La teoria di Dow e i principi fondamentali

Pubblicato da: Massimiliano - il: 30-10-2013 7:58 Aggiornato il: 30-10-2013 7:59

La teoria di Dow prende il nome dal suo ideatore, ovvero Charles H. Dow, che è stato anche il fondatore del famosissimo quotidiano The Wall Street Journal. Insieme con Edward Jones, i due hanno creato l’indice generale del mercato azionario Nordamericano: il Dow Jones. Tornando alla teoria, vogliamo dare una spiegazione molto veloce di quelli che sono i suoi principi base che sono alla base dell’analisi tecnica tradizionale. Il presupposto base di questa teoria dice che: l’indice dei prezzi delle azioni riflette tutte le decisioni aggregate e le emozioni degli operatori del mercato azionario.

Principi fondamentali: movimento di mercato

trend dowAndiamo ora a vedere, quelli che sono i principi fondamentali secondo la teoria di Dow. Dow dice che nel mercato azionario ci sono tre tipi di movimento simultaneamente.

Movimento primario, detto anche major trend: Si tratta della principale tendenza, per la quale un mercato si definisce toro, o anche rialzista o bullish; oppure il contrario, orso, ribassista o bearish. La sua durata varia da uno e più anni, e quando presenta la tendenza primaria in rialzo, allora i prezzi sono in salita per un periodo di tempo molto lungo; con degli intervalli di reazioni secondarie.

Movimenti secondari, detti intermediate trend: Si tratta di movimenti che si oppongono alla tendenza principale, in un mercato che nel lungo periodo si presenta o bullish o bearish. Questi movimenti hanno una durata che può variare da un minimo di tre settimane, a diversi mesi; e possono ritracciare da un terzo a due terzi del progresso o regresso acquisto con il movimento primario. Se andiamo a valutare quello che è il rintracciamento più frequente, allora noteremo che è pari al 50%.

Movimenti terziari, detti anche minori o minor trend: Si tratta di rialzi o ribassi del mercato, che hanno una durata limitatissima nel tempo, fino ad un massimo di tre settimane. I movimenti terziari, non influenzano quelli primari o secondari e non sono facili da prevedere; questo perchè si ripetono con casualità, e sono facilmente manipolabili in qualche misura.

Le fasi di mercato

Teoria-di-Dow accPer quel che concerne le fasi di mercato, la teoria di Dow va a distinguere ogni ciclo completo di mercato in ben sei fasi.

Accumulazione: Questa si verifica quando una larga fetta di investitori è convinta che il mercato sia ancora in una fase di ribasso. In quel momento gli investitori professionali, le famose mani forti, iniziano ad acquistare sfruttando i prezzi convenienti, consapevoli che la fase ribassista è ormai giusta al capolinea. Ovviamente la tecnica è quella di acquistare in modo molto graduale, così da non muovere il listino, andando a formare una serie di movimenti laterali che prendono il nome di base o bottom.

Convinzione: Come dice la parola stessa, questa seconda fase presenta la convinzione che un nuovo mercato toro, quindi rialzista, è iniziato. Le quotazioni, quindi, salgono e insieme a loro sale anche l’ottimismo generale.

Speculazione: Si tratta dell’ultima fase del rialzo. In questo contesto l’ottimismo di cui parlavamo anche prima, diventa decisamente euforia e con l’aumentare di quest’ultima, crescono anche le quotazioni in maniera esponenziale. In questa fase, fanno il loro ingresso sul mercato anche i piccoli risparmiatori, che vengono definiti mani deboli; i quali iniziano ad aquistare nel momento in cui i prezzi sono quasi al massimo. Tutto questo, spinti anche dalle notizie che arrivano da ogni parte, con i mezzi di comunicazione che descrivono questo momento favorevole della borsa.

Distribuzione: Si tratta di quella fase in cui, i traders che dominano il mercato, capiscono che la fase toro è finita, e iniziano quindi a liberarsi delle proprie posizioni lunghe. Per questo motivo, la fase espansiva si indebolisce e si innesca un movimento laterale che è simile a quello che si crea ai minimi di mercato; che prende il nome di tetto o top.

Panico: Come dice la parola stessa, si innesca un brusco declino dei prezzi, e questo perchè tutti si rendono conto che il mercato non ha nulla più da offrire. A questo punto, tutti si precipitano a vendere, così da poter salvare il salvabile, soprattutto dal ribasso generale che si innesca.

Frustrazione: Questa è l’ultima fase del mercato orso, e riguarda gli ultimi titoli in possesso dei traders, che li vendono a prezzi veramente minimi. In generale, se si va a vedere chi sono i traders che arrivano a vendere in queste condizioni, ci si accorge subito che si tratta di quei piccoli risparmiatori che, in precedenza, avevano acquistato i titoli sui massimi, proprio nel pieno della fase di speculazione. Questa ultima fase di flessione, con il conseguente indebolimento, coincide poi con un nuovo processo di accumulazione.

Il ciclo di mercato completo

Possiamo dire, quindi, che le sei fasi di mercato che abbiamo appena elencato e spiegato, caratterizzano quelli che sono i due movimenti primari, ovvero il primo al rialzo e il secondo al ribasso; e che quindi insieme formano il ciclo di mercato completo. Non è raro che le due fasi, quella di espansione e quella di flessione, siano intervallate da movimenti temporanei in controtendenza, i cosiddetti movimenti secondari, chiamati anche Riaccumulazione o di Redistribuzione. Questi movimenti si riferiscono a quelle che sono le prese di beneficio di quei traders che si erano mossi nella prima fase del movimento di mercato. Tutto questo, poi, è andato via via evolvendosi, grazie anche al lavoro di tutti coloro che affiancavano Dow, e ha portato alla realizzazione di modelli di evoluzione grafica, i famosissimi patterns, che si riferiscono a momenti differenti e cruciali, che caratterizzano l’evoluzione di un mercato. In realtà, il lavoro che è stato fatto, è quello di codificare le caratteristiche di ogni stato del mercato.

I movimenti laterali

analisis-tecnico-teoria-dow-Agosto-2010Andiamo ora ad analizzare i movimenti laterali delle linee. La linea, infatti, rappresenta un movimento di prezzo di due o tre settimane, e in questo periodo di tempo la variazione di prezzo degli indici, non presenta scostamenti superiori al 5% della propria media. Questo movimento indica sia accumulazione che distribuzione, e quindi situazioni di congestione durante le quali i prezzi oscillano e si verifica il sideways trend, ovvero questa oscillazione in una sorta di corridoio grafico orizzontale. Se, durante questa fase, si registra una crescita sopra i limiti della linea, allora vi è accumulazione, e quindi i prezzi sicuramente aumenteranno; se invece si verifica una caduta sotto il limite, siamo in presenza di distribuzione, e quindi conseguenti quotazioni più basse in futuro.

Inversioni di tendenza

Quando siamo in presenza di bull market, ovvero tendenza al rialzo, i massimi e i minimi che sono relativi ai prezzi, con valori superiori rispetto ai precedenti estremi relativi, sono l’elemento che identifica questa condizione. Diversamente, il bear market, ovvero la tendenza al ribasso, si caratterizza per dei livelli minimi e massimi dell’indice in progressivo declino. Dunque, il primo segnale che si nota di inversione di tendenza, è appunto dato dal fallimento del mercato che va a creare un nuovo massimo o minimo, che sarà più alto, oppure più basso, di quello che c’è stato in precedenza.

La relazione tra prezzi e volumi

Quando parliamo di relazione tra prezzi e volumi, ci stiamo riferendo ad una situazione normale, dove il volume degli scambi si espande nel momento in cui siamo in presenza di un bull market; mentre al contrario di contrae quando siamo in presenza di un bear market. In entrambe i casi siamo in presenza di un volume concordate. Quando questo non avviene, ovviamente siamo in presenza di un volume discordante, e questo genera un possibile segnale di inversione di tendenza. E’ chiaro che questo principio è utilizzato solo come una sorta di indicazione, che si va ad aggiungere a quella che è un’analisi completa del ciclo di mercato.

La conferma degli indici

teoria_dow_400Analizzando la teoria di Dow, quello che emerge in maniera molto forte è proprio l’importanza che l’andamento degli indici industriali e dei trasporti ha; oltre al fatto che tutto questo si debba confermare reciprocamente. Semplificando ciò che abbiamo detto potremmo affermare che questo principio si poggia su un aspetto logico che dimostra come il mercato azionario è una sorta di barometro per misurare le condizioni dell’economia. Durante un mercato toro i prezzi che crescono, quindi, dovranno interessare sia le società che sono impegnate nella produzione delle merci, e sia quelle che trasportano queste merci. Proprio la storia ha dimostrato, attraverso la borsa americana, come questo principio sia verissimo. Dunque, se l’indice Dow Jones Industrial Average mostra una fase espansiva primaria, essa può essere ritenuta valida, se anche il Dow Jones Transportation, presenta una fase espansiva allo stesso momento. Nel caso uno dei due indici non faccia registrare un movimento, allora le conclusioni non si possono definire false. Possiamo dire che queste considerazioni vanno applicate sempre, e non sol nel mercato azionario americano. Dunque, è buona norma andare ad analizzare quello che è l’andamento dell’indice di borsa, andando a correlarlo a quello di altri indicatori che facciano parte o dello stesso settore o di settori relativi ad altre borse. Tutto questo per avere una panoramica esatta della situazione, e quindi poter verificare quelle che sono le interdipendenze tra i movimenti, oppure le concordanze più significative; o ancora le discrepanze che si verificano tra di essi.

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