Abenomics: tutto ciò che c’è da sapere

Pubblicato da: MatteoT - il: 17-05-2013 9:00 Aggiornato il: 15-05-2013 21:45

Oggi parliamo dell’Abenomics, ossia delle tre frecce con cui Shinzo Abe, neo premier nipponico, sta cercando di far ripartire il Giappone accantonando il problema del debito. Quali sono i tre pilastri del ventilato rilancio economico del Giappone? Semplici: Politica monetaria audace, politica fiscale “flessibile” e strategia di crescita in cui la mano pubblica finisce per stimolare pesantemente gli investimenti privati.

analisi tecnica 2

Il presupposto, ovviamente, è l’accantonamento, almeno temporaneo, del problema legato all’indebitamento del Paese che è circa il 240% del Pil, ossia più del doppio di quanto arriva in Italia questa fondamentale grandezza economica. L’obiettivo è quello di concentrarsi sulla promozione e sullo sviluppo di un’economia da poco uscita dalla recessione.

Il perchè Tokyo possa permettersi una politica monetaria così aggressiva e noi no l’abbiamo già detto nell’articolo di ieri. Innanzitutto perchè l’indebitamento del Paese è detenuto da investitori del Paese per oltre il 90% e questo garantisce maggiore solidità e sicurezza allo stesso. Questo ha consentito ad Abe di far varare una manovra in cui, anzichè tagliare la spesa, si va a stimolare l’economia con un’erogazione complessiva di 20 mila miliardi di yen.

Altri fondi, su capitoli speciali, saranno spesi per accelerare la ricostruzione del Giappone settentrionale. Quanto alla terza freccia, quella sulla crescita, sarà annunciata nei dettagli il prossimo giugno, ma Abe ha anticipato le linee di una strategia di crescita basata su un’ampia deregulation, sulla promozione del lavoro femminile e sul supporto pubblico all’innovazione e a settori a promettente crescita.

Non finisce qui. Shinzo Abe può anche contare su una sovranità monetaria nazionale deputata alla Bank of Japan alla cui guida c’è Haruhiko Kuroda, che ha deciso di avviare un programma di allentamento monetario qualitativo e quantitativo che ha portato a nuove ondate svalutative della moneta giapponese nei confronti delle principali monete mondiali come Dollaro americano ed australiano, ma anche Euro e Sterlina inglese. Una politica monetaria ultra-espansiva, dunque, che si aggiunge ai tassi zero che resterà in vigore finché l’inflazione al 2% non sia raggiunta in modo sostenibile.

Ma quali sono le possibili conseguenze di tutto questo? Vediamole assieme.

1) Boom della Borsa. i mercati hanno, almeno fino ad ora, benedetto la scelta di politica economica e monetaria avviata da Abe e Kuroda; basti pensare che dalla metà di novembre 2012, l’indice Nikkei è salito di oltre il 70% ed ha fissato i nuovi massimi da dicembre 2007 a questa parte. Senza dimenticare lo yen, pesantemente svalutato.

2) Yen debole: è il secondo successo della politica descritta nelle prime righe. Il governo Abe voleva indebolire pesantemente la propria moneta per rilanciare le esportazioni, vero punto di forza del Paese. Così è avvenuto: lo yen si è svalutato di circa il 30% su dollaro ed euro.

3) Rivalutazione degli asset immobiliari: non finisce qui. La banca centrale nipponica, oltre ad annunciare il raddoppio della base monetaria nel prossimo biennio, ha reso noto anche un aumento degli acquisti di asset di rischio immobiliari. In Giappone questo ha portato ad un aumento del fervore.

4) Aspettative di inflazione: qui il successo è, almeno per ora, a metà. La deflazione è ben radicata nel Paese e sembra difficile da debellare. Il raggiungimento del tasso di 1,9% nella seconda metà del 2015 è l’obiettivo. Ma se l’Iva dovesse aumentare nel corso del 2014, già alla fine del prossimo anno potremmo avere un’inflazione oltre il 3%.

5) Volatilità sul mercato obbligazionario: anche qui successo parziale. L’obiettivo della BoJ è ridurre il più possibile i tassi di interesse a lungo, ma non sembra facile. E’ chiaro che molti operatori del mercato si sono trovati impreparati di fronte a iniziative tanto radicali della Boj, che comprerà il 70% delle emissioni di nuovi titoli. Intanto i tassi sul decennale cominciano a crescere, anche se allo 0,7% restano bassi rispetto agli standard internazionali. Difficile, però, ipotizzare di riuscire a raggiungere entrambi gli obiettivi di inflazione e tassi bassissimi.

6) Acquisti giapponesi di bond: gli investitori istituzionali giapponesi hanno iniziato solo verso fine aprile a fare acquisti netti di bond esteri, rispondendo alla sollecitazione implicita della banca centrale a diversificare i loro portafoglio verso asset di rischio.

7) Popolarità del Governo: i risultati economici e finanziari stanno generando ad Abe un ottimo ritorno elettorale visto che l’ultimo sondaggio dello Yomiuri Shimbun lo dà al 72%, un record nella politica nipponica.

8) Pil: durante questa settimana saranno annunciati i dati sul Pil del Giappone. Gli analisti si attendono un incremento del 3% annualizzato e dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Anche consumi ed investimenti sono attesi in positivo.

9) Riforme strutturali: qui la strada si fa dura. Per ora agli annunci di Abe non sono stati proposti piani effettivi. Sul fronte delle riforme del mercato del lavoro, le ipotesi di misure incisive sembrano diventate meno probabili, per evitare il connesso calo di popolarità. Non resta che aspettare.

10) Rilancio del nucleare: non solo crisi economica e finanziaria. Il Giappone, negli ultimi anni, ha dovuto anche superare il disastro di Fukushima. Il governo Abe ha la volontà di rimettere in funzione tutti i reattori nucleari che saranno dichiarati idonei secondo la nuova regolamentazione.

La conclusione
Fino ad ora ad Abe è andato tutto bene, forse addirittura troppo, soprattutto da un punto di vista finanziario e monetario. Il primo rischio, però, è che la continua svalutazione dello yen possa comportare reazioni globali sulla guerra valutaria adottata dal governo e dalla BoJ. C’è poi l’annoso problema delle riforme, su cui il governo rischia di deludere ampiamente la sua base elettorale. Infine la questione inflazione: in molti, gli scettici, credono che possa essere un’arma a doppio taglio per la popolazione.

Più precisamente, secondo alcune Cassandre, questa politica è destinata al fallimento proprio perché persegue finalità potenzialmente autodistruttive: un Paese tanto indebitato non può permettersi un futuro rialzo dei tassi senza sfasciare le finanze pubbliche, ma se l’inflazione prendesse davvero piede questo rialzo difficilmente potrà essere evitato; se poi i tassi restassero così bassi come ora, sarebbe assurdo per le istituzioni finanziarie tenersi i bond statali nipponici in un contesto di inflazione: dovrebbero disfarsene provocando sconquassi.

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