Obbligazioni pubbliche: Bond rende il 4%

Pubblicato da: Luca M. - il: 13-09-2007 13:22

Dopo la bufera sulle cartolarizzazioni, le virtù delle obbligazioni pubbliche tornano alla ribalta, oggi investire semplicemente nei Bond conviene perchè rendono il 4%. E senza aver subito incidenti di percorso. Basta guardare la tabella: al fatidico rendimento lordo si può arrivare con un Btp che scade nel 2009. O con un Ctz 2008. O con i Cct che durano fino al 2014. I risparmiatori che non hanno mai abbandonato le emissioni pubbliche, sia italiane, sia di altri Paesi d’area euro, si sono trovati a incassare cedole o capitali in scadenza senza avere patito particolari sofferenze. Viceversa, chi ha comprato obbligazioni reverse floater o emissioni steepener, si è trovato a fare i conti con fortissime cadute dei prezzi, in parte poi recuperate, vivendo nel timore di perdere anche quote importanti del patrimonio in caso di vendita prima della scadenza.

Perché i prezzi di questi prodotti hanno oscillato negativamente e, nel caso dei reverse floater , in misura tanto consistente? Perché il valore delle loro cedole future, dopo che le prime erano fissate a livelli medio alti, era determinato da una formula ancorata all’andamento futuro dei tassi d’interesse. In ambedue i casi il loro valore ha risentito negativamente di una prospettiva che s’è sviluppata in maniera esattamente opposta a quanto la formulazione del calcolo prevedeva. Tutti questi strumenti hanno convissuto con attese di cedole future molto basse, spesso pari allo zero, trasformandosi in veri e propri titoli senza cedola, obbligazioni che pagano gli interessi solo all’atto del rimborso a scadenza. Per chi può avere pazienza, e attendere la data del rimborso, il mercato potrebbe in parte risarcire le altalene di questi giorni.

La situazione più difficile è quella delle obbligazioni indicizzate ai mutui, Abs o Cdo. Ambedue hanno quale parametro di riferimento il rimborso dei mutui cartolarizzati, venduti a chi ha sottoscritto questi titoli probabilmente senza avere l’esatta cognizione delle loro caratteristiche. Una parte dei prestiti presenti nelle obbligazioni appartiene alla categoria definita subprime, i cui sottoscrittori faticano a pagare gli interessi e a rimborsare le quote capitale. Il rischio è che queste obbligazioni non paghino, a loro volta, le cedole prefissate e che la scadenza s’allunghi, mentre non è da escludere il loro mancato rimborso. Probabilmente, i risparmiatori italiani non detengono direttamente questi strumenti, ma non si può escludere che chi ama il rischio, per ottenere un rendimento teorico più elevato, ne abbia in portafoglio.

Sembra banale, ma la lezione della semplicità è tornata alla ribalta dopo gli incidenti legati a questi titoli. Più semplici sono il prezzo di emissione, la cedola (fissa o variabile) e il valore di rimborso finale, e meglio è, anche se il rendimento teorico che propongono è di livello non elevato. Anche i titoli semplici espongono a una rischiosità, in particolare se le cedole che vengono pagate sono fisse per tutta la durata del prestito: se i rendime nti di mercato salgono, il prezzo di questi titoli tende inevitabilmente a diminuire, spesso in misura rilevante, se la durata del prestito è lunga. Perché quindi assumersi altre forme di rischio, soprattutto se difficilmente controllabili, scegliendo obbligazioni strutturate, la cui fondamentale caratteristica è di fissare il valore delle cedole oppure il valore di rimborso sulla base dell’andamento di parametri di riferimento che, a volte, non sono facilmente reperibili? Bot, Btp, Cct Bund e Oat francesi oggi sembrano la scelta migliore. Almeno in misura prevalente, lasciando che uno spazio modesto possa essere riservato anche a strumenti più rischiosi, qualora la propria situazione lo permetta.

Se si è alla ricerca di rendimenti superiori, meglio scegliere, in misura più o meno rilevante, la strada dell’investimento azionario. Perché, in questo caso, si è perfettamente consapevoli che il mercato su cui s’è investito espone ai tradizionali rischi della Borsa. Se, viceversa, si opta per rendimenti di mercato senza eccessive pretese, un portafoglio a medio rischio consiglierebbe l’immissione di strumenti obbligazionari con durata breve per due ragioni.

La prima è che il differenziale di rendimento tra titoli decennali e biennali è di 42 centesimi di punto, per le emissioni italiane, di 20 per quelle tedesche, di 21 per quelle francesi. La seconda è che gli attuali prezzi dei titoli lunghi risentono favorevolmente dell’effetto «ricerca della qualità o della sicurezza»: essi appaiono eccessivamente quotati, perché i capitali usciti dal mercato azionario e dalle emissioni obbligazionarie di società sono finiti sugli strumenti governativi con durata lunga. Se, in prospettiva, il differenziale tra i due rendimenti, decennale e biennale, dovesse tornare ad aumentare, probabilmente sarà perché saliranno i rendimenti dei titoli lunghi e scenderanno quelli dei titoli brevi. Nel primo caso, le quotazioni scenderanno, mentre nel secondo saliranno. Un duplice guadagno, in sostanza, perché si eviterebbe una perdita sulle quotazioni dei titoli decennali e si guadagnerebbe su quelle dei titoli biennali.

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Luca M.

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