Banche non perdono il vizio per investimenti rischiosi

Pubblicato da: Luca M. - il: 03-04-2010 10:08 Aggiornato il: 03-04-2010 10:09

Le banche sono come i gatti: le puoi anche gettare giù, cadono sempre in piedi e hanno pure nove vite. L’hanno dimostrato quegli istituti dissanguati da investimenti dissennati e mala gestione premiata con bonus miliardari.

I governi le hanno salvate dal fallimento con i soldi dei cittadini e loro cosa hanno fatto? Si sono rimesse a fare investimenti ad alto rischio e a premiare chi le gestisce con bonus miliardari.

Del resto è facile vivere da cicale, senza troppe preoccupazioni per il futuro, quando le tue fonti di guadagno sono come le teste della mitica idra: ne tagli una e quella ricresce immediatamente.

Ed è proprio quello che è successo con le commissioni di massimo scoperto, un piccolo e scandaloso parassita che da tempo si annida nei nostri estratti conto.

Ecco che cos’è in due parole: a chi ha un conto corrente può capitare di prelevare denaro e andare “in rosso” sul conto corrente. Operazione da cui le banche avevano troppo modo di guadagnare due volte.

La prima chiedendo il pagamento di interessi per l’anticipo del contante, la seconda applicando una commissione di massimo scoperto, una sorta di diritto per il solo fatto di aver messo a disposizione del denaro. A fine 2008 il decreto cosiddetto Tremonti bis ha praticamente abolito la commissione di massimo scoperto, ribadendo poi la cancellazione del balzello nel 2009, quando il decreto è stato convertito nella legge numero 2/2009.

Cosa stabiliva questa norma? Che la commissione di massimo scoperto doveva scomparire dai conti senza fido. E, come deciso come un altro decreto, il Tremonti ter, limitarsi a un importo massimo dello 0,5% per quelli con il fido. E per di più, applicabile solo quando si supera la disponibilità del conto per più di 30 giorni.

E’ incredibile il modo in cui le banche hanno tranquillamente spernacchiato la volontà del Parlamento. Dopo il luglio 2009 la commissione di massimo scoperto è effettivamente scomparsa. Ma, sorpresa, sono apparse altre spese, indicate sull’estratto conto con nomi diversi, ma davvero poco fantasiosi.

Qualche esempio:
la Cassa di Risparmio di Firenze ha inventato lo “scoperto di conto”, Intesa San Paolo si è sforzata quasi per niente con la sua “commissione per scoperto”.
E il Credito Bergamasco invece ha dato il massimo, coniando la “indennità per lo sconfinamento”. L’associazione nello scorso settembre ha fatto uno studio in proposito, calcolando quanto pesano le nuove commissioni per i maggiori istituti bancari. Il risultato è sconcertante, c’è chi come la Bnl, l’ha sfacciatamente mantenuta uguale; altre come il Monte dei Paschi di Siena, sono passati da circa 40 euro fino a 50.

E per di più imponendo un diritto fisso, non più parametrato a importo e giorni di scoperto.
C’è chi poi come Credem e Popolare di Sondrio in alcuni casi ora arrivano a chiedere 100 euro tondi tondi. Un salasso notevole.

E nello stesso scorso dicembre l’authority ha tratto conclusioni durissime con una segnalazione inviata al Governo, al Parlamento e alla Banca d’Italia, al termine di un monitoraggio sulle condizioni alla clientela applicate da sette Istituti Bancari, rappresentativi dell’intero settore. Il risultato è scandaloso.

Le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorate e di brutto: dal doppio fino a 15 volte più elevate di quelle prima della legge.

In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle precedenti, mentre solo in un caso sono più vantaggiose.

Letto questo parere, il Codacons ha chiesto all’Antitrust di multare le banche per 1 miliardo di euro.
Al momento però non sono ancora state prese decisioni in merito.

E la commissione di massimo scoperto non è certamente l’unica trappola a cui fare attenzione quando si va allo sportello. Le banche nell’epoca della crisi sono diventate decisamente più voraci. Se da una parte le normative diventano sempre più stringenti, dall’altra gli istituti stanno aumentando ogni genere di spesa per recuperare margini di guadagno.

Nel 2009 il costo dei conti correnti è aumentato in media del 5%, grazie al rincaro di spese come gli interessi sullo scoperto, i costi per pagare le bollette attraverso il conto, la commissione per le operazioni allo sportello. E contemporaneamente le remunerazioni dei soldi che si lasciano in deposito si è praticamente dimezzata. La media degli interessi che vengono pagati al cliente per le giacienze è scesa dallo 0,07% allo 0,035%.

Con tasse e spese così elevati il “Corriere Economia” ha calcolato che ci vogliono in media 611mila euro di deposito per ottenere 1 euro di interesse. Anche contro questo salasso, l’unica soluzione è scegliere conti con costi a pacchetto e stare attenti a non superare il numero massimo di operazioni previste, puntare rigorosamente sul conto on-line, entrare in meno possibile nell’agenzia e scegliere chi offre zero costi per i prelievi con i bancomat.

Anche qui bisogna stare stare molto attenti ai costi nascosti. Ultimamente è aumentata molto la forbice tra il tasso variabile e quello fisso.

Un altro trucco delle banche: con i tassi di interesse così bassi, sarebbe il momento di chiedere un tasso fisso. E invece il tasso fisso è carissimo, in genere oltre il 5%, quindi decisamente non conveniente.

Molti dunque puntano sul variabile che al momento offre rate bassissime.

Ma bisogna considerare che il tasso è a livelli così bassi che può solo risalire nel medio periodo.

Le banche offrono allora altre forme di mutui per chi non può permettersi oscillazioni pericolose verso l’alto della rata. Si tratta di offerte che mescolano le caratteristiche di fisso e variabile. E sono, quasi sempre, decisamente costose.

La più diffusa è il variabile con Cap, cioè un mutuo con tasso che segue le variazioni del mercato, ma che da contratto non può salire oltre un tetto prefissato.

Per avere questo “paracadute”, il cliente paga però in genere un punto percentuale in più da subito. Il problema è che il tetto massimo, il Cap appunto, è generalmente fissato al 5,50%. Cioè vicino praticamente al massimo raggiunto dai tassi negli ultimi 15 anni.

Dunque, salvo enormi sconvolgimenti economici, è molto probabile che si paghi il mutuo molto caro per avere un paracadute che non si avrà mai bisogno di aprire.

L’altra offerta, il mutuo con l’opzione di passare dal tasso fisso al variabile, è altrettanto costosa e inutile. Perchè in genere fisso e variabile salgono insieme.

Dunque, se il variabile dovesse salire molto, ci si troverà quasi certamente a passare al fisso con condizioni peggiori di quelle che si avrebbero scegliendo un fisso da subito. Infine l’offerta di mutuo variabile con rata costante. Il meccanismo apparente è semplice e “indolore”.

Se i tassi aumentano, la rata rimane fissa e si allunga la durata. Sulla carta sarebbe una scelta ottima, ma c’è un pericoloso rovescio della medaglia. Nella maggior parte dei casi, c’è una durata massima del mutuo superata la quale o ci si ritrova con una maxi rata da pagare alla fine o scatta un meccanismo perverso nel ricalcolo della rata.

Che è sempre composta da una quota di restituzione del capitale e un’altra di interessi: ad esempio, di solito, se la rata è di mille euro,potrebbe essere composta da 400 euro di restituzione del capitale a 600 di interessi. E man mano che si restituiscono i soldi, aumenta la quota capitale diminuisce quella di interessi.

Ma, di fronte a forti aumenti dei tassi, pur restando di mille euro la rata, potrebbe aumentare di molto la quota interessi, rallentando la restituzione del capitale e allungando a dismisura la durata del mutuo.

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Luca M.

Appassionato di Investimenti nel trading Online, Borsa, Trading Forex e Opzioni Binarie

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