Bitcoin, il 2017 sarà l’anno del boom delle blockchain?

Pubblicato da: Luca M. - il: 30-01-2017 15:52

Il 2017 potrà realmente rappresentare l’anno del boom del Bitcoin? A domandarselo sono i tantissimi investitori che nel corso degli ultimi tempi si sono avvicinati (o riavvicinati) alla criptovaluta, contribuendo almeno in parte a rilanciare le quotazioni dei bitcoin sopra la soglia – non solo psicologica! – dei 1.000 dollari. Una soglia che il Bitcoin aveva lasciato nel 2013, e che è stata maturata dopo un guadagno di oltre il 120% nel 2016, anno che ha decretato i bitcoin quali valute più dinamiche e positive del Pianeta. Ma per quale motivo il Bitcoin sta riscuotendo così tanto successo? E durerà?

La super-domanda cinese

A compiere uno dei più recenti e interessanti approfondimenti sull’evoluzione del Bitcoin è stato, pochi giorni fa, Pierangelo Soldavini su Nòva24. Un approfondimento che parte da un indiscutibile dato di fatto: a trainare al rialzo l’interesse dei bitcoin è stata soprattutto la domanda cinese, a sua volta incentivata dalla debolezza dello yuan. Ne è derivato che oggi giorno è la valuta del colosso asiatico a predominare in termini relativi ed assoluti all’interno della torta degli scambi dei bitcoin, influenzandone le quotazioni in misura molto più significativa rispetto a quanto potrebbero fare le altre forze in campo.

Non di sola Cina vive il Bitcoin

Ad ogni modo, sarebbe errato ritenere che sia la sola Cina il driver che sta conducendo le quotazioni dei bitcoin così in alto. Nel 2015/2016 il mondo finanziario è infatti tornato a occuparsi in misura più consapevole (e forse più “matura”) delle criptovalute e della blockchain, la tecnologia che è alla base del funzionamento di Bitcoin & co., e che permette di costruire un database pubblico che certifica univocamente tutti i passaggi dei processi che costituiscono le transazioni in bitcoin. Un meccanismo che, se applicato in misura massiva, potrebbe permettere un risparmio tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno in termini di costi infrastrutturali da (non) sostenere per i pagamenti crossborder, il trading in titoli e la compliance regolamentare. Le stime di cui sopra – elaborate da Santander – si sposano d’altronde piuttosto bene con le previsioni che Accenture ha avuto modo di effettuare in relazione alle attività delle sole otto maggiori banche d’investimento mondiali, che potrebbero arrivare a risparmiare tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari annui, e tagliare di un terzo l’anno i costi operativi. Insomma, una bella riduzione degli oneri, in un contesto in cui la volontà di gonfiare la marginalità sta conducendo a operazioni di “tagli” più o meno creativi gli operatori finanziari.

Gli effetti di una più intensa applicazione di tale tecnologia non si esaurirebbero certamente qua. Secondo le previsioni di Grand View Research, infatti, il mercato legato alla blockchain potrebbe crescere dagli attuali 500 milioni di dollari a circa 8 miliardi di dollari entro i prossimi 8 anni, trascinato al rialzo soprattutto dagli investimenti dell’industria, e dall’interesse nelle applicazioni e delle stesse valute digitali, in grado di garantire benefici in termini di riservatezza, apertura ed efficienza.

Che anno sarà il 2017?

Logico a questo punto domandarsi che cosa potrebbe accadere nel 2017 nell’orbita delle criptovalute e, in particolar modo, dei bitcoin e delle blockchain. Attualmente il mercato di queste ultime sembra essere polarizzato principalmente in Nord America, che pesa per più del 40% del valore globale grazie alla sua opera di “precursore” nella nuova tecnologia, che ha consentito agli Stati Uniti di occupare fin da subito una posizione di leadership. Nel  breve termine si attende però un forte recupero dell’area dell’Asia-Pacifico.

Per quanto riguarda più prettamente il breve termine, il 2017 potrebbe essere l’anno di lancio di numerose iniziative che avranno il doppio merito di rinnovare l’attenzione e gli investimenti su tale comparto. Come ricordava il giornalista di Nòva24, recente è ad esempio l’intenzione di Deloitte di avviare un nuovo laboratorio sulla blockchain a Dublino, o ancora il lancio di un progetto per lo sviluppo di un’app di trading che possa poggiare la propria funzionalità sulla blockchain da parte di un consorzio di sette banche tra cui spiccano massimi big come Deutsche Bank, Hsbc e SocGen. O, ancora, il lancio di un progetto per condurre la blockchaing nel clearing di Wall Street, e così via.

Ad ogni modo, quanto sopra non è certo sinonimo di successo. Come dimostrano alcuni flop – anche del recente passato – le buone intenzioni non sono certo sufficienti per poter assicurare positive evoluzioni. Vedremo dunque se questi primi mesi del 2017 riusciranno a confermare gli ottimi presupposti realizzati…

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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