Market mover Forex 2016: Calma apparente ed occasioni di trading sconvolte dagli eventi

In questa guida approfondiremo alcuni punti molto importanti per tutti i trader che vogliono fare trading con il mercato Forex. In sostanza ci occuperemo di conoscere gli ultimi market mover del 2016.

Analizzando i Market mover dell’ultima settimana dal 26 al 30 dicembre, possiamo vedere come il Calendario Economico di questa settimana di trading online faccia registrare una conferma delle previsione di fine anno a ribasso.

Ci si deve attendere per questi ultimi giorni, un momento di calma, delle piccole variazioni potrebbero che potrebbero trasformarsi in movimenti di altissima volatilità.

dollaro

Nonostante tutto, però, i market mover che sono in  programma per questa settimana ( dal 26 Dicembre al 30 Dicembre) non promettono nulla di nuovo, quindi non vi sono particolari occasioni. Se poi consideriamo anche che le chiusure dei mercati azionari per le festività possono influenzare l’attività del trader allora possiamo meglio comprendere come la predisposizione al trading sul Forex e sugli altri mercati finanziari sia molto bassa.

Infatti, in questo inizio settimana, le vacanze dei trader si sono fatte sentire, con uno stop del rally del dollaro a conclusione di questa settimana che fa registrare la corsa alla presa di profitto prima della conclusione dell’anno.

Nel corso di questa settimana, il calendario non offre particolari market mover ad alto impatto, e questo lascia intendere maggior tempo per gli investitori di implementare nuove strategie in vista anche del nuovo anno.

Di seguito analizzeremo gli eventi che hanno sconvolto i mercato nel 2016, dalla Brexit, a Trump, al crollo del petrolio alla Cina. In sostanza analizzeremo tutti i protagonisti del 2016 che hanno sconvolto i mercati finanziari.

Eventi che hanno sconvolto i mercati Forex

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Dall’inizio del 2016 ad oggi, possiamo riassumere una serie di eventi che hanno sconvolto tutti i mercati Forex. Una serie di grandi eventi che ha portato alla quasi paralisi dei mercati finanziari nel 2016.

Infatti, dall’inizio dell’anno abbiamo assistito ad un crollo dei mercati a seguito del calo incontrastato del prezzo del petrolio, fino ad arrivare ai minimi di 13 anni fa.

Si sono susseguite diverse vicende poi, dal crollo dei rendimenti dei titoli di stato alla vittoria del Sì alla Brexit a seguito del referendum del Regno Unito finanche alla vittoria di Trump a presidente USA. Ma vediamo di analizzare meglio quello che è successo nel corso del 2016..

Crollo del prezzo del petrolio, Cina e crollo dei mercati a inizio 2016

Se ripercorriamo la storia dal principio, da Gennaio 2016, possiamo notare come questo sia stato un mese terribile per gli investitori.

In un mese di 30 giorni, 10 giorni sono stati micidiali per il trading online, dove in quasi tutti i mercati del mondo si sono bruciato circa 4.000 miliardi di dollari. Questo processo è legato al rallentamento economico della Cina e della svalutazione della sua valuta.

Allo stesso modo e nello stesso periodo, il mercato delle obbligazioni è stato colpito dalle forze conflittuali delle banche centrali, le quali erano impegnate a vendere le proprie riserve monetaria al fine di supportare le proprie valute. Questo ha provocato la corsa degli investitori alla ricerca di sicurezza.

All’inizio del 2016 alcuni trader hanno fatto segnare i livelli d’ansia ai massimi, preoccupati anche per quelle che sarebbero state le conseguenze sui mercati mondiali anche se non erano del tutto convinti che si potesse parlare di recessione.

Dopo i primi 10 giorni di trading nel 2016, il risultato dell’evento shock è stato favorevole a quasi tutti gli investitori: il problema non è scomparso, ma lo si è tenuto sotto controllo.

Prezzo del petrolio ai minimi di 13 anni nel 2016

Altro aspetto determinante per il 2016 è stato il crollo  del prezzo del petrolio. Infatti questo ha toccato in minimi, facendo registrare nel 2016 lo stesso prezzo di 13 anni fa. Se si esaminano le analisi condotte le corso di quest’anno, possiamo notare come la 3° settimana di gennaio, è stata una settimana pesante per il petrolio tanto che avrebbe fatto segnare il prezzo minimo a quota 27.10 dollari al barile, accompagnato da un sell off delle azioni del settore energetico e delle obbligazioni.

Bank of Japan adotta i tassi negativi

Altro punto molto importante per il 2016 è legato ai tassi negativi della banca del Giappone, secondo cui alla fine di gennaio, la stessa Bank of Japan ha annunciato un altro grande shock non solo per i mercati ma anche per le le banche, introducendo una politica monetaria con un tasso di interesse in territorio negativo.

Ovviamente le ripercussioni si sono fatte sentire in tutto il territorio, per altro in tempi record. Nel momento in cui poi gli investitori hanno scaricato le azioni delle banche, ci si è riversati su rendimenti più alti nella zona euro, come ad esempio nel Regno Unito o anche oltre oceano, negli Stati Uniti.

Tutto questo ha contribuito ad abbassare i tassi di interesse reali del mondo sviluppato.

Referendum Brexit nel Regno Unito: vince il Sì!

Il colpo di grazia non solo per il mercato Forex ma in generale per tutti i mercati e tutti i settori d’investimento è stato il risultato del referendum in Granbretagna che ha visto la vittoria del Si alla Brexit e l’uscita della Granbretagna fuori dalla zona Euro.

Dopo lo shock di inizio 2016 a metà anno gli investitori si sono trovati nuovamente a controllare i mercati impazziti a causa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Tutti gli analisti, avevano previsto in concomitanza con il referendum, un crollo della sterlina e la vittoria del Sì alla Brexit con un sell-off sui titoli di Stato. Per fortuna e per gioia di tutti i trader, a livello macroeconomico la Brexit non ha fatto segnare gli effetti catastrofici che si erano previsti.

Crisi Bancaria Italiana

La crisi legata alle banche Italiane non è nuova per i tarder. La ricordiamo nel Luglio 2016 quando finirono sotto i riflettori. Oggi a 6 mesi di distanza, ci ritroviamo ancora una volta con la crisi in tasca a causa delle vicende della MPS, e la vittoria del NO al referendum costituzionale del 4 Dicembre, e con l’ammontare di crediti deteriorati nei bilanci degli istituti finanziari nel nostro paese.

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L’Italia ha voluto dire NO alle riforme imposte dall’Europa, ha detto No alla riforma costituzionali, innescando le dimissioni del premier Matteo Renzi, facendo registrare per altro un tonfo dei titoli bancari sul Ftse Mib, che registrano  per il 2016 solo perdite.

Elezioni Americane

Altro punto focale del 2016 è stato la vicenda legata alle elezioni Americane che hanno fatto segnare la vittoria del repubblicano Donald Trump e della Trumpflation.

Quest’evento lo possiamo registrare come il secondo dopo quello della Brexit che ha fatto tremare i mercati di tutto il mondo. Gli investitori si sono avvicinati alle elezioni USA 2016 con trepidazione.

La vittoria inaspettata di Trump per fortuna ha fatto tremare solo per poco tempo i mercati internazionali, anche perchè gli investitori hanno rapidamente abbracciato le nuove idee legate al repubblicano e si sono subito capacitati all’idea di un Congresso controllato dai repubblicani.

Una delle maggiori politiche attrattive di questo presidente è stata quella economica, che ha fatto segnare il punto di svolta grazie all’attuazione di nuovi stimoli fiscali, ma anche di tagli alle tasse e della riforma inerente la normativa sulle imprese negli Stati Uniti.

Wall Street ed i titoli azionari

Strettamente legato alle elezioni di Trump sono stati gli eventi di wall street che si sono mossi ancora una volta sostenendo gli livelli da record. A questi sono seguiti gli eventi legati alla vendita di obbligazioni a seguito della decisione da parte della Federal Reserve di aumentare i tassi di interesse indicando anche altri 3 aumenti per il prossimo anno.

L’OPEC e prezzo del petrolio

Anche i mercati delle materie prime sono stati scossi da una grande incertezza legata alla riduzione di barili di petrolio. Solo a Dicembre si è avuto un accordo per la riduzione della produzione facendo risalire il prezzo.

I mercati azionari sono ora in forte espansione non solo per questa vicenda ma anche perché le elezioni degli Stati Uniti sono strettamente alla speranze di un accordo sulla produzione di petrolio anche in futuro.

Per tanto si è deciso il taglio della produzione del petrolio da parte dei paesi non facenti parte dell’OPEC. La giustificazione sta nella pressione sulle economie inflitta dal prezzo del petrolio troppo basso, come ad esempio il caso dell’Arabia Saudita, la quale si prepara al lancio sul mercato della compagnia petrolifera statale Aramco entro il 2018.

Debito della Cina e lo yuan debole

Infine, chiude lo scenario la CINA. Con la fine dell’anno, la maggior parte degli analisti non solo sono intenti ad esaminare i pro e i contro dell’indebolimento del renminbi ma anche dell’aumentare del debito della Cina.

Questo è legato sopratutto al rischio di un ulteriore innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve la quale resta attiva nel rialzare i tassi nel 2017. Di conseguenza i debiti in dollari subiscono un aumento.

Un dollaro forte ostacolerà tutti gli sforzi condotti dalla Cina al fine di stabilizzare il renminbi e limitare quindi la fuga di capitali. Il rischio in questo caso è che il Paese possa aumentare nuovamente i costi di indebitamento a breve termine.

Per concludere, il nostro consiglio che ci sentiamo di darvi è di scegliere uno dei broker a seguito riportati ed iniziare a fare trading nel mercato Forex con il Dollaro. Lo abbiamo visto in questo approfondimento che è statile e si sta rafforzando. Quindi un ottimo momento per investire e fare trading. Inoltre scegliendo uno dei nostri broker proposti, potete fare trading anche con un conto demo, testare le vostre strategie e prendere confidenza con la piattaforma.

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TommasoP

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