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Valanga di riscatti per gli Hedge Funds

Centinaia di fondi travolti da una quantita’ enorme di riscatti, per via della crisi. Cade un altro caposaldo della finanza irresponsabile che ha portato il sistema al collasso.

Centinaia di hedge funds sono (o stanno per esseere) travolti da una quantita’ senza precedenti di riscatti da parte degli investitori, per via della crisi finanziaria che sta scuotendo Wall Street. Cade cosi’ un altro caposaldo della finanza irresponsabile che ha portato il sistema al collasso.

I riscatti in molti fondi sono possibili solo alla fine del trimestre successivo a quello in cui e’ stata fatta la richiesta, per cui, secondo gli insiders del settore, i milioni di dollari di perdite non si vedranno per un po’ di tempo. Ha pesato ovviamente anche il divieto deciso dalla Sec qualche giorno fa di operare al ribasso con vendite “naked short”, cioe’ fatte senza possedere i titoli, una delle pratiche piu’ in uso da parte di aggressivi gestori di hedge funds; ma anche una di quelle che piu’ fa scandalizzare la gente comune, perche’ moralmente bieca e distruttiva, per i suoi interessi puramente speculativi.

La lista degli hedge funds che sono gia’ saltati e’ arrivata a 81 (gestiti da 51 societa’) da quando e’ cominciata la crisi dei mutui subprime nell’agosto dell’anno scorso, secondo The Hedge Fund Implode-O-Meter (HFI). Il picco storico di fallimenti negli ultimi 10 anni e’ stato di 14, compresi i colossi come Long-Term Capital Management e Amaranth, secondo un articolo dell’Independent di Londra.

Secondo EuroHedge, una societa’ che raccoglie dati sugli hedge funds, nei primi sei mesi del 2008 sono stati lanciati 272 nuovi fondi, il minimo assoluto degli ultimi nove anni. Nello stesso semestre 243 fondi sono stati liquidati, il piu’ alto numero in assoluto di fallimenti in un periodo di sei mesi.

Nouriel Roubini, il professore della New York University che e’ uno dei piu’ apocaliitici cantori del disastro in corso sui mercati, dice che il peggio deve ancora venire, per gli hedge funds. Roubini sostiene che ci sara’ un aumento dei riscatti da parte degli investitori e ci sara’ anche un terremoto sulla regolamentazione di questi fondi, al momento fuori da ogni legge, regola, controllo e supervisione delle autorita’ monetarie e di borsa.

“Il prossimo stadio sara’ una fuga degli investitori da migliaia di hedge fund ad alto leverage”, scrive Roubini sul suo blog. Dopo un periodo di lock-up (in cui non possono redimere le quote) gli investitori chiederanno il riscatto dei propri capitali su base trimestrale. Per questo una fuga dagli hedge funds e’ altamente possibile. Centinaia di fondi piccoli e giovani che hanno preso rischi eccessivi con altissimo leverage e che sono gestiti malamente potrebbero collassare. Un terremoto poderoso di questo settore eccessivamente gonfiato e’ altamente probabile nei prossimi due anni”.

Per Mercedes c’è il rischio Hedge Funds

Il gruppo Daimler, cui fanno capo i marchi automobilistici Mercedes-Benz, Smart e Maybach, rischia di finire nelle grinfie degli hedge fund. Ovvero di quei fondi, colossali, che operano in ottica speculativa e che puntano a ritorni economici molto fruttuosi attraverso investimenti anche rischiosi.

In Germania se ne parla più o meno sommessamente da oltre una settimana. Ma a far scoppiare il caso è stato ieri il settimanale Focus. Alcune banche, secondo il magazine, hanno informato il gruppo di Stoccarda che un investitore straniero, approfittando dell’attuale basso valore borsistico, sta rastrellando azioni su azioni.

L’ipotetica scalata alla casa della stella è favorita dal crollo del titolo a Francoforte, passato dai circa 80 euro di novembre ai 36,64 di venerdì scorso. Al solo annuncio che il giro d’affari del gruppo quest’anno subirà una drastica contrazione, a causa della crisi dei consumi e del caro-benzina che hanno portato a un taglio dell’utile trimestrale del 25%, le azioni Daimler si sono deprezzate la scorsa settimana del 10 per cento.

È la stessa ragione che ha portato l’azienda bavarese Schaeffler a lanciare un’opa ostile su Continental, iniziativa resa più facile dal consistente calo del titolo del gruppo di Hannover. Ora, a riscaldare ancora di più l’estate tedesca, si è aggiunta la vicenda Daimler. In Germania gli investitori finanziari spregiudicati (non è il caso della famiglia Schaeffler) vengono soprannominati heuschrecke, cioè «cavallette». Essi trovano terreno fertile in quelle società dove non esiste un pool di investitori in grado bloccare un tentativo di assalto. Daimler, nello specifico, è particolarmente esposta a offensive del genere visto che il maggiore azionista è l’Emirato del Kuwait con il 7,6% delle quote. Il presidente Dieter Zetsche, dunque, non dorme sonni tranquilli anche se, come fa sapere al Giornale un portavoce di Stoccarda, «in questo momento il gruppo non si ritiene al centro di scalate; siamo soddisfatti della composizione dell’azionariato di riferimento». Ma è pur vero, aggiunge, che in caso di scalata «non potremmo contrastarla».

Stoccarda ha intanto lanciato un programma di acquisto sul 10% del capitale (96,4 milioni di titoli), per un massimo di 6 miliardi. La scadenza dell’operazione è fissata all’8 aprile 2009, data della prossima assemblea degli azionisti. Il caso Daimler ci riporta con la memoria a qualche anno fa quando la Fiat, grazie all’intervento della famiglia Agnelli attraverso l’operazione di equity swap seguita all’ingresso delle banche del convertendo nell’azionariato, aveva scongiurato di correre gli stessi attuali rischi dei tedeschi.

Come Bmw, che proprio venerdì ha lanciato l’allarme profitti, anche Stoccarda soffre in particolare la situazione economica americana. Unica consolazione, per Zetsche, è l’impatto positivo in Usa della piccola Smart: nel 2008, secondo l’importatore Roger Penske, le vendite cresceranno a 27.500 unità dalle 20mila previste.



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