Piazza Affari chiude la settimana in rosso

Pubblicato da: MatteoT - il: 01-03-2013 18:30

E’ stata una chiusura di settimana decisamente complicata per le Borse che, costrette a muoversi tra l’incertezza politica italiana ed i dati macro negativi provenienti dalla Cina, hanno chiuso in rosso. Hanno pesato, poi, l’entrata in vigore della Tobin Tax ed il rischio concreto, negli Usa, di tagli automatici alla spesa per 85 miliardi di dollari secondo il cosiddetto “sequester”.

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Se questi saranno attuati in pieno, l’Fmi stima che ci sarà un rallentamento della crescita di 0,5 punti percentuali e ciò porterebbe gli Usa a ridurre la loro crescita all’1,5% portando gli istituti a rivedere le stime economiche a livello mondiale.

Questo quadro di tensione si aggrava ulteriormente dal rallentamento della crescita cinese: l’indice Pmi ufficiale del settore manifatturiero è calato a 50,1 punti base rispetto i 50,4 di gennaio, mentre l’indice Hsbc holdings è sceso a 50,4 da 52,3. Un dato superiore a 50 punti indica espansione economica, ma rileva anche il continuo rallentamento della Cina. Male il dato relativo all’Eurozona che si è attestato a febbraio su 47,9 punti, il medesimo livello di gennaio.

Piazza Affari, in un contesto di questo tipo, ha ceduto a fine seduta l’1,54% sulla scia di un andamento pesante per il comparto del credito. I titoli più colpiti dalle vendite sono Telecom e Finmeccanica, mentre Ti Media registra una seduta volatile. Sprofonda, invece, Mediaset dopo che il Pg di Milano ha chiesto la conferma della condanna in primo grado di Silvio Berlusconi, imputato per frode fiscale.

Nel resto dell’Europa solamente Londra chide questo venerdì in positivo, + 0,28%; Parigi cede invece lo 0,62% e Francoforte lo 0,39%. L’euro chiude in deciso calo a 1,2981 dollari, dopo aver toccato un minimo di seduta a quota 1,2965 a causa dei deludenti dati macro giunti dall’Eurozona, che sottolineano una volta di più il distacco tra un’Europa in recessione e gli Stati Uniti in ripresa. Il biglietto verde ha anche toccato un massimo da due anni e mezzo sulla sterlina, scesa sotto quota 1,50 per la prima volta dal luglio 2010 per via degli sconfortanti dati sull’industria britannica.

Sul fronte obbligazionario risale lo spread; il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi sale a 340 punti per poi chiudere a 336 punti base; i titoli di Stato italiani, sul mercato secondario, rendono ora il 4,8%. Molto negativi, nel nostro Paese, i dati certificati dall’Istat e riguardanti il 2012: Pil in calo del 2,4%, pressione fiscale salita al 44% e rapporto deficit/Pil al 127%.

Tokyo, invece, ha chiuso le contrattazioni nella mattinata odierna guadagnando lo 0,41%, archiviando così in positivo la settimana: + 1,94%. A spingere la piazza asiatica è stata la scelta, come governatore della BoJ, di Haruhiko Kuroda, sempre incline ad introdurre nuove misure di allentamento monetario che possa spingere al rialzo l’economia e svalutare lo yen, passo fondamentale per un Paese che fonda la propria economia sulle esportazioni.

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