Il << Serpente >> Monetario Europeo

Tra i problemi affrontati dalla C.E.E. vi è anche quello chiamato « piano Werner » (dal nome del rappresentante lussemburghese che lo ha patrocinato) : tale piano prevede una integrazione per tappe dell’Europa fino a farne una unità unica con una sola moneta. Il processo doveva realizzarsi in 10 anni (1970-1980), ma è ora gravemente compromesso dalla crisi del sistema di pagamenti internazionali.

Abbiamo già osservato come abbiano reagito i paesi all’annuncio della inconvertibilità ufficiale del dollaro. Di fronte alla sovrimposta doganale del 10%, i paesi della C.E.E. eccepiscono che ciò non è previsto dagli accordi per il G.A.T.T. a cui gli U.S.A. sono tenuti ed ottengono, in una riunione del Club dei Dieci del dicembre 1971, l’abolizione di tale dazio e la fissazione del prezzo dell’oro a 38 dollari l’oncia (prezzo, questo, come ben sappiamo, molto lontano dalle quotazioni del mercato libero). Tra di loro, i paesi procedono poi alla creazione del serpente, cioè di un accordo in base al quale le monete della C.E.E. dovranno fluttuare insieme entro margini piú ristretti (1,20%) rispetto a quelli generalmente emessi dal F.M.I. per le altre valute (1,50% iniziale, fino al 4,50510 nel dicembre 1971).

Ma la storia del serpente appare piú una catena di insuccessi che di successi. Esso incomincia a funzionare nell’aprile 1972 e nel maggio vi entrano alcuni paesi del Nord (Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia) ; sembra un ritorno, almeno parziale, ai cambi fissi. Ma già nel giugno 1972, per una violenta crisi monetaria, la Gran Bretagna esce dal serpente e la sterlina diviene fluttuante. Nel febbraio 1973 esce anche la lira, un anno dopo il franco francese (che ritornerà il 10 luglio 1975 in ottemperanza alla politica di Parigi che punti al ritorno di tassi di cambio stabili). Se si pensa che i rapporti di cambio non sono soltanto tra le singole monete dei paesi della C.E.E. e il dollaro, ma anche all’interno della Comunità tra di esse, si ha un’idea dell’estrema instabilità del sistema. Solo i paesi del Benelux adottano, tra loro e nei confronti degli altri paesi, una politica monetaria univoca. L’integrazione economica europea appare gravemente compromessa: la « guerra del vino » della Francia all’Italia , il divieto francese alla Svizzera per l’entrata della moneta elvetica nel serpente, la riduzione del bilancio comunitario chiesto dalla Germania non sono che gli episodi piú recenti di questa crisi.

Situazione attuale

Si moltiplicano gli incontri per la costruzione di un nuovo sistema internazionale di pagamenti, ma il ritorno ai cambi fissi incontrerebbe troppe difficoltà. Innanzitutto, la crisi mondiale che ha investito i vari paesi ne ha reso le economie cosí diverse le une dalle altre, cosí instabili che appare vano qualsiasi tentativo di istituire rapporti meno precari.

Enormi sono i problemi sollevati dalla crisi: quello della disoccupazione, dovuta a ristrutturazioni, a caduta della domanda, a mancanza di investimenti (a questo proposito si ricordino la fuga dei capitali all’estero, la mancanza di fiducia) ; il problema dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti, reso sempre piú precario dall’aumento del prezzo del petrolio. Di fronte a questi problemi, quello della stabilità dei cambi può rimanere in ombra.

Inoltre, non è ancora concluso il « gioco » altalenante tra il dollaro e l’oro. Nel settembre 1975, mentre scriviamo, il dollaro ha ripreso a salire, mentre, sul mercato libero, l’oro è disceso a 130 dollari l’oncia. L’economia U.S.A. registra segni di ripresa e la bilancia dei pagamenti è ritornata in attivo. Le esportazioni delle merci sono di nuovo superiori alle importazioni grazie ad una politica protettiva, alla riduzione dei consumi, al controllo dei salari e all’aumento della produttività (tuttavia, la disoccupazione cresce all’interno).

Un contributo determinante è stato dato dall’aumento del prezzo del petrolio, che ha reso sfruttabili giacimenti in territorio americano che per il passato erano considerati non economici. Gli acquisti di greggio oggi si ripagano in dollari, anche perché i dollari, al contrario dell’oro, fruttano un interesse (per questa ragione si era preferito, a suo tempo, il Gold Exchange Standard al Gold Bullion Standard). Dalla rivalutazione del dollaro l’Europa si attende un aumento della domanda americana di merci europee: e gli U.S.A. ripropongono al mondo il dollaro come moneta cardine del sistema monetario internazionale.


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