Direttiva Mifid per tutelare gli investitori, le nuove norme

Pubblicato da: Luca M. - il: 09-11-2007 10:49

La rivoluzione copernicana, perché di questo si tratta, è arrivata quasi fino all’ultimo minuto senza la bussola dei regolamenti Bankitalia e Consob. Comunque, proprio in zona Cesarini, i testi con le indicazioni delle autorità di vigilanza sono stati firmati e, dal primo novembre, la Mifid ha debuttato in tutta Europa, Italia compresa. Nel nostro paese, proprio per i ritardi con cui si è giunti all’appuntamento, in realtà l’applicazione di molte norme scatterà “al primo contatto utile con il cliente”, il che vuol dire subito, fin da ora, se è il primo incontro, o appena possibile e al massimo entro il 30 giugno se si tratta di rapporti intermediari clientela già in essere. Ma quando tutti gli aspetti saranno andati a regime probabilmente ci vorranno più di sei mesi l’industria della finanza uscirà trasformata.

La Mifid modifica la filosofia che ha retto finora gli scambi in Italia, a partire dal caposaldo: la concentrazione delle negoziazioni in Borsa. Viene meno il concetto stesso di mercato regolamentato come quello più pesante in termini di caratteristiche, garanzie, ufficialità, rispetto alle eccezioni, ovvero ai circuiti di negoziazioni che rientravano nell’area dei sistemi di scambi organizzati. Viene abolito l’obbligo di concentrazione: non ci sono deroghe e casi particolari (ad esempio prima c’era il mercato dei blocchi) ma occorre verificare se e quanto si estenderà la concorrenza; insomma se realmente si creeranno altri centri di contrattazioni e sopravviveranno nel tempo. L’esperienza ha insegnato che la liquidità tende a concentrarsi; quindi, un solo mercato di negoziazione per ogni titolo o tipologia di titoli. Sarà da vedere come si andranno a sistemare gli scambi in regime di concorrenza soprattutto sui costi.

Il venir meno dell’obbligo di concentrazione non dovrebbe mettere in dubbio la correttezza del prezzo. E se non è ancora chiarissimo come avverrà la raccolta e la pubblicità delle quotazioni momento per momento, l’obiettivo è garantire le migliori condizioni possibili. Non solo quelle di prezzo: un cliente retail ha interesse a comprare al prezzo più conveniente, mentre per partite grandi può essere più importante la sicurezza di riuscire a vendere (o a comprare) in tempi rapidi e senza provocare oscillazioni nelle quotazioni. Ogni intermediario dovrà scegliere una serie di mercati e circuiti su cui realizzare le negoziazioni, con verifiche periodiche per appurare e certificare alla clientela che la best execution è davvero tale e che mantiene queste caratteristiche nel tempo.

Dal punto di vista dei mercati, ci saranno le Borse come le conosciamo oggi, ma anche i Sistemi multilaterali di negoziazioni e gli Internalizzatori sistematici. In quest’ultimo caso le partite in acquisto e in vendita vengono incrociate all’interno della stessa istituzione, se questa ha scelto la strada dell’internalizzazione ovviamente, dopo aver adottato procedure interne molto rigorose per garantire la trasparenza dei prezzi e delle esecuzioni degli ordini. Stessa segmentazione c’è anche tra la clientela. D’ora in poi i fruitori di servizi finanziari saranno divisi in tre fasce, con livelli decrescenti di protezione: controparti qualificate, clientela professionale e clientela retail.

Le garanzie per i piccoli. Al cliente retail l’intermediario che voglia fornire una consulenza deve sottoporre una serie di domande per rendersi conto non solo della sua preparazione, ma della consistenza complessiva del suo patrimonio, della sua propensione al rischio e dell’effettiva capacità finanziaria di affrontare determinati strumenti. Il che significa che sarà più rischioso cercare di fare il furbo e vendere strumenti non adatti al cliente facendogli firmare una generica attestazione di comprensione del prodotto e del rischio connesso: l’ottica è ribaltata, è il professionistaconsulente che deve farsi carico di agire nell’interesse del cliente. Ma, come ha rilevato Assoreti in una ricerca commissionata all’Eurisko, occorre collaborazione da parte della clientela; un obiettivo non scontato dal momento che solo il 35% del campione si è detto disponibile a fornire informazioni complete e dettagliate sulla propria posizione finanziaria. A seconda del grado di informazioni che il cliente accetta di dare, si hanno tre livelli di protezione: se la trasparenza è massima, il prodotto o il servizio consigliato deve rispondere al criterio dell’adeguatezza; se le informazioni fornite si fermano ad un certo punto, allora non può esserci consulenza ma solo rappresentazione dei prodotti e l’eventuale vendita su richiesta del cliente, con un’attestazione di semplice appropriatezza rispetto alle conoscenze finanziarie del risparmiatore. Nel caso della mera raccolta ordini, il cliente ha il diritto a mantenere la riservatezza, ma in cambio non può pretendere nessun tipo di tutela.

Visto che trasparenza e lotta ai conflitti d’interesse sono i criteribase della Mifid, è probabile che in futuro si scindano le figure dei gestoridistributori accomunati dalla stessa proprietà. Da subito si assisterà ad una diminuzione delle commissioni su alcuni prodotti (ad esempio non sarà possibile il doppio prelievo, sui singoli fondi e poi sulle gestioni patrimoniali in fondi) e si accenderà un faro sulla struttura delle commissioni, in particolare su quanto viene retrocesso al venditore dal produttore del fondo. La filosofia è chiara: il cliente potrà vigilare sul fatto che non gli vengano venduti solo i prodotti che rendono di più (in termini di commissioni retrocesse) al promotore.

La trasparenza e concorrenza che dovrebbero instaurarsi con la Mifid comporteranno non solo un congruo periodo di transizione, ma una serie di investimenti in tecnologia e formazione. Anche senza contare gli esperimenti falliti prima di individuare il modello vincente di negoziazioni, gli investimenti saranno rilevanti: le prime stime parlano in Italia di costi intorno ad un paio di miliardi per il sistema finanziario. Ma quanto si spende una tantum è solo un aspetto: ben più significativo sarà non sbagliare ricetta. Il che, quando si parla di un big bang, non è poi così scontato.

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Luca M.

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