Il Financial Times contro l’Abenomics

Pubblicato da: MatteoT - il: 22-05-2013 15:59 Aggiornato il: 22-05-2013 16:00

Già nella scorsa settimana avevamo trattato il tema dell’Abenomics. Il nome dato al programma di Quantitative e Qualitative Easing avviato in Giappone, e riferito al premier Shinzo Abe, è stato progettato per svalutare lo yen e terminare la deflazione cronica che investe il Paese nipponico. Tuttavia non a tutti questo programma di stimoli monetari piace; vediamo la critica, non certo velata, del Financial Times.

Errore

Da dicembre 2012, ossia da quando si è insediato Shinzo Abe come premier del Giappone, lo yen ha perso il 25% del proprio valore sul Dollaro Usa ed ancora di più sul won coreano. Le esportazioni del Giappone, in questo contesto, hanno subito un’accelerazione spaventosa e sono state responsabili della “metà” del loro valore annualizzato: 3,5% di crescita del Pil nell’ultimo trimestre.

Il tasso più veloce delle esportazioni ha portato in su gli utili attesi delle grandi aziende e, di conseguenza, l’indice del mercato azionario giapponese del 50 per cento. Ma i prezzi al consumo core rimangono inferiori rispetto ad un anno fa. Piuttosto che aumentare le aspettative di inflazione, Abenomics ha semplicemente generato aspettative di ulteriore svalutazione.

Una ripresa del genere, però, è ingiusta in quanto danneggia pesantemente i partner commerciali del Giappone. In Corea del Sud, Oh Hyun-seok, ministro delle finanze, il mese scorso ha detto che l’apprezzamento del won contro lo yen è un problema più grande rispetto ad esempio alla possibilità che la Corea del Nord lanci un missile nucleare.

L’ammortizzatore dell’Abenomics è diventata, di fatto, la Cina. Il surplus commerciale del Dragone, negli ultimi tre anni, è stato in costante diminuzione in percentuale del Pil, passando da oltre il 5% all’attuale 2% circa.

Gli esportatori cinesi non hanno bisogno di una svalutazione dello yen. Molti prodotti cinesi sono in forte competizione con gli equivalenti giapponesi – basti pensare alle macchine fotografiche e ai televisori. La svalutazione dello yen sta danneggiando i produttori di questi beni. Questo è un momento in cui le esportazioni giapponesi verso la Cina sono in aumento a causa della relativa quiete nella disputa sulle isole nel Mar Cinese Orientale.

Una ripresa giapponese basata sulla svalutazione non può durare. La ragione più importante per dire questo è la geopolitica. Sullo sfondo del quantitative easing da parte di diverse banche centrali tra cui Giappone, la Cina, Taiwan e la Corea del Sud stanno tutte affrontando il problema dell’apprezzamento valutario. I sentimenti nazionalistici contro il signor Abe sono alti. Forti reazioni di politica economica da parte dei vicini del Giappone sono quasi inevitabili.

Se la svalutazione dello yen dovesse continuare per molto, la Cina e la Corea del Sud potrebbero intervire nel mercato del Forex per arginare l’apprezzamento continuo delle loro valute riportando in auge il tema importante della guerra valutaria.

Cosa può fare il Giappone per riprendersi senza danneggiare i “vicini” Stati? Semplice: tornare, come fatto in Europa, ai valori fondamentali dell’economia. Aumentando il valore del patrimonio attraverso il potenziamento delle attività economiche nazionali e riducendo il debito incredibile che grava sul Paese, magari andando anche ad attuare quella serie di misure di liberalizzazione che, ad ora, non consentono ancora alle imprese di investire liberamente.

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