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Ai nostri giorni, in cui tanto si abusa della parola « creazione » (basta leggere i giornali di moda, gli annunci pubblicitari per rendersene conto), non è inutile ricordare come, in natura, nulla si crei e nulla si distrugga.
Tutto si trasforma, invece, e l’uomo, che è l’artefice principale di tali trasformazioni, le segna col marchio della sua genialità, modellando la materia secondo il proprio estro; ma non si può creare dal nulla.
Tuttavia, se c’è un campo nel quale potrebbe essere ammesso il termine « creazione » riferito all’attività umana, questo è il campo dell’Economia, perché ogni atto produttivo si concreta in una creazione di utilità.
Prendiamo, ad esempio, la materia prima: di per sé non è utile all’uomo, o di ben limitata utilità: ma |
| se viene trasformata in una gamma di prodotti idonei a soddisfare i vari bisogni umani, allora ecco che viene creata quell’utilità inesistente all’inizio.
Possiamo perciò definire la produzione in senso economico come quella serie di operazioni compiute dall’uomo che, dirette a trasformare la materia nella sua forma o nella sua struttura o nella sua posizione, si concretano in una creazione di utilità.
Se le trasformazioni riguardano la forma e la struttura, come, ad esempio, il costruire mobili con tavole di legno o l’ottenere prodotti chimici con la combinazione di vari elementi, si parla di produzione in senso stretto; se, invece, le trasformazioni riguardano il trasporto di un bene da un luogo all’altro, o la sua conservazione nel tempo, si parla di produzione in senso lato.
Quest’ultimo tipo di produzione ha assunto una notevole importanza ai nostri giorni come effetto del progressivo sviluppo dell’Economia.
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