Mercato italiano, 8 eventi che influenzeranno i vostri investimenti

Come si evolverà il mercato italiano degli investimenti nel corso della prima parte del 2017? A cercare di fornire una risposta puntuale e approfondita è Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory e Gestione, che in una recente e lunga intervista ha cercato di fornire un positivo contributo nell’individuazione di quegli eventi che potrebbero influenzare i vostri investimenti italiani nella prima metà del 2017. Una serie di driver che potebbero avere conseguenze più o meno incisive sul mercato tricolore, e che vediamo di valutare, punto per punto, nelle righe che seguono.

Crescita globale tra il 2,5% e il 3,0%

Il primo driver sul quale si sofferma l’esperto di Intermonte è il fatto che, finalmente, dopo anni di crescita / decrescita evidentemente divergente nelle varie aree del mondo, il 2017 riuscirà ad essere un anno di crescita globale sincronizzata, con un contributo più omogeneo dei vari mercati. Complessivamente, l’indice di sviluppo dell’economia globale dovrebbe rimanere tra il 2,5% e il 3,0%.

Cresce il rischio politico

Il rischio politico già emerso in misura significativa nel corso del 2016, dovrebbe permanere e acuirsi anche nel corso del 2017. Pertanto, non ci sarà pace per gli analisti internazionali. Se lo scorso esercizio è stato l’anno della Brexit, delle elezioni americane che hanno condotto alla vittoria del candidato repubblicano Donald Trump e dell’esito negativo del referendum costituzionale italiano, il 2017 dovrebbe essere l’anno delle elezioni in alcuni  dei principali mercati europei (e forse anche in Italia, sulla scia di quel che deciderà la  Consulta a fine gennaio sulla legge elettorale in vigore). Gli eventi politici elettorali potrebbero portare alla formulazione di governi “inediti” e, generalmente, all’emersione di una maggiore quota dei movimenti populisti.

Banche centrali con ruolo decrescente

Altro driver individuato da Intermonte, per quanto concerne la politica monetaria, è l’inversione di atteggiamento delle banche centrali rispetto a quanto avvenuto nel 2016. Lo scorso anno è infatti passato in archivio come l’anno di massima compressione sui tassi di mercato, in seguito all’azione della Banca centrale europea, ma anche l’anno di picco del quantitative easing sul fronte dei volumi di acquisti mensili. Il 2017 potrebbe essere l’anno della corsa dei tassi a rialzo (almeno sul fronte della Fed) anche se sul breve termine è molto più probabile un consolidamento intorno ai livelli attuali.

Reflazione

Oltre alla crescita globale sincronizzata, che l’esperto di Intermonte pone come primo driver influenzante l’evoluzione del mercato italiano nel 2017, il rialzo atteso dei tassi di interesse legato alle attese di inflazione in miglioramento potrebbe rappresentare un altro driver per l’anno. La società ha in particolar modo evidenziato 16 principali periodi di rialzo o di ribasso dell’inflazione, distribuiti in maniera equa (8 rialzi e 8 ribassi) e valutato altresì che nelle ipotesi di rialzo dell’inflazione il mercato è calato 7 volte su 8, mentre in caso di calo dell’inflazione il mercato è sceso 3 volte su 8. Lo scenario più positivo sui tassi, con attese di crescita dell’inflazione, potrebbe condurre benefici per il mercato italiano, e soprattutto per i titoli finanziari.

Riposizionamento dei flussi verso l’Europa

Un altro driver da non sottovalutare potrebbe essere rappresentato dal riposizionamento dei flussi verso il mercato azionario europeo. In tal senso, anche l’Italia – parte integrante e non certamente troppo marginale – del comparto del vecchio Continente, potrebbe beneficiare di ciò, intercettando una parte dei flussi dall’obbligazionario all’azionario.

Supporto al trade value vs grotwh

La sesta determinante è rappresentata dalla potenziale chiusura di diversi gap di performance e di valutazione in favore del trade value vs growth. L’esperto sostiene in tal senso che già nel 2016 si è avuto modo di toccare con mano qualche tiepido segnale di ricomposizione del trade value vs growth.  Nell’ottica di una normalizzazione dei trend, pertanto, c’è spazio affinchè il gap di valutazione tra i settori value e quello growth possa gradualmente chiudersi.

Ritorno del merge & acquisition

Un altro trend dell’anno appena cominciato sarà quello del ritorno del M&A, che potrebbe coinvolgere in misura più significativa del previsto il settore finanziario, dopo il forte rafforzamento patrimoniale del settore nel corso degli ultimi anni e all’interno di uno scenario  ben più favorevole sul fronte dei tassi. Anche sul fronte italiano dovrebbe esserci spazio per qualche operazione societaria, con conseguete beneficio sul gruppo di titoli interessati.

Large caps da preferire (almeno per ora)

Ultimo driver che sarebbe opportuno tenere in considerazione è il fatto che, se nella prima parte dell’anno avrà luogo una prosecuzione del trend value vs growth, a beneficiarne saranno soprattutto i settori finanziari ed energetici, che sono meno rappresentati nel segmento delle mid-small caps, e più rappresentati nei titoli a larga capitalizzazone. Pertanto, forse nella prima parte dell’anno la preferenza dovrebbe andare ai titoli large caps, anche se non bisogna dimenticare che le mid small caps continueranno a dare grandi soddisfazioni agli investitori, valutata anche la vocazione internazionale di queste aziende.

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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