Ora in Borsa serve una doppia marcia.

Pubblicato da: Luca M. - il: 02-10-2007 5:07

Nokia, Abb, France Telecom, Enel: i titoli da tenere d’occhio se la tempesta passerà senza travolgerne la ripresa.

L’idea che la tempesta finanziaria cominciata in luglio possa esaurirsi senza cambiare i connotati al ciclo economico è lo scenario a cui i più assegnano una probabilità molto alta di realizzazione. Nella testa di tutti, però, il tarlo del peggio che potrebbe arrivare si è definitivamente insediato. Secondo gli esperti le possibilità che la recessione sia la prossima realtà che ci aspetta sono più basse. Ma ben più elevate di qualche mese fa. E davanti alle due tragiche sedute di Borsa della settimana scorsa i dubbi si sono fatti più forti. Che fare allora? Se hanno ragione gli ottimisti bisogna rimanere in azione, scegliendo tra i titoli di crescita che rimbalzano meglio dopo le sbornie di volatilità. Per esempio Abb, Nokia, Rio Tinto o Carrefour. Oppure, se l’ottimismo non è ruggente, si può puntare sui campioni di cassa e di dividendo, tornati in auge, come le italiane Enel e Snam Rete Gas. O France Telecom. In queste due pagine CorrierEconomia offre una riflessione su quello che è successo, sei anni dopo il crollo delle Torri Gemelle e il recupero dei mercati dai minimi del marzo 2003, e di consigli strategici su un doppio futuro. Lo scenario più ottimista, per gli analisti di Société Générale merita l’80% di probabilità di realizzazione. «Le crisi di liquidità non si risolvono da sole — spiega l’ultimo studio del team guidato da Alain Bokobza —. Ma le banche centrali stanno lavorando bene per uscirne: altri tagli del costo del denaro sono probabili». La Bce per ora ha deciso di stare ferma, immettendo però liquidità nel sistema, mentre si aspettano le prossime mosse di Ben Bernanke, timoniere dei tassi americani. Se l’assunto ottimista è vero, chi ha messo i portafogli in eccessiva difesa ha sbagliato, dice ancora Bokobza, perché «l’avversione al rischio tornerà su livelli più fisiologici e la fase rialzista delle Borse, dopo un’altra pausa tecnica, mostrerà di non essere ancora arrivata alla fine». Una posizione condivisa da molti money manager. Fausto Artoni, gestore senior di Azimut, sottolinea quanto la crisi di liquidità sia avvenuta in un contesto in cui le aziende continuano ad avere livelli record di generazione di cassa. «La mia impressione è che questa sia stata una crisi prettamente finanziaria e non innescata da vere debolezze economiche », dice ancora Artoni. Che dice di non aver sostanzialmente modificato la sua strategia di investimento rispetto a qualche mese fa. Un’opinione condivisa anche da Giuliano Cesareo, presidente di Meliorbanca sgr: «Molte azioni e bond brevi: la pensavamo così in giugno e non c’è nessun dato che, per ora, mi consigli di cambiare la struttura del portafoglio». Per parare i colpi del destino abbiamo usato le opzioni, dice ancora Cesareo, che consentono di aspettare per vedere come va a finire senza perdere. A costi ragionevoli. E senza smontare il portafoglio. La certificazione dello stato di salute dell’economia mondiale — dicono in coro gli esperti — arriverà in ottobre con la diffusione dei dati sui consumi americani delle famiglie. «Per ora — fa notare Nicolò Nunziata, strategist azionario di JC&Associati — possiamo dire che tutte le più grandi agenzie internazionali stimano la crescita globale economica per il 2007 nell’ordine del 4,7%, mentre gli Usa dovrebbero chiudere l’anno con un +1,8%-2%. Parlare di recessione, se i dati restano questi, è veramente difficile». Certo le stime di crescita del Pil vengono riviste al ribasso rispetto alla scorsa primavera: l’ultima a farlo, la settimana scorsa, è stata l’Ocse. «La crisi potrebbe essere una buona occasione per rompere con valutazioni eccessive che si erano create su tutti i mercati, dalle azioni alle materie prime», suggerisce Gianluca Verzelli, direttore sviluppo di Bnp Paribas Banque Privée. E gli analisti di Sg fanno notare che, secondo alcuni modelli di valutazione, oggi i titoli azionari risulterebbero sui livelli più economici rilevabili negli ultimi quarant’anni. Dove orientare allora il portafoglio? Se ha ragione chi vede rosa le azioni restano una delle scelte migliori. A questo punto, però l’estrema volatilità dei mercati consiglia di rivalutare le azioni americane rispetto a quelle europee, consigliano gli strategist di Sg. I titoli Usa, e in particolare le grandissime capitalizzazioni, storicamente «tengono» meglio durante i rivolgimenti. Da evitare le materie prime. Meglio puntare sull’oro, che in periodi come questi trova nuovi slanci. Dal team europeo di Citi arriva un invito a considerare le virtù dei finanziari con buoni fondamentali e dei titoli sensibili ai su e giù dei mercati. «Sono quelli che danno le migliori soddisfazioni quando la volatilità rientra nei ranghi». Qualche nome? Allianz e Ing, suggerisce lo studio di Citi. Ma anche Abb, Holcim, Nokia, Alstom, Saint Gobain. E in Piazza Affari? Cesareo guarda a Unicredit, che ha perso molto da inizio anno: «È la miglior banca europea». Artoni ricorda che il listino italiano, se davvero siamo di fronte solo ad una crisi passeggera, ha i numeri per riprendersi prima degli altri.

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Luca M.

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