Elezioni America: rating Usa in pericolo

Pubblicato da: MatteoT - il: 06-11-2012 18:09

In America, in questi giorni di fermento per le elezioni 2012, una cosa sembra essere certa; la vittoria di Obama piuttosto che di Romney non provocherà cambiamenti sul fronte del merito creditizio del Paese che, secondo l’agenzia di valutazione Egan-Jones, è comunque vicino ad un declassamento.

“Il parametro chiave per la qualità del merito sovrano è il rapporto debito-Pil che, nel caso degli Stati Uniti, è salito in modo piuttosto drammatico, dal 75% di quattro anni fa a oltre il 104%. Il problema è che negli Usa, il debito è cresciuto in quelle aree in cui il Pil non è invece cresciuto“.

Dunque, “a prescindere da chi sarà eletto, il presidente dovrà affrontare il deficit piuttosto alto e affrontare anche l’imminente ritiro in pensione di molti baby boomers, il cui apporto è critico per l’economia”, ha affermato Sean Egan, managing director dell’agenzia di rating.

Egan-Jones ha tagliato il rating Usa due volte, quest’anno: la prima volta da “AA+” ad “AA” ad aprile; la seconda volta a settembre, a “AA-“.

A tal proposito da ricordare che il termine fiscal cliff è stato ripreso da un discorso che il presidente della Fed Ben Bernanke ha proferito a febbraio di quest’anno, quando ha parlato del “massiccio fiscal cliff di grandi tagli alle spese e aumenti delle tasse”, destinato a entrare in vigore a partire dal 1° gennaio del 2013. Di fatto, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre del 2012, una norma del Budget Control Act of 2011 (BCA) entrerà in vigore: si tratta dell’accordo che il presidente Obama ha firmato nell’agosto del 2011 per porre fine alla battaglia contro il Congresso, relativa alla necessità di alzare il tetto sul debito federale. Questo accordo è un compromesso tra democratici e repubblicani, che decisero appunto di aumentare il tetto massimo sul debito Usa, lanciando al contempo una “Supercommissione” che avrebbe dovuto dare il via, entro il novembre del 2012, a una legislazione prodotta al fine di tagliare il deficit americano di $1,2 trilioni nell’arco dei 10 anni successivi.

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