Obbligazioni, per gli esperti di AXA il 2017 sarà anno di transazione per i rendimenti

Pubblicato da: Luca M. - il: 26-12-2016 15:30

Secondo quanto affermato qualche giorno fa da Chris Iggo, Chief Investiment Officer obbligazionario di AXA Investment Managers, il 2017 sarà un anno tutto sommato di transazione per quanto concerne i rendimenti obbligazionari. Ma da quali determinanti è influenzata tale valutazione? E quali potrebbero essere i driver in grado di influenzare le evoluzioni dei rendimenti obbligazionari in area euro e in area dollaro?

Un 2016 di sorprese…

Cominciamo con il rammentare quanto sia stato imprevedibile il 2016, un anno sicurmente molto particolare, in cui i rendimenti obbligazionari sono saliti e in cui lo scenario sembra essersi fatto molto più dinamico e aleatorio. In un simile ambito, l’evento clou è stato certamente rappresentato dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e dal loro sorprendente esito, con la vittoria del candidato repubblicato Donald Trump. L’evento in questione ha condotto a un rapido mutamento delle stime per i prossimi anni: prima dell’esito delle presidenziali statunitensi, infatti, le previsioni delle principali economie sul 2017 non differenziavano notevolmente da quelle del 2016 per quanto concerne i principali dati macro economici (Pil, inflazione ecc.), con la conseguenza che anche il comportamento della banche centrali sembrava essere sufficientemente prevedibile: l’obiettivo sarebbe stato quello di mantenere un basso livello dei tassi di interesse di riferimento, e – contemporanamente – continuare ad assistere i mercati con i giusti e ben noti strumenti.

“In queste previsioni” – afferma Chris Iggo – “non si metteva però in dubbio la “stagnazione secolare”, una situazione caratterizzata da una domanda aggregata insufficiente, una crescita della produttività debole, vincoli di bilancio e dinamiche demografiche negative. A ogni falsa partenza, i più pessimisti nel mercato obbligazionario perdevano fiducia nella possibilità di un aumento sostenibile dei rendimenti. La curva del rischio si è appiattita a causa della politica monetaria, tanto che il fattore tecnico che condizionava i mercati obbligazionari era la caccia al rendimento. Gli investitori potevano muoversi verso il segmento a più lungo termine della curva e pescare in fondo all’universo del credito senza aver paura di un aumento dei tassi o di un deterioramento sistemico. L’opzione put della Banca centrale è stata alquanto efficace”.

… e un 2017 che non dovrebbe esser da meno!

Sancito quanto sopra per il 2017, l’esperto di AXA si guarda bene dal porre in essere delle previsioni. Tuttavia: una cosa sembra essere certa: i rendimenti obbligazionari nei prossimi mesi saranno in una fase di transizione, e sentment e volatilità dei mercati dei bond dipenderanno principalmente dalle decisioni delle banche centrali.

In tal senso, quella della Federal Reserve sembra essere meglio tracciata. Nel meeting FOMC di dicembre la Banca centrale statunitense ha infatti decretato il primo incremento dei tassi di interesse di riferimento del 2016 (e ultimo), preannunciando la stima per tre nuovi ritocchi nel 2017, invece dei due che aveva stimato in precedenza. L’impressione è, comunque, che il primo dei rialzi dei tassi Fed funds non avverrà prima del secondo trimestre dell’anno, e che comunque il timing dipenderà in buona parte dalle mosse di politica fiscale di Trump (con la conclusione che, in fondo, la Fed potrebbe essere chiamata a “compensare” le mosse della nuova amministrazione).

Più incerte – ma solo in parte – sembrano invece essere le mosse della Bce. L’istituto di Mario Draghi nella riunione di dicembre ha ampliato il quantitative easing a tutto il 2017, sebbene per un ammontare mensile inferiore di 20 miliardi di euro rispetto a quanto già in vigore nell’anno che si sta accingendo a conclusione. Nei prossimi mesi la Bce parlerà anche di tapering, con conseguente tendenza graduale alla normalizzazione: è intuibile che Draghi cercherà di rassicurare i mercati evitando di diffondere notizie in tal senso, ma il 2017 dovrebbe comunque preparare la Bce per un ritorno all’ordinarietà. Salvo, ovviamente, nuovi shock finanziari.

In questo scenario evolutivo – conclude l’esperto AXA – le curve dei rendimenti dovrebbero farsi più ripide e i premi per l’inflazione potrebbero diventare più alti.

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Luca M.

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