Euro sempre piu’forte e Petrolio ancora piu’in alto

Pubblicato da: Luca M. - il: 08-11-2007 4:28 Aggiornato il: 12-09-2013 14:11

È una corsa senza freni quella dell’euro e del petrolio che continuano a bruciare record. L’oro nero si avvicina ormai alla soglia dei 100 dollari: per gli analisti è solo questione di tempo ma per l’Agenzia Internazionale dell’Energia sarà un colpo «definitivo» per l’economia mondiale.

A mettere il turbo al greggio, che si è spinto fino a 98,62 dollari al barile, sono i timori per le scorte, oggi sono attesi i nuovi dati del Dipartimento dell’Energia Usa, e soprattutto l’euro forte, che ha sfondato ormai quota 1,47 dollari. La moneta unica ha toccato un massimo di 1,4703 dollari e punta diritto verso la soglia di 1,50.

Intanto a Londra anche il Brent supera per la prima volta i 95 dollari spingendosi fino al picco di 95,19. In Italia preoccupano i prezzi del diesel e della benzina che si avvicina sempre più al massimo raggiunto nel luglio 2006 (1,409 euro/litro).
Questa mattina, sugli impianti Api-IP e Kupit il «prezzo consigliato» per la verde arriva a 1,367 euro/litro (+1 centesimo), mentre quello del diesel si attesta a 1,268 euro/litro (+1 centesimo) superando abbondantemente il massimo toccato ieri da Total (1,259 euro/litro).

Anche Kupit ha rivisto all’insù di 1 centesimo entrambi i prodotti, portandosi a 1,364 euro/litro sulla verde e a 1,264 euro/litro sul diesel. L’allarme prezzi è destinato a durare. L’Aie mette in guardia: il greggio potrebbero toccare il valore nominale di 159 dollari entro il 2030. Un barile di potrebbe avere un costo nominale di 65 dollari nel 2010, 59,03 dollari in termini reali, contro i rispettivi 57,79 e 51,50 dollari attesi lo scorso anno.

L’aumento dei combustibili si ripercuote fortemente sull’indice dei valori delle materie prime elaborato mensilmente da Confindustria, che a ottobre registra un aumento dell’1,8% su settembre e un incremento del 16,8% annuo. A spingere il rialzo sono anzitutto per l’appunto i combustibili, saliti del 2,7% in un mese del 24,1% in un anno.

Ma salgono anche i prezzi dei cereali (circostanza che molti economisti collegano decisamente alla produzione di biocombustibili): gli aumenti a ottobre sono dell’1,8%, +29,3% in un anno; in dodici mesi il prezzo del frumento in particolare è salito del 35,2%.

E il rischio di un collasso dei rifornimenti, nel caso in cui la produzione non soddisfi più la domanda, è reale. Domanda che dovrebbe aumentare dell’1,3% l’anno – lo stesso tasso di crescita che era stato stimato nel 2006 – per raggiungere 116,3 milioni di barili al giorno nel 2030.

Ma nel caso in cui le economie di giganti come India e Cina dovessero crescere a un ritmo più elevato potrebbe arrivare anche a 120 milioni di barili nel 2030, provocando un ulteriore scalata dei prezzi. Le ripercussioni sui mercati si fanno sentire.

Sulle piazze asiatiche la debolezza del dollaro penalizza gli esportatori mentre l’aumento delle vendite nel Vecchio Continente prova la tendenza al ribasso del mercato. Le borse europee, dopo un avvio al rialzo, hanno corretto la rotta girando in negativo. Londra perde l’1,07%, Francoforte cede lo 0,59% e Parigi lascia sul terreno lo 0,51%. Milano è in calo dello 0,73% e Zurigo registra -0,39%. Si prevede una partenza negativa per Wall Street.

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Luca M.

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