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Petrolio, corsa inarrestabile "Arriverà a 200 dollari" - La Stampa


ANSA

Petrolio, corsa inarrestabile "Arriverà a 200 dollari"
La Stampa - 6 mag 2008
Arjun N. Murti, l’ analista di Goldman Sachs che sorprese un pò tutti quando nel marzo del 2005 previde che il prezzo del petrolio sarebbe arrivato oltre i cento dollari, vede adesso le quotazioni del greggio proiettate addirittura fino a 200 dollari ...
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Interventi dello Stato nell\’interesse generale e di particolari categorie

La pianificazione non è meno connaturata (al singolo) che alle esigenze dello Stato e degli Enti pubblici. L’avvenuto anzi che, in misura piú palese, degli individui maturi di senno e consapevoli si sono dati a far gli enti pubblici; e non tanto per rispondere alle esigenze ora accennate, che essi primi avrebbero dovuto avvertire nel perseguire i fini propostisi, quanto per secondare interessi, a volte cosí vasti da identificarsi con quelli nazionali, piú spesso limitati a gruppi politicamente in prevalenza. Ogni giorno cresce il numero delle decisioni che lo Stato o altri Enti sono chiamati ad adottare e che, pur concernendo settori particolari, involgono conseguenze di gran lunga piú vaste di quelle che comportino decisioni di singoli, anche molto potenti.

Ogni giorno cresce il numero degli interventi dello Stato e di altri Enti. Nell’uso comune si denomina « intervento » ogni agire dello Stato nell’interesse della collettività, o di talune categorie di cittadini che la compongono.

Il concetto è perspicuo in una configurazione della vita collettiva, che consideri prevalenti le attività dei singoli, isolati o aggruppati, e, almeno in origine, limitata l’attività dello Stato.

Come però, nella vita moderna, l’attività statale è venuta espandendosi, la parola « intervento » è passata a significare ogni agire dello Stato in campi sempre piú vasti e disparati, qualunque sia la forma dell’organizzazione politica ed economica della collettività.

Sicché sembra lecito parlare di interventi, in questo piú vasto significato, anche nel caso di regimi economici che lasciano ai singoli poco apprezzabili sfere di azioni e nelle quali lo Stato possa intervenire.

Intervento è, dunque, ogni azione volta a raggiungere fini che lo Stato ritenga opportuno di prefiggersi.

In grado di orientare disamine di cosí vasta attività sembra la distinzione tra interventi che lo Stato compie nell’interesse generale e interventi diretti a favorire particolari categorie di cittadini.

I primi tendono a realizzare fini, dai quali lo Stato non potrebbe mai prescindere : sebbene il realizzarli nell’interesse della collettività possa anche implicare il vantaggio di alcune categorie, rispetto al vantaggio che sono in grado di trarne altre.

Appaiono cosí di interesse generale, anzitutto, le produzioni degli svariati servizi pubblici, che realizzano fini indispensabili alla esistenza medesima della collettività : ad es. difesa del territorio, difesa della persona e degli averi da arbitrari comportamenti altrui, amministrazione della giustizia e via dicendo.

In secondo luogo le azioni dello Stato volte, ad esempio, a modificare una distribuzione di redditi che tenda a divenire sempre piú diseguale; a migliorare il riparto delle attività produttive e della popolazione fra le regioni di un dato paese, fra città e campagne; ad attenuare, mediante protezione a fini nazionali (mettiamo al fine della indipendenza economica), le conseguenze di una accentuata divisione del lavoro; a correggere azioni individuali di imprenditori che non addurrebbero ad equilibrare domanda e offerta di lavoro (ad es. impiego delle donne e dei fanciulli) ; a determinare una situazione che altrimenti non si stabilirebbe (ad. esempio fissare il massimo della circolazione fiduciaria) ; ad integrare insufficienti azioni di singoli; a rimuovere ostacoli alla rapidità di altre; a correggere rigidità di domande interne, o internazionali, di beni e di servizi; a regolare somministrazioni di credito e cosí via.

I secondi tendono a realizzare fini, dai quali la collettività potrebbe bensí prescindere. Come però il perseguirli procura vantaggi per singole categorie, ai quali possono raccordarsi vantaggi dell’intera collettività, gli interessi premono affinché l’Ente pubblico intervenga.

Forme di protezione doganale; fissazione di rapporti tra capitale e lavoro che si esprimono in salari, o altri termini contrattuali; assunzione a carico dello Stato di alcuni rischi incombenti su fattori produttivi, ad esempio assicurazioni sociali, costituiscono esempio di interventi a tutela di interessi particolari.

Programmi e Pianificazioni al servizio dell\’uomo

La sola iniziativa individuale e il semplice giuoco della concorrenza non potrebbero assicurare il successo dello sviluppo. Non bisogna correre il rischio di accrescere ulteriormente la ricchezza dei ricchi e la potenza dei forti, ribadendo la miseria dei poveri e rendendo piú pesante la servitú degli oppressi.
Sono dunque necessari dei programmi per « incoraggiare, stimolare, ci coordinare, supplire e integrare » l’azione degli individui e dei corpi intermedi. Spetta ai poteri pubblici di scegliere, o anche di imporre, gli obbiettivi da perseguire, i traguardi da raggiungere, i mezzi onde pervenirvi; tocca ad essi stimolare tutte le forze organizzate in questa azione comune. Ma devono aver cura di associare a quest’opera le iniziative private ed i corpi intermedi, evitando in tal modo il pericolo d’una collettivizzazione integrale o di una pianificazione arbitraria che, negatrici di libertà come sono, escluderebbero l’esercizio dei diritti fondamentali della persona umana.

Giacché ogni programma, elaborato per aumentare la produzione, non ha in definitiva altra ragione d’essere che il servizio della persona. La sua funzione è di ridurre le diseguaglianze, combattere le discriminazioni, liberare l’uomo dalle sue servitú, renderlo capace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale, del suo progresso morale, dello svolgimento pieno del suo destino spirituale. Dire sviluppo è in effetti dire qualcosa che investe tanto il progresso sociale che la crescita economica. Non basta accrescere la ricchezza comune perché sia equamente ripartita, non basta promuovere la tecnica perché la terra diventi piú umana da abitare.

Coloro che sono sulla via dello sviluppo devono imparare dagli errori di coloro che hanno sperimentato prima tale strada quali sono i pericoli da evitare in questo campo. La tecnocrazia di domani può essere fonte di inali non meno temibili che il liberalismo di ieri. Economia e tecnica non hanno senso che in rapporto all’uomo ch’esse devono servire. E l’uomo non è veramente uomo che nella misura in cui, padrone delle proprie azioni e giudice del proprio valore, diventa egli stesso autore del proprio progresso, in conformità con la natura che gli ha dato il suo Creatore e di cui egli assume liberamente le possibilità e le esigenze.

Accordo per il Kennedy Round

Novembre 1964- La comunità europea, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Giappone e la Finlandia presentano a Ginevra le loro liste di « eccezioni », vale a dire di quei prodotti che dovranno essere esclusi dalle riduzioni doganali praticate a termini del Kennedy round.

Maggio 1965 La comunità presenta uno schema di accordo mondiale sui cereali.

Maggio 1966 Il Kennedy round, che era rimasto a lungo bloccato a causa della crisi del Mercato Comune, riprende a Ginevra.

Luglio 1966 - I Sei completano le offerte della comunità.

Novembre 1966 - Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, i Paesi Scandinavi e la Svizzera minacciano di ritirare una parte delle loro offerte se la Comunità non offre ulteriori concessioni.

Gennaio 1967 - Le trattative di Ginevra riprendono.

Maggio 1967 - Fase finale del Kennedy round.



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