Investimenti finanziari, incombe il rischio Francia

Pubblicato da: RobertoR - il: 13-03-2017 19:53

Gli investitori finanziari guardano con crescente preoccupazione l’avvio della stagione elettorale europea e, in essa, l’appuntamento presidenziale francese: un evento che cela diversi pericoli di instabilità per l’intera eurozona, e i cui riflessi più potenzialmente negativi sono già manifestati dal recente ampliamento dello spread tra i rendimenti obbligazionari francesi e quelli tedeschi.

Amundi avverte sul pericolo Le Pen

Tra gli analisti che in maniera più esplicita di altri sono intervenuti sul tema nel corso degli ultimi giorni ci sono sicuramente quelli di Amundi, i cui esperti evidenziano che la maggiore preoccupazione sulle elezioni presidenziali francesi riguardi l’eventuale vittoria di Marine Le Pen, candidata del Front National, all’appuntamento del 7 maggio.

Nel caso in cui la Le Pen dovesse uscire vincitrice dalla contesa… tutto potrebbe accadere, compresa l’uscita della Francia dalla zona euro (un evento che peraltro la stessa Le Pen non ha mai escluso del tutto). Spingendoci un po’ oltre, ai limiti della fanta-politica, l’uscita transalpina dalla zona euro potrebbe decretare altresì la fine della moneta unica europea.

Meglio attendersi di tutto (il 2016 insegna)…

Se quanto sopra vi sembra una esagerazione, probabilmente vi sbagliate di grosso. Certo, per il momento lo scenario di una vittoria della Le Pen è ancora marginale, ed è ancora più ristretta l’ipotesi secondo cui – in caso di vittoria della candidata del Front National, Parigi possa realmente uscire dall’eurozona. Tuttavia, dopo le grandi sorprese elettorali del 2016 (si ricorda: Brexit e Trump) è lecito attendersi di tutto, e anche di più.

Una cosa sembra ad esempio certa: l’ondata populista nel 2017 rischia di travolgere tutti i Paesi sviluppati, e dunque sarebbe opportuno attendersi risultati anche sorprendenti alla chiusura delle urne. E non è un caso se oggi giorno quasi nessuno guarda più ai sondaggi, che – per carità – danno la Le Pen sconfitta, ma che davano sconfitti anche i pro-Brexit nel Regno Unito, e i repubblicani negli USA).

…ma senza drammatizzare

Ad ogni modo, non vogliamo certamente concludere il nostro focus odierno con l’amaro in bocca o con un senso di smarrimento sul futuro. Due sono infatti gli elementi che dovrebbero scoraggiare i pessimisti, e tutti coloro che temono che il ciclone Le Pen frantumi l’euro.

Il primo è legato al fatto che – anche se Marine Le Pen dovesse vincere di larga misura il primo round delle elezioni presidenziali – la candidata del Front National riuscirà ad avere la meglio solamente se il suo avversario non riuscirà a raccogliere il gran numero di voti degli elettori di centro e dei partiti tradizionali che hanno già dichiarato di voler bloccare il progetto populista targato FN.

Fino ad oggi, tali travasi di voti in Francia si sono sempre verificati, sia in ambito nazionale che regionale. Ciò non è garanzia di affidabilità, ma è comunque un segnale di supporto al largo movimento anti-Le Pen.

A proposito di sondaggi, che fino ad ora abbiamo sottovalutato, onor di cronaca vuole che si ricordi come dietro Le Pen, accreditata con il 26%, ci sarebbe Emmanuel Macron, candidato indipendente di centro con il 20%, Francois Fillon, candidato repubblicano di destra con un altro 20%, e Benoit Hamon, candidato socialista di sinistra con il 16%.

Il secondo punto sul quale è bene soffermarsi è che la vittoria alle elezioni presidenziali non conferisce affatto la maggioranza di governo: per poter ottenere un simile effetto è infatti necessario vincere anche le elezioni legislative che sono previste per i prossimi 11 e 18 giugno. La struttura è tipica maggioritaria a doppio turno, ed è dunque nettamente sfavorevole al Front National. Insomma, è già difficile che Le Pen possa diventare presidentessa francese, ed è ancora più difficile che possa farlo avendo dalla sua la maggioranza dell’Assemblea Nazionale.

Nonostante questi fattori ci sembrano essere sufficientemente forti per poter contrastare i timori di un voto populista, i mercati sembrano aver imparato la lezione del 2016 e sembrano inglobare una tendenza lievemente sfavorevole, con influssi soprattutto sui titoli di Stato parigini. Se però il 7 maggio dovesse risultare vincitore il candidato centrista indipendente o un candidato dei partiti tradizionali, lo scenario di incertezza svanirebbe immediatamente ma… non del tutto, considerato che il candidato vincitore non avrà alcuna certezza di formare una maggioranza parlamentare.

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