Investire in fondi azionari conviene? E’ Sicuro? Come fare e quali sono i migliori

Pubblicato da: EnzoL - il: 23-11-2016 22:31

Investire in fondi azionari è sicuro ed è ancora conveniente? Questa domanda se la pongono ogni giorno tantissimi investitori. Il bisogno di avere consigli a riguardo non deve stupire. In periodi di turbolenze finanziarie, due sono le esigenze degli investitori: salvaguardare il proprio capitale dai repentini cali delle quotazioni ed individuare degli assets che garantiscono un rendimento interessante. Coniugare queste due esigenze attraverso i fondi azionari non è affatto semplice. A partire dalla crisi finanziaria del 2008, infatti, proprio le azioni, assieme ai bonds, sono stati tra gli assets più investiti da turbolenze e riduzione dei rendimenti.

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Questa inevitabile dinamica ha portato gli investitori ad essere sempre più selettivi. Se fino a pochi anni fa non c’era che l’imbarazzo della scelta se si voleva guadagnare con azioni e bond adesso il rischio di andare incontro a forti perdite è molto aumentato. Con questo non vogliamo affermare che fino a prima della crisi economica guadagnare con i fondi comuni di investimento (azionari o obbligazionari) fosse un gioco da ragazzi ma solo che negli ultimi anni la caccia ai migliori fondi è diventata sempre più serrata.

Nella macrocategoria dei fondi comuni di investimento sono proprio i fondi azionari a presentare le maggiori criticità. I prodotti davvero convenienti, infatti, sono calati ma le occasioni interessanti continuano comunque ad esserci. In questa guida proveremo ad individuare i migliori fondi azionari. Ovviamente prima di fornire una serie di spunti operativi in tal senso, ci occuperemo di definire cosa sono i fondi azionati e come funzionano. Tutte le domande a cui proveremo a dare una risposta ci aiuteranno a capire se conviene investire in fondi azionari alla luce del mutato clima economico-finanziario.

Fondi azionari cosa sono

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I fondi azionari sono un tipo particolare di fondo comune di investimento ossia di strumenti, predisposti da specifiche società di gestione, che sono finalizzati alla creazione di valore. Un fondo azionario è tale se costituito per almeno il 70% da azioni. Come esistono i fondi azionari italiani, tutti costituiti da titoli di Piazza Affari, ci sono anche tantissimi fondi esteri tra i quali quelli costituiti da assets dei paesi emergenti.

Indipendentemente dalla tipologia, ogni fondo azionario è formato da tre componenti: i fondisti ossia i partecipanti al fondo, la società di gestione e le banche depositarie. Mentre la prima figura coincide con quella dei risparmiatori, per quello che riguarda le altre due figure non è raro fare confusione. Per evitare malintesi possiamo dire che le società di gestione creano e regolano il fondo mentre le banche depositarie custodiscono i titoli che compongono il fondo stesso detenendoli in cassaforte sottoforma di liquidità.

Rischi fondi azionari

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Nella classifica dei fondi comuni di investimento, i fondi azionari sono sempre stati quelli con il livello di rischio più alto. Al tempo stesso però i fondi azionari hanno sempre offerto rendimenti più interessanti rispetto a quelli proposti dagli altri tipi di fondi di investimento.
In termini generali, comunque, la volatilità del fondo azionario è sempre inferiore rispetto a quella della singola azione che lo compone. Questo è un passaggio molto importante. Rischi e rendimenti del fondo azionario, infatti, non son mai pari alla sommatoria dei rischi e dei rendimenti delle singole azioni che lo compongono.

Questo avviene perché, in un fondo azionario, oltre ad essere presenti azioni, c’è anche una componente non azionaria che è costituita spesso da obbligazioni ordinarie e titoli di Stato. Il peso di questi assets è ovviamente minoritario. Assets di diversa tipologia presenti nel fondo azionario servono ad equilibrare il fattore rischio dello strumento. La stessa finalità viene anche perseguita inserendo nel fondo titoli azionari provenienti da differenti aree geografiche. In questo modo, però, all’interno del fondo si avranno investimenti con valuta diversa soggetti ad un diverso rischio di cambio.

E’ ovvio che giudicare la positività del singolo asset presente nel fondo sia praticamente impossibile nonchè inutile alla luce del meccanismo di funzionamento dei fondi azionari. Se si è interessati all’andamento del singolo titolo, la cosa migliore da fare non è investire in fondi azionari ma puntare sul Forex & Cfd Trading.

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Costi fondi azionari

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Quanto costa entrare in un fondo comune di investimento e, più nello specifico, in un fondo azionaria? Questa domanda ha spesso rappresentato un freno ad investire in questo tipo di prodotto finanziario strutturato. E’ ovvio che investire in un fondo azionario non sia la stessa di fare trading con il forex o con il Cfd. I fondi azionari, infatti, presentano tutta una serie di costi che non possono essere eliminati.
Qualsiasi sia il tipo di fondo azionario con cui si ha a che fare, sono sempre presenti i seguenti costi: commissione di ingresso, commissione di gestione, extra-commissione di performance. Vediamo nel dettaglio.

Commissione di ingresso in un fondo azionario

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La commissione di ingresso viene pagata dall’investitore nel mondo del primo versamento nel fondo stesso. Quale è l’importo della commissione di ingresso? Indipendentemente da quelle che sono le proposte dei vari gestori è possibile individuare un minimo comun denominatore: quanto più si investe, tanto meno si paga. Non solo. Tra i vari tipi di fondi azionari, quelli che presentano le commissioni di ingresso più alte sono i fondi bilanciati. Il motivo è ovvio: si tende a far pagare all’investitore il prezzo per avere a disposizione un fondo meno rischioso rispetto a quelli classici. Tutti i fondi azionari hanno commissioni di ingresso? In linea di principio si, fermo restando che i cosiddetti fondi no loan fanno eccezione a questa regola. Essi infatti non presentano nè commissione di entrata nè commissione di uscita.

Commissione di gestione in un fondo azionario

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Le commissioni di gestione del fondo azionario sono la seconda spesa fissa con cui un investitore è chiamato a fare i conti. Concretamente con commissioni di gestione si indicano i costi a carico del fondista per la gestione del pacchetto. Nella quasi totalità dei casi, i costi di gestione sono calcolati su base annua ma il loro versamento può avvenire anche su base mensile. L’importo della commissione di gestione è comunque stabilito prima della sottoscrizione del contratto di investimento.

Extra-commissione di performance in un fondo azionario

L’extra-commissione di performance non è sempre presente in un fondo azionario. Questa spesa, infatti, è una sorta di premio di produzione riconosciuto al gestore se il rendimento ottenuto va oltre tutte le più rosee previsioni. Ovviamente i parametri-traguardo che poi fanno scattare l’extra-commissione di performance sono stabiliti all’atto di sottoscrizione del contratto.

Rendimento fondi azionari: dove si può leggere

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Quando si decide di investire in un fondo azionario, sapere quello che è il rendimento quotidiano diventa una esigenza irrinunciabile. Come si fa a conoscere il rendimento di un fondo azionario? Ovviamente ciascun fondista ha una sua piattaforma web personale che può essere sempre consultata. Sempre restando al web, anche il sito di Borsa Italiana, mette a disposizione uno spazio per i fondi azionari. Ma, oltre a queste possibilità, c’è anche un’altra strada che risale all’epoca in cui internet non era ancora sviluppato.

Ogni giorno, infatti, sui quotidiani economici e non viene pubblicata una tabella con il valore unitario di ogni singola quota dei diversi fondi. Per conoscere il rendimento di un fondo azionario che si è sottoscritto la cosa migliore da fare è consultare sempre il giornale nelle pagine di Finanza.

Fondi azionari aperti e fondi azionari chiusi

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I fondi azionari come del resto tutti i fondi di investimento possono essere di due tipi aperti o chiusi. I fondi aperti sono quelli che presentano un capitale variabile.
Ogni fondista che sceglie di investire in un fondo azionario aperto è libero di stabilire quando è il momento migliore per comprare o per vendere. Nei fondi aperti il valore del singolo patrimonio è calcolato ogni giorno alla luce dei prezzi di mercato dell’intero portafoglio ed in ragione del numero di quote esistenti proprio quel giorno.

Tra i fondi aperti è possibile poi distinguere i fondi armonizzati dai fondi non armonizzati. Quale è la differenza tra questi due tipi di fondi aperti? Per semplificare al massimo, possiamo affermare che i fondi armonizzati sono in linea con la legge e quelli non armonizzati non lo sono. La legge in questione è il Decreto Legislativo n. 83/92. Si tratta del provvedimento con cui il governo dell’epoca recepì la direttiva europea n. 611/85 e n. 220/88.

Senza entrare nei dettagli legali che certamente interessano poco all’investitore possiamo affermare che i fondi non armonizzati danno una libertà di movimento che i fondi armonizzati non possono offrire per ovvi motivi. E’ per questa ragione che molti investitori preferiscono indirizzarsi sui fondi non armonizzati tra i quali includiamo anche i fondi speculativi.
I fondi chiusi, a differenza dei fondi aperti, hanno un capitale fisso e concedono molta meno libertà al sottoscrittore. Il fondista, infatti, ha dinanzi a se due sole opzioni. Egli può sottoscrivere la sua quota del fondo azionario chiuso al momento dell’istituzione del fondo stesso mentre il riscatto può avvenire solo alla sua data di scadenza. Come è evidente, quindi, i margini di manovra sono molto stretti.

Cosa è il benchmark di un fondo azionario

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Quando si parla di fondi azionari si fa spesso riferimento al benchmark. La domanda che ci poniamo subito è cosa è il benchmark di un fondo. Con questo termine si indica il parametro di riferimento che caratterizza il fondo stesso. Il benchmark è un indicatore che riassume il profilo di un fondo fornendo delle informazioni anche sul livello di rischio del fondo stesso. Per scegliere i migliori fondi azionari, quindi, è sempre consigliabile guardare al benchmark, unico parametro che fornisce indicazioni precise o oggettive sulla struttura stessa del fondo.

Allargando per un attimo il discorso non si deve infatti dimenticare che i fondi comuni di diritto italiano sono obbligati da legge e regolamenti ad indicare il benchmark su tutta la documentazione che è rivolta al pubblico. Non solo. Le norme stabiliscono che il benckmark va anche messo a confronto con l’andamento del fondo specifico che si è sottoscritto in modo tale da rendere possibile una comparazione.

Per i fondi azionari internazionali il benchmark di riferimento è l’Msci World Index elaborato dalla Morgan Stanley, l’Msci Europe per i fondi azionari europei e l’Msci Far Fast per i fondi azionari Pacifico. Per i fondi azionari America, invece,  il benchmark di riferimento è l’S&P500 oppure l’Msci North America mentre per i fondi azionari Paesi emergenti il benchmark è l’Msci Emerging Markets.

Per quanto riguarda i fondi azionari italiani, il benchmark  di riferimento è (alternativamente) il Mib30, il Comit o l’Msci Italia.

Tassazione fondi azionari

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La tassazione dei fondi azionari è un argomento complesso ma assolutamente necessario visto che da quello che è l’importo complessivo delle tasse dipende il guadagno netto reale ottenibile dal fondo azionario. In altre parole si può sottoscrivere il più redditizio fondo azionario ma se poi la tassazione che viene applicata falcia il guadagno, non si è avuto alcun vantaggio concreto.
Nella stragrande maggioranza dei paesi, la tassazione dei fondi azionari viene descritta in modo chiaro e senza quelle tortuosità che invece sono tipiche dei regimi fiscali più complessi. E nel nostro Paese? Quali sono le tasse da pagare per avere un fondo azionario in Italia? Proprio a questa domanda cercheremo di dare una risposta in questo paragrafo della guida sui fondi azionari.
Chiariamo subito che la legge distingue due diverse fattispecie di tassazione: la tassazione dei soggetti di diritto italiano e la tassazione dei soggetti di diritto estero.

Tassazione fondi azionari soggetti di diritto italiano

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La normativa in vigore fino al 2011 stabiliva che i fondi azionari dei soggetti di diritto italiano erano tenuti al pagamento di una tassa pari al 20% dell’imponibile. Si trattava di una sorta di imposta di acconto piuttosto che di una vera e propria tassazione. Dal 2014, nell’ottica di una crescente semplificazione, le norme sulla tassazione dei dei fondi azionari sono cambiate. La nuova legge, in vigore anche oggi, prevede che il prelievo sia effettuato sul guadagno realizzato e sia a carico del sottoscrittore al momento del disinvestimento.

In concreto quando l’investitore deciderà di uscire dal fondo chiudendo la sua posizione, verrà applicata una ritenuta del 26%. Questa imposizione graverà sull’incremento di valore delle quote che si è verificato nel periodo compreso tra la data di sottoscrizione e la data del loro disinvestimento.

L’introduzione di questa imposta ha semplificato le vecchie regole. Ad ogni modo ai fini prettamente tributari, l’imponibile sul quale pagare le imposte viene calcolato come la differenza tra il valore finale e quello iniziale del fondo stesso nell’anno fiscale di riferimento.

Ovviamente il calcolo della somma dovuta a titolo di tassazione del fondo azionario non si conclude qui. Una volta determinata la base imponibile, infatti, sarà compito della società di gestione imputare l’imposta dovuta nell’apposita voce del passivo e procedere con la determinazione del valore del patrimonio netto.

Il dato ottenuto verrà poi diviso per il numero delle quote del fondo azionario che sono in circolazione. In questo modo viene effettuata la determinazione del valore della singola quota. Questo importo, infine, sarà utilizzato per la regolazione delle operazioni di sottoscrizione e di rimborso.

Tassazione fondi comuni azionari in caso di perdita

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Una domanda che in molti sono spinti a porsi è come avviene la tassazione dei fondi azionari nel caso in cui l’investimento porti ad una perdita. La legge, a tal riguardo, stabilisce che la perdita che è emersa in un periodo di imposta può essere portata in diminuzione dal reddito della gestione dei periodi successivi per l’intero importo. Ovviamente la perdita deve risultare dalla relativa dichiarazione dei redditi.

L’iter per ammortizzare la perdita è abbastanza semplice visto che la maggior parte della responsabilità è in capo alle stesse società di gestione. Sono i gestori, infatti, ad effettuare tutti i calcoli del caso segnalando l’esistenza di eventuali importi legati a perdite. Sotto questo punto di vista possiamo dire che nel caso di perdite del fondo, ai fini fiscali, la società di gestione opera come ente di compensazione. In situazioni di questo tipo, quindi, l’investitore fondista non è tenuto a inserire queste informazioni in dichiarazione dei redditi, visto che sarà l’intermediario ad avere l’onere di pagare le imposte risultati.

Tassazione fondi azionari soggetti di diritto estero

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La tassazione dei fondi azionari riferiti a soggetti esteri è di due tipi. La tassazione dei fondi armonizzati UE è infatti differente rispetto a quella dei fondi non armonizzati UE
Nel caso delle tasse sui fondi comuni armonizzati UE, viene applicata una ritenuta alla fonte a titolo di imposta pari al 20%. La tassa si paga nel momento in cui il fondo distribuisce i profitti. Alla luce di questa caratteristica possiamo affermare che la tassazione sui fondi comuni armonizzati UE segue il principio di cassa. La base imponibile sulla quale viene applicata la tassazione è calcolata considerando l’incremento del valore delle quote nel periodo d’imposta intercorrente tra l’acquisto e la vendita.

Per quanto concerne l’inserimento in dichiarazione dei redditi, nel caso dei fondi azionari armonizzati EU valgono le stesse regole previste per i soggetti di diritto italiano. In pratica è il gestore ad effettuare trattenute ed eventuali compensazioni.
Le norme sulla tassazione dei fondi azionari sono diverse nel caso in cui si ha a che fare con fondi di investimento non armonizzati UE. In questo caso, infatti, è prevista una ritenuta a titolo di acconto e non una ritenuta sostitutiva fermo restando la validità del principio per cassa e non quello per competenza. Per quanto concerne la compilazione della dichiarazione dei redditi, spetta all’investitore riportare i dati relativi ai propri eventuali profitti.

Fondi azionari migliori

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Ogni anno tra gli investitori parte la caccia ai migliori fondi azionari. Un valido supporto per individuare i fondi che presentano il rendimento migliore è fornito da siti e giornali specializzati. Rispetto al passato la caccia al fondo azionario migliore è diventata sempre più difficile. Le turbolenze finanziarie, infatti, hanno finito con l’influenzare anche questo tipo di prodotto. E’ per questo motivo che la prima regola da seguire per trovare il fondo azionario a più alto rendimento è quella della prudenza. Solitamente per trovare i migliori fondi azionari ci si può rivolgere anche alla propria banca o al proprio consulente di fiducia. Ad ogni modo non sta scritto da nessuna parte che il fondo azionario debba necessariamente produrre un rendimento. Come tutti gli investimenti, infatti, anche i fondi comuni azionari sono soggetti da un certo rischio.

Investire in fondi azionari conviene

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Per stabilire se investire in fondi azionari conviene è necessario fare una comparazione tra vantaggi e svantaggi. In linea di principio tutti sono concordi nel ritenere che i fondi azionari siano più convenienti rispetto alle singole azioni. Ma per avere un metro comparativo completo è necessario includere nell’analisi anche gli svantaggi dei fondi. Queste criticità si sono acuite negli ultimi anni a seguito proprio della crisi finanziaria.

I prodotti interessanti non mancano e per la scelta del fondo azionario più conveniente ci si può sempre affidare al giudizio di enti e società terze come Morningstar e AltroConsumo. Il parere di consulenti esterni è positivo ma anche esso non fornisce la certezza assoluta della convenienza del fondo.

E’ questo un aspetto negativo dei fondi azionari intesi come categoria. Questi prodotti, infatti, scontano i rischi che inevitabilmente si corrono quando si sceglie un investimento a scatola chiusa, già definito dal gestore. Non si deve dimenticare, infatti, che, solitamente chi investe in fondi azionari si orienta verso questo tipo di prodotto perchè non ha tempo a sufficienza per investire in modo diretto. E’ per questo motivo che è sempre preferibile agire in prima persona attraverso il Forex & Cfd trading.

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Investire in fondi azionari vantaggi

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I fondi azionari sono talmente diversificati tra loro da offrire soluzioni diverse per ogni tipo di esigenza. L’indice benckmark è lo strumento attraverso il quale ogni investitore può avere un quadro oggettivo su condizioni e rendimento. L’esistenza di tale parametro, unito alle informazioni che il gestore deve fornire prima della sottoscrizione, sono gli strumenti attraverso i quali scegliere su quali fondi azionari investire. La completezza delle informazioni è quindi un indubbio vantaggi dei fondi azionari rispetto, ad esempio, al semplice trading di Cfd.

Anche la possibilità di trovare un fondo azionario plasmato sulle proprie necessità finanziarie è molto importante. Molto spesso, infatti, investire in fondi azionari significa parcheggiare una certa liquidità di cui si può fare a meno, su un prodotto che, nel lungo periodo, è in grado di offrire rendimenti interessanti. Ovviamente questo vantaggio del fondo azionario ha la sua controparte nello svantaggio legato al breve periodo.

Investire in fondi azionari svantaggi

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Investire in fondi azionari pensando di ottenere un rendimento interessante già nel breve termine è quasi utopico. Il fondo azionario, anche quello a più alto appeal speculativo, non è adatto per investimenti di breve termine. Nella migliore delle ipotesi è prevista una cedola periodica ma questo, ovviamente, non soddisfa chi è alla ricerca di occasioni rapide di guadagno. E’ questo lo svantaggio più pesante che caratterizza i fondi azionari.

Tra gli altri svantaggi poi ci sono da annoverare quelli legati al cambio e all’inflazione. I primi sono tipici dei fondi azionari esteri e possono rappresentare un problema non indifferente soprattutto in momenti di turbolenza monetaria. Ovviamente sia per quello che riguarda i cambi che per quanto riguarda l’inflazione, il consulente è tenuto a fornire consigli e suggerimenti che, però, potrebbero non bastare.

Investire oggi in fondi azionari: conclusioni

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In conclusione di questa guida sui fondi azionari, possiamo affermare che questi prodotti sono adatti sono a specifiche categorie di investitori. Se non si presentano determinate caratteristiche è meglio orientarsi verso strumenti differenti. La necessità di essere selettivi è inoltre aumentata alla luce della crisi finanziaria in atto. I fondi azionari sono sicuri nella misura in cui il sistema complessivo sia capace di reggere ma al di la di questo resta evidente la necessità di privarsi volontariamente di liquidità per vedere poi i frutti del proprio investimento solo più in là nel tempo.

Sotto questo punto di vista se l’obiettivo è quello di provare a guadagnare sfruttando le oscillazioni momentanee di un’azione o di un indice, allora è meglio indirizzarsi sul trading di Cfd.

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