Attività della C.E.E.

Aspetti doganali.

La C.E.E. si prefigge il compito di rimuovere gli ostacoli doganali e di adottare una tariffa comune dei sei paesi con i paesi terzi. Si sono stabiliti perciò il divieto di introdurre nuovi dazi e di aumentare quelli esistenti e l’obbligo di procedere, progressivamente, prima alla riduzione e poi alla eliminazione dei dazi esistenti. Tali accordi hanno sollevato però numerosi problemi per gli Stati: sappiamo infatti che i dazi doganali possono essere distinti in due categorie:

  1. dazi protettivi;
  2. dazi fiscali.

    I dazi protettivi sono introdotti a salvaguardia della produzione nazionale dalla concorrenza estera; i dazi fiscali (ad esempio, quello sul caffè per l’Italia) sono introdotti al solo scopo di assicurare un’entrata allo Stato. Con l’abolizione delle barriere doganali per quanto riguarda i dazi fiscali, se ne deduce che gli Stati che li applicano perdono una notevole fonte di entrate. È stato perciò necessario procedere ad una ristrutturazione del sistema tributario di ciascun paese; in Italia, la riforma tributaria è stata attuata in virtú della legge delega del 9 ottobre 1971 n. 825; con tale riforma, ITG.E. (imposta generale sull’entrata) si è trasformata in I.V.A. (imposta sul valore aggiunto). Per quanto riguarda i dazi protettivi, il problema è grave per le industrie nazionali, dovendo esse, con la caduta delle barriere doganali, sostenere la concorrenza estera.

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