Allarme Bond: le Borse rischiano di crollare

Pubblicato da: Luca M. - il: 14-03-2008 3:55

E’risaputo che le obbligazioni corporate, cioè emesse dalle società, tendono a comportarsi in maniera simile alle azioni. Nelle fasi positive di mercato il loro prezzo di sale e quindi si riducono rendimento e spread, durante le fasi negative invece il prezzo scende e quindi aumentano il rendimento e spread. Dato però che si tratta di mercati diversi, può essere utile confrontare l’andamento delle azioni e delle obbligazioni corporate, per valutare il rispettivo stato di salute e i rispettivi comportamenti.Se affianchiamo l’andamento dell’indice Europeo Eurostoxx50 (su base 100) a quello dell’indice JPM Inv. Grade, che misura lo spread medio, ossia il differenziale di rendimento con titoli di Stato pari scadenza, delle obbligazioni europee con rating almeno di Baa3/BBB considerate “non speculative”, dovremmo trovare una corrispondenza di movimenti. Quando l’Eurostoxx50 sale, l’indice JP Morgan dovrebbe scendere, nei periodi positivi è richiesto un minor extra rendimento dalle obbligazioni societarie, e viceversa. Il movimento ovviamente dovrebbe essere contestuale. Invece, molto spesso il comportamento dei bond corporate anticipa quello del mercato azionario, sia come timing che come intensità.

Negli ultimi anni questa situazioni si è verificata in numerose occasioni. Nel periodo tra il 1999 e 2000 l’indice JP Morgan cominciò a salire molto prima (maggio 99) che l’Eurostoxx50 raggiungesse i massimi di periodo (marzo 2000).

Lungi dall’essere un esempio isolato questo “anticipo” dei mercati obbligazionari corporate si è verificata in numerose occasioni nelle successive inversioni di mercato. In almeno altre due circostanze lo spread delle obbligazioni corporate ha segnalato un successivo importante movimento del mercato azionario europeo, con un anticipo di diversi mesi.

Negli anni 2002-2003, l’indice JPM Morgan ha raggiunto un massimo (segnalando quindi il punto di più elevato pessimismo) ad ottobre 2002, per poi recuperare molto rapidamente tornando su livelli più contenuti e segnalando quindi un miglioramento delle prospettive. Circa sei mesi dopo i mercati azionari europei hanno raggiunto i minimi di periodo per poi iniziare un lungo periodo di rialzi.

Un’altra occasione è stata più recentemente l’inversione dei mercati nella seconda metà del 2007.

Il mercato obbligazionario corporate ha cominciato a dare segnali di nervosismo a giugno 2007, iniziando una fase di aumento degli spread molto significativa. Nel frattempo i mercati azionari sono rimasti vicini ai massimi di periodo, per poi iniziare una vera fase ribassista solo a novembre 2007, quindi con circa cinque mesi di ritardo.

Si può quindi concludere che il mercato obbligazionario corporate sia stato, almeno negli ultimi 7 anni, un indicatore “preventivo” sulle inversioni di tendenza più importanti per i mercati azionari.

Guardando l’andamento dei due indici nel loro complesso, emerge chiaramente una correlazione inversa (come è naturale). Vi sono inoltre alcune “anomalie” causate per esempio da specifiche situazioni, come la crisi di GM e Ford, che prima fece aumentare l’indice JP Morgan e poi, con l’uscita delle due società dall’indice (in conseguenza del downgrade sotto Baa3/BBB-), causò una veloce riduzione. Al di là di queste anomalie e oltre alla già citata maggiore “prontezza” dell’indice obbligazionario nel segnalare l’inversione di tendenza dei mercati, spicca a nostro parere l’entità e la velocità del recente movimento.

Lo spread medio delle obbligazioni con rating non inferiore a Baa3/BBB- (cioè investment grade), è vicino ai massimi del 2001-2002. Certo questo dato è influenzato dalla notevole presenza di banche nell’indice JP Morgan; tuttavia, comunque lo si voglia interpretare, il mercato obbligazionario sembra dare due messaggi decisamente preoccupanti:

– il settore bancario è fortemente in crisi e la possibilità di insolvenza è drasticamente aumentata;

– la situazione generale è assai più grave di quanto non mostrino i mercati azionari, il cui movimento in termini relativi è stato fino ad ora assai minore.

Non resta quindi che sperare che questa volta il mercato obbligazionario corporate si stia sbagliando. Se così fosse indubbiamente la fase attuale sarebbe un’opportunità di acquisto; diversamente la situazione potrebbe continuare a peggiorare (soprattutto sui listini azionari).

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Luca M.

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