Allarme Virus Truffa con l’Internet Banking

Pubblicato da: Luca M. - il: 27-11-2008 6:53

E’allarme di nuovi virus truffa per chi opera con l’Internet Banking, infatti questi nuovi virus sono in grado di copiare i codici di accesso e password e passarle ai ladri.

Solo nel 2007 sono stati prelevati dai conti dei cittadini italiani circa un milione di euro.

Il bottino del 2008 si prevede supererà i 3 milioni di euro.

Le rapine in banca del ventunesimo secolo si fanno ormai su internet e senza bisogno di pistole si ruba dai 12 milioni di conti correnti che in Italia sono abilitati a operare via internet.

Il nuovo virus di ultima generazione si chiama Mebroot ed è in grado di rubare i codici di accesso e le password dei clienti.

L’home banking, che da alcuni anni ci permette di pagare comodamente da casa le bollette o fare bonifici è diventato l’obiettivo principale dei banditi della rete.

Secondo i dati ufficiali pubblicati dalla Polizia postale dall’inizio dell’anno sono stati rubati più di 900 mila euro a 1.600 italiani che hanno sporto denuncia. Una cifra che è sicuramente sottostimata perché non tutti i cittadini derubati avranno sporto denuncia e poi c’è da considerare i casi in cui i soldi sono stati rimborsati immediatamente dalle banche per evitare danni di immagine, con i quali si arriva ai 3 milioni.

Secondo Domenico Vulpiani, direttore generale della Polizia postale, il fenomeno sta diventando sempre più preoccupante ed è in continua crescita.

Gli attacchi all’home banking provengono da hacker che vivono nell’est Europa e principalmente in Romania e in Russia. Non si tratta di criminali generici ma veri e propri professionisti che non trovando lavoro si riciclano come truffatori. Quest’anno sono stati arrestati in Italia otto pirati informatici, tutti di nazionalità romena.

Geni del computer ma disperati che però sono riusciti a creare Mebroot, l’incubo dei produttori di antivirus.

Mebroot è un trojan banking, un software malefico che ruba le password e le invia ai truffatori. Infesta internet da un anno e mezzo.

Sergio Russo, vice questore aggiunto del Compartimento di PolPostale a Bologna e punto di riferimento italiano per la lotta alle frodi telematiche, spiega che “È un software raffinatissimo, si installa su una parte hardware e si autocarica ogni volta che si accende il computer”. Per questo risulta invisibile a 24 dei 35 antivirus più diffusi. “Non solo. La novità è che, sfruttando la vulnerabilità dei browser più usati come Explorer o Mozilla, sono riusciti a infettare pagine web insospettabili, come siti di informazione o di cantanti famosi”. Quindi a rischio ci sono potenzialmente tutti gli utenti, non solo chi naviga regolarmente in siti poco raccomandabili, ad esempio quelli di pornografia.

Il funzionamento è tanto semplice quanto disarmante. Al momento dell’accesso al conto online da un computer infetto, Mebroot spedisce ciò che viene digitato, quindi il nome utente e le password, a server esteri, creati apposta dai truffatori e che vengono chiusi dopo poche ore. Una volta in possesso di questi dati, gli hacker fanno un bonifico di alcune migliaia di euro sul conto corrente di una terza persona, in Italia, che trasferirà la somma all’estero con i servizi di money transfert quali Western Union. Sono i cosiddetti “soldatini”, reclutati in cambio di una piccola commissione con annunci del tipo “vuoi guadagnare 500 euro stando a casa?”.

Nel 2008 sono stati denunciati 370 “soldatini”, quasi sempre ignari di partecipare a una truffa.

C’è un solo modo che attualmente garantisce al cento per cento il correntista dai furti online, ed è l’utilizzo della chiavetta elettronica personalizzata, che genera una password monouso ogni 32 secondi. Attualmente, secondo l’Associazione Bancaria Italiana, il 30 per cento degli istituti di credito non ha fornito ai clienti questo dispositivo. “Le grandi banche hanno tutte preso le contromisure adatte – spiega Romano Stasi, responsabile della sicurezza di Abi Lab – rimangono fuori dei piccoli e medi istituti che si stanno attrezzando ma che sono un po’ in ritardo. Sono loro adesso gli obiettivi degli hacker”.

Sulla possibilità di rimborso, però, c’è ancora tanto da fare: “Si valuta caso per caso – dice Stasi – tendiamo a rimborsare solo se vediamo che il cliente ha preso tutte le precauzioni e ha il sistema di sicurezza del suo pc aggiornato”.

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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