Eurodebito: uscire dall’euro non conviene a nessuno

Pubblicato da: MatteoT - il: 25-09-2011 7:52

La possibilità che l’euro crolli e che i membri “periferici”, Italia non compresa, escano in modo disordinato dall’unità monetaria è piuttosto remota; gli analisti della Credit Suisse la identificano in una percentuale inferiore al 10%.

La percentuale relativamente bassa arriva soprattutto dalla volontà dei “forti” europei di non lasciare alla propria sorte i cosiddetti PIGS: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Le valute dei “periferici” che dovessero abbandonare l’euro crollerebbero fino al 50%, portando un default attorno al 40% del debito pubblico e privato.

Questo comporterebbe gravi perdite per le banche dell’Europa “forte” pari a 300 miliardi di euro; mentre per gli istituti di credito “periferici” il conto da pagare si stimerebbe attorno ai 630 miliardi e, per la Bce, di 150.

Inoltre, basandosi sui precedenti storici, ci si dovrebbe attendere un crollo del Pil dei paesi coinvolti attorno al 9% e un incremento di oltre un quinto delle sofferenze su crediti.

Ma se le banche ne uscirebbero male, altrettanto si potrebbe dire per le aziende: gli utili per azione sono calcolati in calo di 40 punti percentuali, con la possibilità di vedere crolli ulteriori, per una percentuale compresa tra il 20 ed il 40% per le quotazioni delle banche.

Unici a sorridere potrebbero essere gli esportatori che beneficerebbero della svalutazione competitiva delle rispettive valute, ma in uno scenario di potenziale rallentamento delle maggiori economie mondiale le esportazioni potrebbero ugualmente faticare a crescere.

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