Conti pubblici italiani: l’Eurostat li rivede al rialzo

Pubblicato da: MatteoT - il: 23-10-2012 15:34

L’Eurostat ha rivisto al rialzo la situazione del nostro Paese, con riguardo al 2011, sul rapporto tra debito pubblico e Pil. La review si è resa necessaria in seguito all’aggiornamento delle norme contabili commerciali e prevede, per l’Italia, un livello del deficit stabile al 3,9%.

Tra i mercati maggiormente virtuosi, invece, troviamo la Finlandia e la Germania. L’Estonia, invece, sarebbe addirittura in posizione di surplus. I passivi più bassi si troverebbero, generalmente e più frequentemente, nell’area orientale del vecchio Continente. Ma vediamo più nel dettaglio il trend dei conti pubblici italiani ed europei.

L’Eurostat ha ufficializzato, con dati definitivi, il rapporto debito/pil portandolo al 120,7% rispetto al 120,1% della prima notifica. Anche la spesa pubblica è quindi stata rivista al rialzo al 49,9 per cento (rispetto al 49,1 per cento), in calo rispetto al 50,4 per cento del 2010.

“Lo scorso anno” – osserva La Repubblica in materia – “il debito italiano si è confermato il secondo dell’eurozona alle spalle della Grecia (170,6 per cento), il primo però in valori assoluti (oltre 1.900 miliardi lo scorso anno, 1.970 miliardi oggi). Sul gradino più basso del podio il Portogallo (108,1 per cento) seguito da Irlanda (106,4%) e Belgio (97,8 per cento). Sempre nel 2011 il debito della Francia era all’86 per cento, quello della Germania all’80,5 per cento, e quello della Spagna al 69,3 per cento. Per quanto riguarda gli incassi, per l’Italia sono stati confermati essere pari al 46,1 per cento (il 46,0 per cento nel 2010). Per i prestiti intergovernativi concessi ai paesi in difficoltà (Grecia, Portogallo e Irlanda), invece, l’Italia ha sborsato nel 2011 13,1 miliardi di euro, lo 0,8 per cento del Pil”.

Per quanto concerne i Paesi con il deficit più basso, nel 2011 sono stati Lussemburgo (0,3 per cento), Finlandia (0,6 per cento) e Germania (0,8 per cento). L’Estonia ha invece registrato un surplus dell’1,1 per cento, insieme a due paesi non euro: Ungheria (4,3 per cento) e Svezia (0,4 per cento).

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