Consigli su come controllare i propri investimenti nei Fondi di previdenza complementare

Pubblicato da: Luca M. - il: 22-04-2008 8:05 Aggiornato il: 26-03-2016 11:46

Fondi di previdenza complementare:come difendersi dalla bufera delle Borse

I recenti e violenti scossoni delle Borse hanno rappresentato per gli investitori più emotivi un vero e proprio attentato alle coronarie. Il pensiero va ai circa 4,6 milioni di lavoratori che secondo i dati Covip, al 31 dicembre 2007 risultano avere aderito ai fondi di previdenza complementare. Il passaggio culturale non è di poco conto, sia per i circa 3 milioni di lavoratori dipendenti che sono passati dalla sicurezza del Tfr al mare aperto dei mercati finanziari, sia per gli autonomi e i liberi professionisti che navigano in onde perigliose costruendo la speranza di un futura longevità attiva.

Il primo messaggio è di relativa tranquillità: nella recente presentazione dei dati statistici sul sistema previdenziale, l’Autorità di vigilanza del settore ha «sottolineato nuovamente che grazie alla disciplina degli investimenti consentiti ai fondi pensione ed alle scelte operate dagli stessi, il sistema della previdenza complementare ha mostrato una buona “tenuta” in periodi di difficoltà dei mercati, da ultimo anche in occasione della crisi finanziaria, di portata internazionale, legata ai cosiddetti mutui subprime». Va poi segnalato che è in fase di revisione, proprio con la finalità di dare sempre maggiori tutele agli aderenti, l’attuale disciplina degli investimenti dei fondi pensione.

Ma in termini più generali il momento “caldo” propone la necessità per il risparmiatore previdenziale di acquisire velocemente un bagaglio informativo su come operare un check up nel “durante” sul proprio investimento per operare eventuali interventi correttivi.

Ecco i nostri consigli per controllare nel tempo i propri investimenti nei fondi di previdenza:

– Controllo preventivo: il primo tipo di controllo da operare è sicuramente quello di tipo preventivo.
Questo controllo è una specie di test iniziale per verificare subito se la linea di investimento del proprio fondo pensione è quella più appropriata in relazione alle proprie caratteristiche personali, all’età anagrafica, al settore o all’azienda in cui si presta servizio, al rischio, alle aspettative di rendimento (che non devono essere comunque mai speculative) proiettate in un orizzonte temporale di riferimento, alla presumibile età di pensionamento.

Altri controlli da mettere in pista in merito al prodotto previdenziale prescelto: se i costi del fondo prescelto sono in linea con il mercato (sul sito della Covip sono pubblicati gli indicatori sintetici di costo di tutti gli strumenti previdenziali); se le linee di investimento previste sono efficaci per un’adeguata diversificazione; se esiste la possibilità di ripartire i propri contributi contemporaneamente su più linee (multilinea).

– La possibilità di effettuare correzioni. Già in questa fase potrebbero essere necessari interventi correttivi: potrebbe essere il caso dei lavoratori silenti, particolarmente quelli giovani, che per legge sono confluiti nella linea con garanzia di conservazione del capitale/rendimento minimo garantito. La scelta “attiva” più coerente sembrerebbe essere piuttosto quella, dopo breve ma accurata e “consapevole” meditazione, di aderire al fondo pensione in senso pieno, acquisendo quindi anche il diritto al contributo datoriale e di investire la propria posizione individuale su linee più aggressive, in rapporto alle caratteristiche personali e pensionistiche.

– Come muoversi. Occorre controllare “nel durante”, lungo quindi la propria vita lavorativa, in particolare verificando le quotazioni del fondo pensione ed esaminando con attenzione il rendiconto annuale. Altro aspetto da sottolineare: ogni quanto va operato il controllo per risultare significativo, considerando l’orizzonte temporale di medio/lungo termine dei piani previdenziali ? Un suggerimento “saggio” potrebbe essere quello di considerare una frequenza semestrale con la costruzione di “blocchi” di confronto che coprano almeno un triennio. I fondi pensione danno poi la possibilità di spostarsi da una linea di investimento ad un’altra (switch): alla luce del controllo effettuato, come utilizzare questa possibilità?
Occorre prima di tutto avere chiari gli obiettivi finanziari: trattandosi di risparmio previdenziale è opportuno aspirare ad una crescita continua e costante, minimizzando il rischio, quella che gli economisti definiscono
steady growth.

In questa prospettiva gli switch possono essere di due tipi:

switch tattici: necessità di riallocare il proprio portafoglio previdenziale in un contesto finanziario mutevole, ritenuto però come durevole alla luce di pareri consolidati;
switch strategici: vanno pianificati e programmati con cadenza almeno quinquennale: l’obiettivo è quello di riequilibrare la composizione del proprio investimento tra componenti azionarie ed obbligazionarie riducendo le prime a vantaggio delle seconde al progredire dell’età anagrafica ed avvicinandosi quindi l’età di pensionamento. Esistono sul mercato anche soluzioni previdenziali che propongono meccanismi di “raffreddamento” che, con una sorta di “pilota automatico”, riequilibra il mix azioni/obbligazioni progressivamente all’avvicinarsi dell’età pensionabile

– Il controllo successivo: dopo il prima e il mentre c’è il dopo. E’ una sorta di controllo di qualità, da operarsi ad intervalli tra i 5 e i 10 anni. Vanno esaminate le performance prolungate dello strumento previdenziale al quale si sia aderito, confrontandole sia rispetto al benchmark reale evidenziato nella nota informativa, sia, per i lavoratori dipendenti, rispetto alla rivalutazione legale del tfr. Va ancora verificato se il livello di onerosità dello strumento sia ancora in linea con il mercato. In questa fase potrebbe anche collocarsi l’eventualità di cambiare soluzione previdenziale, fermo restando che nel caso di lavoratori dipendenti esiste ancora un vincolo forte della portabilità del contributo datoriale. Va poi controllata la persistenza delle medesime condizioni personali e pensionistiche che vi erano al momento dell’adesione.

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Luca M.

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