un rapporto di fedeltà con queste, stabilendo degli obiettivi e delegando i suoi manager. Ha trovato lo strumento della leadership nella sua persona: Nel sistema in cui crede, nell’atteggiamento verso coloro che gli affidano i loro risparmi, nella sua onestà, nella sua umiltà e nella sua correttezza.

Berkshire Hathaway

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Nel 1965, quando Warren Buffett iniziò ad occuparsi della Berkshire Hathaway, questa operava in un solo business, la produzione del tessile, generando un ricavo di $600 milioni. Oggi è totalmente diversa, con interessi che vanno dal settore assicurativo alla produzione di scarpe, dalla produzione di simulatori aerei agli aspirapolvere e molto altro, inclusi gli investimenti azionari. Misura oggi un valore contabile di $60 miliardi, una capitalizzazione di $109 miliardi, un fatturato di $30 miliardi ed ha 112.000 dipendenti. Chiaramente la Berkshire Hathaway è una macchina ben oliata, ma come funziona? L’obiettivo di crescita di lungo periodo per Buffett è del 15% annuo, poiché esso sa che solo in questo modo potrà rimanere competitiva. Quindi una macchina ben oliata deve avere due cose: primo, deve operare in un business che generi alti ritorni, in modo da poter mantenere una posizione competitiva.Secondo, deve trovare le giuste opportunità di reinvestire i soldi in eccesso in modo tale che fruttino alti tassi di rendimento.

Operazioni assicurative della Berkshire Hathaway

Le operazioni assicurative della Berkshire Hathaway sono una componente cruciale della macchina da soldi di Buffett, questo perché incassano i soldi prima di pagare. Le politiche monetarie delle assicurazioni permettono di guadagnare molti più soldi di quelli che si devono sborsare. Questa è la banca di Warren Buffett. Avere un’ingente somma di liquidità è fondamentale per un investitore come lui, e permette di mantenere la macchina ben oliata. Infatti il magnate è noto per reinvestire continuamente la sua liquidità in eccesso in acquisizioni di partecipazioni di controllo in altre compagnie o nell’acquisto di azioni di società quotate.

È importante sottolineare che, Buffett lascia ampia autonomia alle sue controllate, ponendo l’unica condizione di spedire a lui il loro cash extra in modo che possa essere reinvestito. Inoltre sono le stesse compagnie a stabilire qual è “l’eccesso di liquidità”. Il vero segreto della macchina di Buffett è il fatto che, a parte un dividendo di 10 centesimi pagato agli azionisti nel 1969 (si dice che lui si fosse assentato dalla riunione), finora non ha restituito un soldo agli azionisti. In compenso ha reinvestito il 100% degli utili in altre imprese.

L’enigma di Warren Buffett

Come si può osservare dal tasso di rendimento espresso in dividendi, le leggi della finanza potrebbero dire che Berkshire Hathaway soffra di sottoperformance cronica. Teoricamente, per come è strutturata la società, le probabilità di un successo giocano a suo sfavore, questo è l’enigma di Warren Buffett. Consideriamo le prove empiriche:

  • Il settore assicurativo è conveniente solo in teoria. In pratica, le compagnie di assicurazioni, di regola, non possiedono le caratteristiche richieste per generare liquidità a basso costo.
  • Compagnie altamente diversificate sono notoriamente inefficienti. Sono umanamente difficili da gestire e non è immediatamente chiaro come finanziare le diverse divisioni.
  • Mettere insieme un tale numero di acquisizioni è pura follia. I prezzi pagati sono in genere troppo alti e l’integrazione è in genere molto difficile.
  • Reinvestire il 100% della liquidità di una compagnia è un’operazione estremamente rischiosa. In un ambiente competitivo, è molto difficile identificare business profittevoli in cui investire.
  • Lasciare ai manager completa autonomia può essere rischioso.-Investire nel mercato azionario può essere un’impresa perdente. I mercati azionari sono sempre estremamente volatili e molto rischiosi.

Benjamin Grajam

Warren E. Buffett è stato affascinato dagli investimenti fin da bambino, ha acquistato le sue prime azioni all’età di 11 anni. Tuttavia, non aveva ancora conosciuto Benjamin Graham, l’uomo che con i suoi insegnamenti lo ha fatto diventare ciò che è oggi. Buffett aveva solo 19 anni quando lesse per la prima volta The Intelligent Investor, il libro scritto da Graham che lo segnò profondamente. Andò quindi a studiare analisi degli investimenti alla Columbia University, dove insegnava Graham. Laureato nel 1951, tornò ad Omaha dove si era fatto una reputazione di astuto investitore. Per chi lavorava in sintonia con i principi di Graham, questa fu l’era d’oro degli investimenti. Le sue regole erano altamente innovative ed il mercato fortemente inefficiente. Gli affari erano in grande numero, solo se sapevi come riconoscerli. Il giovane Buffett lo fece.

Metamorfosi

Fu con l’avvento della Berkshire Hathaway che ci fu la metamorfosi: Da Buffett investitore a Buffett manager ed investitore. Egli iniziò razionando il capitale della Berkshire effettuando più investimenti e altre acquisizioni. Una di queste fu la compagnia di assicurazioni National Indennity, la quale diventò la fonte della sua liquidità attraverso la quale investire in altri business.

In tutto questo Buffett ha sempre avuto un confidente ed un consigliere: Il suo amico avvocato Charlie Munger. Munger al contrario di Graham crede che il valore di una società si debba ricercare nei potenziali utili costanti. Così l’oracolo trova in lui un’ancora a cui appoggiarsi, proprio come faceva con Graham. Infatti società che rispettassero le caratteristiche richieste da Graham erano sempre di meno e Buffett sapeva che sarebbe dovuto passare ad un altra filosofia di investimento. Di lì a poco iniziarono le prime lezioni dolorose, non riuscì a battere i rendimenti del mercato azionario ed iniziò a sentirsi sotto pressione a tal punto da mettere in discussione la sua azienda.

Jack Welch

L’attuale migliore esempio di gestione aziendale è Jack Welch, ritiratosi nel 2001 dopo 17 anni di successo alla guida della General Electric. Salito alla cima della compagnia partendo dal basso, Welch è famoso per la sua abilità di creare un gruppo sotto la sua gestione. Il suo stile di gestione si racchiude in due strumenti: Le persone di cui si circondava, che venivano scelte in base alla loro passione ed alla loro motivazione, e le idee che Welch riusciva a diffondere nelle teste di queste persone. In questo modo creò quella che lui definisce un’organizzazione “senza confini” che supera le barriere e le divisioni.

Adattare la società

Piuttosto che essere reattivo ai cambiamenti, Welch li anticipava cercando ogni volta di adattare la società alla sua visione. Questo significava reinventare ogni volta il più grande conglomerato d’America, trovando e seguendo sempre un nuovo sistema seguendo sempre i grandi 4 obiettivi della GE: Globalizzione, Servizio, Six Sigma e l’E-business. E Welch voleva sempre essere informato di ogni singolo dettaglio. “Mi intromettevo in ogni cosa in cui il mio naso avrebbe potuto intromettersi”.Le similitudini tra Welch e Buffett sono evidenti. Nel mix di compagnie riunite nella Berkshire Hathaway, Buffett ha effettuato un’opera minuziosa di selezione assistendo e gestendo ogni fase della gestione.

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Per Buffett, gli azionisti, come i proprietari, dovrebbero aspettarsi generati dei ritorni sui loro investimenti, e possono sacrificare parte di questi per poter arrivare a degli utili costanti, piuttosto che a pochi e rari sprazzi di euforia. Questa filosofia si rispecchia nella Berkshire Hathaway. La mentalità di Buffett quindi tende a massimizzare il capitale spostandolo da quelle società che crescono a ritmi bassi, verso quelle che invece sembrano meritarlo di più. Continua quindi nella ricerca di titolisottovalutati che possano essere acquisitati ad un prezzo scontato, nonostante c’è chi obietti questa sua filosofia, affermando che il mercato sia efficiente e che questi titoli non esistano, ma egli con Munger continua nella sua direzione.

Circolo di competenza

Buffett non sa quando, dove o come si presenteranno le opportunità, ma sa che queste arriveranno e sa come riconoscerle e sfruttarle. Egli lo sa perché opera solo all’interno del suo Circolo di Competenza, figura sopra. Confinando la gestione del suo capitale nell’importante e nel conoscibile, Buffett riesce a mantenere la situazione sotto controllo. Egli ha definito il suo Circolo di Competenza in maniera rigorosa ed onesta, questo gli permette di effettuare previsioni con un’adeguata precisione e stabilire il giusto prezzo/valore.

Inoltre agendo all’interno del suo circolo, riesce a prendere decisioni con estrema sicurezza e di conseguenza i suoi azionisti sono più tranquilli e convinti.Il magnate segue delle regole rigide nell’allocazione del capitale e prende le decisioni con un estrema concentrazione. Il suo inverso è il Circolo della Competenza Illusoria, nel quale regnerà la soggettività e le emozioni saranno in prima linea. Coloro che erroneamente frequenteranno il Circolo della Competenza Illusoria arriveranno a conoscere l’importante ma il non-conoscibile. È molto semplice “cadere” in questa illusione poiché ci veniamo trasportati dalla nostra mente, tuttavia Buffett è riuscito a riconoscere le differenze tra questi due circoli stabilendo, attraverso gli errori compiuti, le sue competenze e non oltrepassandole mai. Questo è il vero segreto di Buffett.

Molto più di un semplice investitore

Già, quando pensiamo a Warren Buffett ci viene in mente semplicemente un investitore,è inevitabile. Questo perché il costante aumento del valore intrinseco della Berkshire e delle sue controllate è molto meno saliente dei suoi successi nel mercato azionario. Ma in questo libro, al contrario di tutti gli altri che sono stati scritti su di lui, verrà descritto il vero Buffett che è molto di più di un semplice investitore.La vera domanda che dovremmo porci non è: “Qual è il segreto del successo negli investimenti di Warren Buffett?” È molto più grande di questa. La domanda è: “Come fa Warren Buffett a trasformare un modello perdente in uno vincente?”

Il consiglio di amministrazione della Berkshire, nonostante rappresenti un numero elevato di investitori differenti, non è l’artefice di questo successo. La responsabilità di un tale successo è solo da ricercare in lui, il quale è riuscito a trasformare un modello improbabile in un grande successo. Come dice Alan Greenspan “lo stato della gestione aziendale riflette in larga misura il carattere dell’amministratore delegato”. Buffett ha optato per l’integrità. “I CEO vogliono essere rispettati e creduti” dice “e non hanno bisogno di commissioni di controllo o di revisori”.

Agisci come se fossi il proprietario

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Agli inizi degli anni ’60, Warren Buffett sviluppò la visione del suo futuro ruolo – manager dell’azienda – il quale era l’unico ruolo allora e lo è anche oggi. La visione era questa: Nella gestione di un’impresa, agisci come se fossi il proprietario. Nel fare ciò, Buffett continuava a ricercare business in cui allocare il suo capitale con l’intento di massimizzarne i ritorni.

Ciò significa che non limitava le sue competenza alla mera gestione di un singolo settore, ma era anche un investitore di capitali. Avrebbe quindi voluto che i managers delle sue controllate agissero allo stesso modo, suona semplice ma non lo è. Infatti mentre Buffett è sia il manager che il proprietario, gli altri non lo sono è di conseguenza non hanno gli stessi interessi nella società.

La domanda sorge spontanea: Come si può spingere i managers ad agire come se fossero i proprietari? Ci viene in aiuto Adam Smith, che nel 1776 scrisse che “non è umanamente possibile raggiungere un tale allineamento di interessi tra gestione e proprietà”. Ma Buffett non appena indossò il mantello del manager fece quella che lui chiama la sua “scoperta più sorprendente”, una forza che era rimasta nascosta a lui fino ad allora e che ha chiamato con il termine “imperativo istituazionale”.

Periodo d’oro

Buffett entrò nel mondo degli investimenti nel tempo in cui il mercato azionario era l’habitat degli insiders. I movimenti delle azioni erano spesso truccati e l’analisi del valore come la conosciamo noi oggi ancora non esisteva.

Così quando Graham esordì con la sua teoria sul valore intrinseco delle azioni e scrisse The Intelligent Investor, Buffett ne rimase sconvolto tanto da ritenere Graham un eroe. Graham inoltre lo prese a lavorare nella sua società di investimenti come mentore. Buffett più tardi disse: “Ben ha avuto più influenza nella mia vita di qualsiasi altra persona eccetto mio padre”. Quella era un periodo d’oro per l’analisi del valore intrinseco. Ciò unito al fatto che Buffett aveva una straordinaria capacità di calcolo che gli permetteva di analizzare e di memorizzare il profilo statistico di ogni azienda gli permise di diventare miliardario. Tanto è vero che tra il 1951 ed il 1956, periodo in cui Buffett concluse la sua partnership con Graham, il suo patrimonio personale crebbe da $9.800 a $140.000 solo acquistando azioni.

La nascita di un grande investitore

Così, attraendo investitori grazie alla sua crescente reputazione e grazie ai soldi che aveva messo da parte, Buffett creò tre fondi gestiti solamente da lui in totale autonomia. Aveva solo 26 anni ed il primo step verso la sua trasformazione era stato raggiunto. Nel 1961 acquistò la quota di maggioranza nella Dempster Mills, e si pose come presidente.

Riscontrò subito che il loro capitale era investito in titoli a basso rendimento, così rivoluzionò la società investendo il loro capitale in business ad alto rendimento. Un investitore era nato.

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Imperativo Istituzionale

Iniziò quindi una stretta sul personale, in modo che rispettasse gli obiettivi fissati. Nelle sue visite periodiche nella società però non era riuscito ad ottenere la necessaria riduzione delle spese generali. Questa fu la prima volta che Buffett si scontrò contro l’imperativo istituzionale, non riuscendo a colmare la distanza tra proprietà e gestione preferì vendere rapidamente la sua quota societaria. Un anno prima aveva comprato le azioni di un’altra società, la Berkshire Hathaway.

Nel 1965 aveva abbastanza azioni da poter prendere in mano la situazione, ma le similitudini tra la Berkshire e Dempster erano allarmanti. Tuttavia vi erano anche delle differenze sostanziali. Buffett fu molto attento nella scelta del manager a cui affidare la gestione, l’uomo scelto fu Ken Chace. Fu la sua motivazione e la sua obiettività a colpire l’investitore, le quali divennero poi delle qualità chiave per Buffett nella scelta dei managers futuri.

La sua prima decisione fu di non reinvestire gli utili nel settore tessile, perché ritenuto da lui poco remunerativo, ma avrebbe allocato la liquidità in eccesso in altri settori ad alto rendimento. Nel suo ruolo da manager, Buffett determinò quanto capitale dovesse restare nell’azienda, come proprietario gestiva i rapporti con Chace e come investitore si occupava di ricollocare il capitale.

Le difficoltà nell’applicare i cambiamenti furono evidenti. La società era semplicemente ancora ancorata ai ritmi della vecchia gestione, Seabury Stanton era il proprietario. Inoltre il settore tessile era notoriamente poco remunerativo, Buffett avrebbe desiderato portare la redditività ad un livello accettabile.

Il problema fu già evidente nel 1969 quando avvertì i suoi soci riguardo le basse aspettative di guadagno. Egli era riluttante nell’agire perché i costi rapportati ai guadagni non erano positivi.

Ecco come si incagliò nel tessile. Nel 1978, Buffett avvisò i suoi azionisti che “il loro vecchio presidente, anni prima aveva deciso di acquistare la Waumbec Mills, per incrementare il loro impegno nel tessile, anche se il prezzo era un affare, l’acquisto era stato un errore”.

Per Buffett infatti l’acquisto della Waumbec fu un disastro.Il problema di Buffett fu che egli era già impegnato nel business. Questa fu la prima conclusione che lo intrappolò. Capì che non poté liberarsi dell’ostacolo tessile poiché ormai il suo coinvolgimento in questa industria era inesorabile, le dinamiche dell’imperativo lo avevano bloccato.

Così nel 1985, quando i risultati accumulati furono chiaramente deludenti, così come le prospettive future, Buffett fu forzato a spiegare ai suoi azionisti il motivo per il quale aveva deciso di chiudere le operazioni tessili. Fu un duro colpo per Buffett il quale rischiò di rimanerne seriamente compromesso. Buffett crede che i suoi errori furono commessi a causa della sua arroganza ed incoscienza.

Questi errori però furono aggravati dal fatto che per molto tempo aveva inseguito gli insegnamenti di Graham. Egli infatti valutò le aziende più per il loro valore delle attività in bilancio che per la loro capacità di creare valore in maniera continuativa.

Per lui l’importante era comprare una società a buon mercato rispetto ai suoi beni materiali, si riferisce a questo come “investire in un mozzicone di sigaro”. Comprava azioni per il semplice motivo che erano sottovalutate ed aspettava che anche gli altri investitori se ne accorgessero e ne facessero salire il prezzo. Questo stile di investimento necessitava solo della capacità di fotografare adeguatamente la situazione della società. Al contrario, gestire un’impresa come aveva fatto con Dempster metteva in gioco altri fattori: La capacità di produrre, dirigere, gestire le persone. Ovviamente Buffett non era pronto a gestire questo imperativo.

Comprendere i propri errori di investimento

Nel 1977, quando illustrò gli errori del suo approccio all’investimento, non si dimenticò di ammettere che ciò che gli era stato insegnato all’università (Graham), non era una dottrina completa e pienamente soddisfacente. Evidentemente stava iniziando a capire i suoi errori, ma ancora non riusciva ad inquadrare l’imperativo istituzionale.

Si fermò non a causa della stupidità o dell’incompetenza, come pensava, ma per una mancanza nella comprensione della natura umana. Tuttavia riuscì ad andare avanti grazie agli altri investimenti che aveva effettuato, soprattutto nel mercato assicurativo che gli permise di gestire molta liquidità che investì in azioni sottovalutate.

L’anno seguente scrisse un manuale riservato agli azionisti sul quale spiegava il rapporto che avrebbe tenuto con questi e con il management. Iniziò da lì una lunga serie di acquisizioni, la maggior parte fuori dal settore assicurativo. Il conglomerato stava nascendo.

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Attenersi alle regole

Tra il 1956 e il 1969, il valore degli asset della Partnership erano cresciuti ad un tasso composto annuo del 29,5% contro il 7,4% del Dow Jones.

Queste sue performance straordinarie finirono per ritorcerglisi contro, infatti i suoi azionisti si erano abituati a questi record, ed iniziarono ad aspettarsi sempre di più. Buffett iniziò quindi a sentirsi la pressione addosso.

Così in un momento in cui il mercato azionario raggiungeva i suoi massimi e tutti gli investitori ne traevano godimento, Buffett preferì attenersi alle sue regole evitando di acquistare azioni che, per le sue analisi, non risultavano sottovalutate. Il contributo di Munger al successo della Berkshire è stato immenso. Munger è un uomo sette anni più vecchio di Buffett, considerato da molti strafottente ed arrogante, ma al tempo stesso uno che ha quasi sempre ragione.

L’incontro tra i due avvenne nel 1959 e subito iniziarono una collaborazione informale. Fu grazie a lui che Buffett si slegò dalla filosofia di Graham. Oggi, eccetto per il principio di sicurezza richiesto nella valutazione di una società, Buffett ha abbandonato totalmente il metodo di investimento del suo mentore. Al contrario cerca società con dei potenziali profitti costanti e duraturi.

L’influenza di Munger su Buffett è arrivata nel momento più giusto,infatti l’aumentata efficienza del mercato azionario aveva reso l’approccio “mozzicone di sigaro” di Graham cosa rara. L’approccio di Munger richiedeva l’analisi di fattori economici che avrebbero modellato la società nel futuro: L’orientamento del management nel rispetto degli azionisti, la loro qualità e la cultura aziendale, e le caratteristiche competitive dell’azienda. La sua mentalità tende al contrario, invece di concentrarsi su ciò che potrebbe andare bene, egli pensa a cosa potrebbe andare storto e agli errori che si potrebbero commettere.

Non avere un piano strategico

L’affermazione più importante che Warren Buffett ha fatto riguardo il vantaggio che della Berkshire Hathaway, è questa:”Noi abbiamo alcuni vantaggi, forse il più grande è che non abbiamo un piano strategico.” Secondo Stephen Schneider di CPS, il business plan e la leadership sono legati in maniera indissolubile e l’affermazione di Buffett nel dire che non hanno un piano comporta anche una mancanza di leadership.

La stesura di un piano, guida la società nell’incertezza del futuro aiutando nel loro ruolo manager e impiegati, informandoli nella direzioni da prendere e nelle regole da seguire. Schneider ha ragione: I piani strategici sono lo strumento della leadership. Sono un meccanismo di controllo che tuttavia Warren Buffett non ha. Egli ha chiaramente un obiettivo, ed è quello di far crescere la Berkshire Hathaway del 15% all’anno nel lungo termine. Ma non ha preconcetti o nozioni per raggiungere tale scopo e non fornisce ruoli specifici ai suoi dipendenti.

Reattività

Buffett è reattivo a ciò che succede più che pro-attivo, sembra quasi che non gestisca nulla. Egli non è dinamico. Il motivo per il quale non viene redatto un business plan è che questo induce a concentrarsi sui progetti all’interno dello stesso e ad escludere altri business da possibili investimenti. È questa preclusione che spinge Buffett ad eliminare i piani strategici.“

Prendere il capitale e metterlo in qualche business che abbia senso” è questa la ragione d’essere di Warren Buffett. Buffett sa che il vero business, sia che si stiano vendendo polizze assicurative o che si vendano caramelle, sta nell’investire il capitale. Se i managers adottassero questa disciplina e la mantenessero, la loro efficienza nel posizionare il capitale aumenterebbe. Sfortunatamente questa non è l’idea che molti CEO hanno. L’investimento non è ciò che Buffett fa, ma è cio che Buffett è.

Da investitore a manager: l’importante è il ritorno

Essere passato da investitore a manager, porta Warren Buffett verso un percorso di crescita. Il compito che faceva di lui un investitore era cercare di trovare valore all’interno dell’universo di opportunità disponibili, e comprare quella che offre ritorni maggiori. Buffett vede se stesso come un frammento del mercato dei capitali, il quale lavoro è allocare risorse dove queste possano essere più efficientemente utilizzate all’interno dell’economia.

Come tale, egli riconosce due caratteristiche dei capitali che gestisce:-È utile. Verrà sicuramente utilizzato in qualche forma di attività utile all’economia. Serve solo per conto degli azionisti (nel quale lui è compreso). In quanto tale non importa se l’utilità del capitale sarà nel sottoscrivere polizze o nel vendere gadget. L’importante è il ritorno che può assicurare.

Investendo nella Berkshire sul lungo periodo, i suoi azionisti “sono automaticamente risparmiatori, anche se spendono personalmente ogni centesimo che guadagnano”, dice Buffett. Prima di ogni investimento Buffett si ferma a valutare l’uso del capitale in quell’impresa contro tutti gli altri possibili utilizzi:

  • Gli impegni con le aziende non devono portare a qualche rischio di intrappolamento.
  • Le conclusioni a cui si giunge non devono essere rafforzate dalla ricerca di motivi in loro sostegno, ma piuttosto devono essere sfidate a camminare da sole.
  • Allontanarsi da un investimento non deve invocare discordia, perché sarà sostituto da uno migliore.Nel portare le aziende controllate dalla Berkshire verso l’obiettivo di crescita del 15% annuo, Buffett non interviene nella condotta dei suoi managers.

Al contrario egli è di supporto per ogni cosa, ma non indica mai un comportamento da seguire, l’unica cosa che richiede è “far funzionare le loro compagnie come se queste fossero di loro proprietà per il prossimo secolo.” Non si devono preoccupare di far approvare il budget dalla casa madre né di dover dare dei contributi obbligatori. “L’unico elemento che è necessario verificare con me”, dice ai suoi managers, “sono i cambiamenti nei benefits sul pre-pensionamento e le grandi spese in conto capitale.”

Per il resto, i principi contenuti nel suo Manuale Del Proprietario, sono sufficienti per orientare i suoi dipendenti nella direzione giusta.

Lealtà

L’imperativo istituzionale si manifesta di solito nell’interesse di un manager nel far crescere la società che gestisce, nella Berkshire Hathaway, Buffett azzera questo rischio puntando sulla lealtà dei suoi manager con i quali ha stipulato un impegno. Di solito Buffett, con la liquidità in eccesso che gli viene spedita dai suoi managers fa due cose:

  1. la investe nel mercato azionario;
  2. la usa per acquistare altre aziende.

Tuttavia la possibilità che un’acquisizione possa andare a buon fine è la stessa che possa essere un fallimento. Nella distribuzione dei dividendi ai suoi azionisti, Buffett ha quindi le probabilità a sfavore, tuttavia egli è impassibile. “Ciò che realmente ci permette di funzionare è che il 100% delle nostre acquisizioni risulta essere un buon business,” dice. Questo significa comprare le aziende giuste, ad un prezzo corretto e assicurarsi che continuino a funzionare anche in futuro. Quando Buffett vuole fare un’acquisizione, sceglie il business ed il management con il quale lui vuole unirsi in maniera molto minuziosa.

È famoso per tre caratteristiche nel giudicare una società, e sono:

  • La sua abilità nell’eliminare le emozioni dalla sua analisi. “Il successo nel business”, dice, “non è correlato al QI, a parte se hai un livello inferiore a 25. Se hai un’intelligenza nella norma, ciò di cui hai veramente bisogno è controllare il tuo temperamento.”
  • La sua disciplina nel rispettare il prezzo. Dice:”Regola n°1: Mai perdere soldi, e regola n°2: Mai dimenticare la regola n°1.”
  • La sua preferenza nell’investire in franchising. “Guarda la costanza del franchising. La cosa più importante per me è guardare quanto è grande il fossato intorno al business. Quello che mi piace è un castello con un grande fossato con piranha e coccodrilli.”

Sentimento per il bisness

Buffett sa che le persone con le quali desidera associarsi, sentono lo stesso sentimento per il loro business che egli sente per la Berkshire. Allo stesso modo, sa che essi saranno perseguitati dall’incertezza di vendere la loro azienda ad altri, per paura che la nuova proprietà non tratti con altrettanta cura la loro impresa, o non tratti loro come essi trattano i loro dipendenti. Quindi, anche se le sue lettere annuali sono rivolte ai suoi azionisti, in realtà il pubblico è molto più ampio. In questo modo si assicura che il suoi virus si espanda il più possibile, grazie anche al fatto che queste, ultimamente sono state messe su internet.

Report annuale

Per assicurarsi che solo i venditori con il giusto tipo di business lo contattino, Buffett inserisce un annuncio nelle sue relazioni annuali, in modo che le persone possano controllare se il loro business combaci con i suoi criteri di acquisizione. Il primo apparve nel 1982 ed è stato continuamente pubblicato, variando solamente la grandezza del business richiesto. L’originale è questo:

  • Questo report annuale viene letto da un pubblico vasto, ed è quindi possibile che qualche lettore possa esserci utile nel nostro programma di acquisizione. Noi preferiamo:
  • Grandi acquisti (almeno $5 milioni di utili tolte le tasse).
  • Un potenziale di utili dimostrabile e consistente (le proiezioni future sono di scarso interesse per noi).
  • Un business con buoni ritorni sul capitale e con un piccolo o inesistente debito.-Management del posto (noi non lo forniamo).
  • Business semplici (se tratta di tecnologia, noi non la capiamo).

Compagnie assicurative

Oggi, circa l’80% degli utili della Berkshire Hathaway derivano dal settore assicurativo. Tuttavia, egli gestisce le sue compagnie assicurative in maniera del tutto diversa rispetto alle altre società. Per Buffett ci sono tre fattori dell’assicurazione che gli permettono di prosperare su gli altri.

Il primo è la presenza di liquidità, che la compagnia ottiene dalle polizze prima di dover pagare eventuali risarcimenti. Il secondo è il fatto che, come dice Buffett, “i canali di distribuzione non hanno proprietari e ci si può facilmente inserire.”

Questo significa che quando il prezzo è conveniente è facile attirare clienti. I primi due fattori sono elementi caratterizzanti tutte le compagnie assicurative, ma il terzo è appannaggio di pochi. L’assicurazione è un business comportamentale, caratterizzato come nessun altro da carenze nel comportamento.

Oracolo

Tale è la sua aura che molte persone pensano che ogni cosa che Buffett tocchi diventi oro. Se questo non accade, sono pronti a partire all’attacco. Considerandolo un oracolo,essi vogliono vederlo sbagliare come un umano. Alla fine degli anni ’90, un nuovo tipo di economia stava facendo la sua entrata nel mercato. I titoli tecnologici stavano prendendo piede, e le loro azioni erano in salita. Buffett fu accusato di perdere una grande occasione e che l’S&P500 stava sovraperformando la Berkshire Hathaway. Tuttavia, di lì a poco ci fu lo scoppio della bolla tecnologica, e le azioni di Buffett risalirono contro un mercato in declino.

Un uomo per tutte le stagioni

Gli attentati terroristici dell’11 Settembre 2001, invece, generarono ingenti perdite al gruppo del magnate. In seguito, egli stesso ammise ai suoi azionisti le gravi carenze che quegli eventi costarono alla sua compagnia di riassicurazione General Re. In totale,la Berkshire Hathaway riportò $2,3 miliardi di costi in relazione agli attentati terroristici, di cui $1,7 miliardi in capo alla General Re. Buffett ammise le sue colpe, spiegando che le sue regole di condotta non erano state applicate in questa compagnia.

Questa ammissione generò notevoli dubbi sulle sue competenze, principalmente in:

  • La sua abilità nel sottoscrivere il rischio.
  • Il suo stile di gestione decentralizzato.
  • Le sue abilità nell’effettuare le acquisizioni.U

n attento esame di questa debacle rivelerà Warren Buffett come un mortale, e come uomo commette errori. Allo stesso tempo verrà descritto come leader reattivo, che riesce immediatamente a minimizzare i suoi errori e a reagire ad ogni inconveniente. In poche parole un uomo per tutte le stagioni.

Riacquisto delle azioni

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Un anno dopo aver acquistato la General Re, Warrenn Buffett spiega finalmente le ragioni che lo hanno portato a questa acquisizione. Nel report annuale del 1999 affronta il tema del riacquisto delle azioni. “Non riacquisto le azioni senza credere che siano sottovalutate, calcolando in maniera conservativa.” Facendo due calcoli, se $45.000 è al di sotto del valore intrinseco, ciò significa che quando Buffett aveva acquistato le azioni della General Re a $81.000 ci aveva aggiunto un premio bello sostanzioso. General Re è stato fondata nel 1921, ed al momento dell’acquisizione era tra le tre maggiori compagnie di riassicurazione al mondo. Venne considerata adatta alle caratteristiche della Berkshire.

Dei problemi nell’acquisizione sorsero però quando Buffett si rifiutò di utilizzare le azioni della Berkshire come merce di scambio. Tuttavia l’opportunità si arrivò quando queste furono scambiate ad un prezzo superiore al valore intrinseco, egli infatti non voleva agevolare in nessun modo gli azionisti della General Re. Alla fine l’annuncio della fusione venne dato il 19 Giugno del 1998.

Sinergia

Nello spiegare il perché avesse scambiato il 22% della Berkshire Hathaway con l’acquisizione della General Re pagata $22 miliardi, aggiungendo un premio del 21,8% al prezzo delle azioni di mercato, Buffett parlò di “sinergia,” “un termine usato in finanza per descrivere un’acquisizione che altrimenti non avrebbe senso,” parole di Buffett nel 1985.

La General Re non rispecchiava i requisiti della Berkshire, non aveva manager che agissero come proprietari, essi infatti venivano pagati con stock option, di conseguenza non avevano interessi nel far crescere la società nel lungo periodo. In realtà l’acquisizione venne fatta per poter dar vita all’obiettivo di espansione che Buffett aveva per la Berkshire. Le prime avvisaglie di una mala gestione arrivarono quando nel 1999 la società subì una perdita di $1,4 miliardi. Nonostante questo Buffett cercò di cambiare l’atteggiamento del management modificando anche il loro sistema salariale.

L’errore

La visione di Buffett sull’acquisizione della General Re, non è stata errata perché ha sottostimato le probabilità che potesse accadere l’impensabile. L’11 Settembre ha rivelato qualcosa che Buffett non aveva proprio considerato. Inoltre la sua filosofia di lasciare ampio spazio di manovra e fiducia alle singole società, nella General Re è stata tradita.

Le altre società di riassicurazione di Buffett, non hanno avuto gli stessi problemi, perché? “Sono state applicate le tre regole di sottoscrizione, quindi siamo stati abbondantemente ripagati per i rischi che ci siamo presi,” ha detto Buffett. L’errore nella sua opinione sta nella cultura della compagnia. Questa infatti appare molto distante dai requisiti di Buffett. Eppure egli avrebbe dovuto conoscere i bassi livelli di standard che la General Re applicava nei suoi contratti.

Non c’è modo di evitare il fatto che, con la General Re, Buffett abbia commesso un errore. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo.

Circolo di competenza

All’interno del Circolo di Competenza, Buffett comprende le leggi che regolano gli investimenti. Egli è capace di qualificare le opportunità, e questo gli conferisce un senso di controllo tale da riuscir ad affrontare nel miglior modo l’incertezza. Tale senso di controllo, la maggior parte dei CEO, lo trovano nel redigere un piano strategico. Buffett è rinomato per il modo oggettivo in cui conduce le sue analisi ed apparentemente senza emozioni. Anche se è vera la sua capacità di rimanere obiettivo,non è altrettanto vera l’assenza di emotività. Le emozioni sono un fattore imprescindibili negli esseri umani, e come tale anche Buffett prova emozioni, ma egli riesce a gestirle. Il suo punto di forza è quello di rimanere sempre all’interno del suo Circolo di Competenza, riuscendo in questo modo a raggiungere un equilibrio tra oggettività ed emozioni.

Ignorare la previsione

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Come investitori, Buffett e Munger non entrano nel problema della futura situazione socioeconomica. “Noi continueremo ad ignorare le previsioni politiche ed economiche, le quali sono costose distrazioni per molti investitori e businessmen.” dice Buffett. Per loro infatti le variabili in gioco sono troppe per poter permettersi di effettuare delle previsioni, sarebbe impossibile.

Tuttavia, l’ammissione dell’incapacità di prevedere tali eventi, non hanno reso Buffett incapace di gestire il capitale. Ma come riesce a farlo? Attraverso una rappresentazione mentale dell’universo, in cui si concentra soltanto su quelle cose che sono per lui conoscibili ed importanti. In questo universo, le variabili in gioco sono prevedibili e gestibili. Traccia questo universo seguendo queste istruzioni:-Stabilisce ciò che conosce identificando la realtà.-Si assicura di non poter smentire le sue precedenti conclusioni.-Controlla le conseguenze delle sue decisioni.

Incontrovertibili realtà

Buffett dice che lui e Munger vedono se stessi “come analisti dei business – non come analisti del mercato, né come analisti macroeconomici e né come analisti azionari.”Fin dalle sue prime analisi di mercato Buffett aveva condotto le sue ricerche sviluppando un modello mentale che gli permettesse di creare un ordine in ciò che imparava.

Così ha piano piano stabilito che nell’analisi di un business, esistono incontrovertibili realtà che devono essere applicate e detenute nel lungo termine.

  • Trova queste realtà nella legge dell’economia del business: nei requisiti di capitale necessari a mantenere lo status quo e in quelli necessari a far crescere il business.
  • Le trova nei propositi umani: nel sistema che governa il comportamento dei managers e che determina l’effettività della loro leadership.
  • Le trova nelle premesse di creazione di valore: che dipende dall’abilità del manager di generare utili crescenti.
  • Le trova nell’equazione per il valore: nel quale egli incorpora l’economia del business ed i propositi umani dentro un calcolo che gli permette di stabilire un prezzo.
  • E le trova nella caratteristica essenziale di un complesso sistema adattivo, che è ciò che gli fornirà le opportunità: “Il fatto che le persone saranno piene di avidità, paura o follia è prevedibile. Non lo è la sequenza. È quasi certo però che ci saranno delle buone opportunità per la Berkshire all’interno del Circolo di Competenza.” Dice Buffett.

L’equazione per il valore

Ci sono due elementi da catturare in ogni equazione per il valore:

  1. La previsione dei flussi di cassa futuri;
  2. l’attendibilità di questa previsione che è strettamente legata al rischio intrinseco.

Maggiore sarà il rischio, più alto dovrà essere il tasso di sconto da usare nell’equazione. Non sai di un business se non puoi dare giudizi su (1) e (2). Nella ricerca della maggiore accuratezza di giudizio, Buffett quantifica il range conoscibile di probabilità. In questa ricerca tra il conoscibile e l’importante, l’unica cosa che deve cercare sono le frequenze stabili. E queste vengono riconosciute in quelle aziende che sono impermeabili ai cambiamenti materiali, in quelle che pur operando in un’economia complessa, riescono a crescere in maniera costante.

I migliori Business

Tra i suoi investimenti possiamo citare Coca-Cola e Gillette, che sono brand conosciutiin tutto il mondo, che dominano il loro settore ed offrono beni utilizzati ogni giorno dalle persone.

Hanno reso i loro prodotti convenienti, facili da usare e, con molta pubblicità, un bisogno psicologico.“L’esperienza” dice Buffett, “ci ha indicato che i migliori business sono quelli che fanno qualcosa oggi, molto simile a ciò che facevanocinque o dieci anni prima.”È questa l’obiettività che Buffet cerca: Processi di business che generano background statistici che gli permettono di avere un’elevata confidenza nel fare previsioni, quantificare i rischi e specificare il range di probabilità.

Successivamente, incorpora il rendimento dei bond a 10 anni e sconta la media ponderata di tali previsioni al valore attuale netto.

Adattare la giusta mentalità

La prima cosa che un CEO dovrebbe fare per emulare Buffett è quella di adottare la giusta mentalità. Prima cosa, per agire nel bene della compagnia, si deve agire come se si fosse il proprietario. Il quadro intellettuale ideale al quale Buffett aderisce, considera i seguenti punti:

  • Ha più senso pagare gli azionisti o mantenere il capitale all’interno dell’azienda?
  • Se hai intenzione di pagarli, è meglio farlo attraverso un riacquisto di azioni o attraverso i dividendi?
  • Se hai il capitale e credi di poter creare buoni ritorni, come potresti creare valore al minimo rischio?
  • Il costo di ogni affare che facciamo si misura con il secondo miglior affare in un dato momento.

Il compito di Buffett nella gestione aziendale è quello di calcolare il corretto valore intrinseco di una società, incluso il valore intrinseco delle opportunità di investimento attuali e di quelle non ancora manifestate. Il risultato di questo calcolo, comparato con il valore della Berkshire sul mercato, lo informa sul guadagno nel detenere il capitale piuttosto che pagare gli azionisti. Detenere il capitale significa avere delle buone opportunità in cui investirlo.

Prezzo efficiente

Buffet sa che “il management non può determinare i prezzi di mercato.” Tuttavia egli riconosce che “con informative e politiche, può incoraggiare il comportamento razionale dei partecipanti al mercato.” “Il primo test sulle performance gestionali è il raggiungimento di alti ritorni sul capitale investito, e non consistenti guadagni sull’utile per azione.” Continua Buffett.

Quindi, egli fornisce agli azionisti tutte le informazioni necessarie per farsi un giudizio reale della società. L’interesse che serve per avere un prezzo della Berkshire efficiente deriva dai seguenti passi.

  • Riceviamo le nostre ricompense come proprietari e non come managers,” dice Buffett ai suoi azionisti.
  • Questo crea un giusto mercato sulle azioni della Berkshire, il quale è vitale per la relazione che desideriamo condurre con in nostri azionisti.
  • Questo evita che gli effetti di una quotazione errata possano avere ripercussioni sulla condotta dei managers.

Volatilità

Buffett suggerisce che, i dati sull’allocazione dei capitali da parte del management non dovrebbe essere giudicati prima di cinque anni. Questo perché il flusso di denaro prodotto è per natura irregolare, poiché questo reagisce con il mondo, che è naturalmente complesso e imprevedibile.

Buffett ottiene i suoi risultati aspettando le opportunità all’interno della sua zona di confort. Invece di accontentarsi delle opportunità marginali che gli si presentano, egli seleziona solo il meglio, che inevitabilmente è anche rischioso. Abbraccia quindi la volatilità che è un risultato di questa logica.

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2 problemi gestionali

Buffett ha identificato due problemi nella gestione del capitale.

  • Il primo risiede nella natura dell’ambiente in cui si devono fare le previsioni.
  • Il secondo nel cervello che si usa per farle.

Per risolvere questi problemi si dovrebbe eliminare l’incertezza. La si elimina perché si può:

  1. I sistemi complessi possono essere imprevedibili ma anche comprensibili.
  2. La si elimina perché si deve: Al fine di effettuare un passo in avanti nella conoscenza.
  3. La si elimina perché rende i processi limitati.

Razionalità limitata e filtrata

Davanti ad una valanga di informazioni, il cervello di Buffett funziona nello stesso modo degli altri. È solo abile a processare una piccola porzione di dati che vengono confrontati; questa è “razionalità limitata.”Davanti ad una valanga di informazioni, il cervello di Buffett funziona nello stesso modo degli altri. È solo abile a processare una piccola porzione di dati che vengono confrontati; questa è “razionalità limitata.”Un comportamento folle, rischia di verificarsi perché, il suo cervello ha imparato a superare la sua capacità di vincolo facendo riferimento alle emozioni. E le emozioni evolvono perché abbiamo una razionalità limitata. In mezzo alla confusione di informazioni in lizza per attirare la nostra attenzione, ci dicono quali sono le informazioni di cui dovremmo prendere nota e quali no.

La consapevolezza di queste emozioni e la loro osservazione, spiega perché Buffett filtri le informazioni alle quali è chiamato a rispondere come manager di capitali per adeguarsi ai limiti della sua razionalità. La “razionalità filtrata” è una risposta alla razionalità limitata, agisce come un antidoto.

Prime conclusioni cognitive

All’interno del suo Circolo di Competenza, Buffett si assicura di conoscere l’importante ed il conoscibile invertendo le sue argomentazioni, perché è consapevole che è nella nostra natura auto-convincersi di sapere ciò che vogliamo sapere. Questa è una “tendenza psicologica automatica” che Munger chiama “prime conclusioni cognitive.”Uno dei modi in cui arriviamo a questo, è sottoponendo le ipotesi a test del passato deboli. Una volta che abbiamo una versione del passato che ci gratifica, tendiamo a non testare ulteriormente le nostre ipotesi per paura di accorgerci di aver sbagliato. Se un CEO opera all’interno del suo Circolo di Competenza Illusoria, egli si convincerà di sapere l’inconoscibile. Per evitare di caderci vittima, Buffett afferma, “Se non possiamo trovare le cose all’interno del nostro Circolo di Competenza, non dobbiamo espandere il circolo, dobbiamo aspettare.”

Rischio/beneficio e prezzo/valore

I filtri di Buffett non permettono che il rischio/beneficio non sia soddisfacente, poiché egli elimina il rischio attraverso la sua equazione prezzo/valore. La forza della Berkshire risiede nella sua liquidità, dice Buffett, “In un settore che richiede enormi quantità di capitale, Berkshire ha un patrimonio netto dieci o venti volte superiore ai suoi concorrenti. Questa è la certezza che Berkshire sarà solvente e liquida anche dopo una catastrofe.”Inoltre, un altro suo punto di forza è che si basa sempre sul valore di un’impresa e mai sul suo prezzo. Al contrario, molti investitori basano le loro analisi solo sul prezzo di mercato.

Reale incertezza

Gli psicologi hanno identificato una serie di fattori che influenzano una persona a cambiare la sua idea in presenza di altre persone con idee differenti. Tutti questi fattori esistono nel mercato azionario:

  • Le esternalità informali sono presenti. Cioè, il comportamento degli altri investitori si riflette sul comportamento del prezzo dei titoli nei quali loro investono e questo contiene le informazioni del quale l’osservatore prende nota.
  • Le reputazioni sono in gioco. La sottoperformance è facilmente misurabile, istantaneamente disponibile, e altamente visibile. Per questo la paura di essere licenziato, porta il gestore di un fondo a prendere decisioni che in futuro saranno facilmente difendibili, ma non è detto che queste siano anche le migliori.
  • Molto importante, una decisione spesso deve essere presa in presenza di una reale incertezza. Quando gli investitori prendono decisioni nel rispetto di fattori intangibili, viene aumentata la probabilità di comportarsi in base a ciò che fanno gli altri. Infatti, maggiore è l’ambiguità, come nel caso dei titoli tecnologici, maggiore sarà la propensione che l’influenza della società détti il nostro comportamento.

La domanda più delicata e pressante, ma allo stesso tempo rimasta sempre senza risposta è: “Cosa succederà quando tu morirai/perderai le tue facoltà mentali?”Dal mio punto di vista nessuno è più sensibile a questa domanda dello stesso Buffett. Da un punto di vista gestionale il problema è risolto. “Tutto sommato, noi siamo preparati al camion,” dice Buffett.

La chiave della riuscita secondo lui, sarà proprio il fatto che il consiglio di amministrazione continuerà a ragionare come se fosse il proprietario. Tali persone sono molto familiari a Buffett e conoscono molto bene la sua filosofia.

Dal punto di vista della gestione la Berkshire è in buone mani e Buffett ha già identificato le persone che lo sostituiranno. I loro nomi saranno detti al momento opportuno, con una lettera che inizia: “Ieri sono morto. Questa è ovviamente una brutta notizia per me ma non lo è per il nostro business.” Quando i nomi saranno annunciati niente alla Berkshire cambierà.

Tuttavia, anche se dal punto di vista della figura professionale sarà sostituito, sarà difficile trovare un’altra persona con le sue stesse qualità umane: Leadership, integrità, onestà. Se riguardo al futuro della Berkshire sappiamo ogni cosa, allo stesso tempo c’è un matematico limite al tasso di crescita al quale crescerà.

Infatti se continuerà a crescere a tale ritmo, finirà per assorbire l’intera economia americana. Impossibile. Ad un certo punto, tra oggi ed il 2032, la compagnia dovrà iniziare a crescere ad un tasso più vicino all’economia e alla media. Considerata la capacità di Buffett, la Berkshire è destinata a crescere ad un ritmo ritenuto impossibile per le altre aziende.

Noi non vedremo mai un altro simile a Warren E. Buffett. Impariamo da lui ora.

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TommasoP

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