Indice S&P 500 si prevede rialzo del 14% nel 2008

Pubblicato da: Luca M. - il: 09-12-2007 13:10

Secondo Abby Joseph Cohen, capo strategist di Goldman Sachs da qui alla fine del 2008 l’indice S&P 500 della Borsa americana salirà di oltre il 14% in più.

La signora Cohen si rivela ottimista anche stavolta e chissà che non ci azzecchi ancora! Infatti è divenuta famosa nei mercati finanziari internazionali grazie ai suoi interventi nel 1998 e 1999 quando predicava anni di crescita delle Borse.

Nel dicembre 2006 la Cohen disse che per quest’anno l’S&P 500 sarebbe cresciuto fino a toccare il record di 1.550 punti. L’indice ha già sorpassato questo livello fino a toccare i 1.565 punti già ad ottobre scorso. Toccato il massimo, però l’S&P è crollato di un altro 10% fino ai 1400 punti del 26 novembre, accusando in un mese lo scivolone più pesante degli ultimi quattro anni a causa però dei 50 miliardi di svalutazioni per la crisi dei mutui subprime.

Secondo quanto dichiara la Cohen nel comunicato del report Goldman Sachs diffuso oggi con la sua propria firma “nel 2008 la paura di una recessione si dissolverà: la recessione sarà facilmente evitata, grazie alle forti esportazioni e alla capacità di investimenti e di spesa da parte delle aziende americane e del governo. Investimenti aiutati anche da un atteggiamento vigilante e allo stesso tempo flessibile da parte della Federal reserve”.

Anche altri analisti e specialisti si aspettano un atteggiamento abbastanza amichevole da parte della Fed e in particolare un taglio dei tassi dello 0,5% il prossimo 11 dicembre. Ma il motivo sarebbe diverso in quanto la Fed per evitare un rallentamento della crescita sarà chiamata ad allentare la cintura, dicono da più parti gli economisti americani, soprattutto per venire incontro al comparto finanziario, il più colpito dalla crisi che si è abbattuta sulle Borse.

Secondo quanto riferisce la Cohen “le difficoltà che stanno colpendo il sistema finanziario americano verranno facilmente compensate dall’aumento dell’esportazioni sostenute dalla debolezza del dollaro, dalla forte produttività del lavoro in Usa e dai bilanci sani delle grandi aziende americane”.

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Luca M.

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