Agenzie di rating: hanno veramente senso?

Pubblicato da: MatteoT - il: 13-07-2013 7:00 Aggiornato il: 12-07-2013 11:08

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La notizia del nuovo downgrade del rating italiano da parte di Standard & Poor’s è di pochi giorni fa, ma resta centrale nel dibattito che da oltre due anni si è acceso in merito all’utilità ed alla funzionalità reale di questo istituto. Ma queste agenzie servono davvero?

Gli ambiti di intervento dei giudizi delle tre sorelle sono due: su richiesta di una società, l’agenzia di rating può dare un proprio voto ad un’emissione obbligazionaria, oppure, a fini a noi ignoti, la stessa offre il suo giudizio, non richiesto il più delle volte, sul debito di una nazione.

I Corporate bonds

Il 2008 dovrebbe aver chiarito a tutti, una volta per tutte, cosa si cela dietro i giudizi delle tre sorelle: Moody’s, S&P e Fitch. La rilevanza del loro giudizio è stata messa ancor più a repentaglio dall’enorme conflitto di interessi che ristagna all’interno dei giudizi ed all’interno del loro management.

A partire da Enron, che nel giorno del fallimento veniva ancora etichettata come ‘investment grade’. Fino agli innumerevoli CDO, tutti dall’altissimo rating, ma tutti caduti in disgrazia durante la crisi finanziaria.

Da allora sono molti gli stati che stanno cercando di trovare un rimedio a questa confusione, ma il “marcio” è nell’invisibile di queste agenzie. Se il giudizio delle agenzie fosse secco, duro e senza angolature smussate, semplicemente perderebbero il cliente che ne chiede l’intervento. La questione, quindi, ci sembra banale: tutti ottengono un rating gonfiato, in positivo, ed i downgrade tendono ad essere lenti e privi di significato.

Questo evidente conflitto di interessi deve essere affrontato, altrimenti la credibilità di questi istituti verrà, come già succede oggi e come già successo negli ultimi anni, a meno. E’ davvero incredibile che molte società di asset management basino ancora i loro sistemi di risk management su strumenti così privi di significato. Ma così è.

I Government bonds

Il ruolo della agenzie di rating, poi, si fa ancora più misterioso e subdolo quando si tratta di giudicare i debiti sovrani degli Stati. Il loro intervento provoca danni enormi visto che gli investitori istituzionali, alla notizia di un downgrade, si pongono short facendo aumentare le pressioni sui mercati azionari ed obbligazionari.

Ogni volta che un nuovo giudizio interviene, l’ufficio risk management valuta le posizioni nei fondi e se, ad esempio, un’obbligazione investment grade è stata declassata a junk, richiede l’immediato abbandono della posizione. Lo stesso comportamento ripetuto da migliaia di uffici diversi provoca un effetto “Herding”, cioè gregge, che mette a repentaglio la stabilità di interi sistemi finanziari.

Quali potrebbero essere le soluzioni? Ne abbiamo trovate due. Impedire il rating sul debito sovrano per comprovata inutilità dello stesso oppure impedire che i fondi comuni fondino le proprie politiche di investimento sulla base dei giudizi decretati da queste agenzie. Naturalmente, la prima soluzione appare la più semplice ed applicabile. Ma ne esiste almeno una terza.

Rendere l’intera popolazione di risparmiatori del tutto immune alle tre sorelle, che sempre più assomigliano alle tre streghe dell’atto primo del Macbeth. Basti guardare alle deboli reazioni di questi giorni nei confronti del declassamento italiano: un tempo avremmo avuto uno scossone da 3 o più punti percentuali.

Più di S&P, a danneggiare la performance dell’S&P Mib, ha potuto la confusione parlamentare di questi giorni che sta minando le fondamenta del governo italiano. Quest’ultimo, se non si dà una svegliata, si ritroverà in gran brutte acque nei prossimi mesi.

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MatteoT

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