Come funziona una IPO (offerta pubblica iniziale)

Pubblicato da: nikoperugia - il: 13-11-2013 23:31

Alla luce della recente offerta pubblica iniziale (IPO)
di Twitter, andiamo a descrivere quali sono i pro e i
contro della quotazione in borsa di una compagnia
privata. Queste informazioni servono a noi investitori
per valutare se e quando può essere utile investire in
un IPO, e quando invece i motivi della compagnia sono
poco chiari e generalmente non meritevoli di fiducia.

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Initial Public Offering

I benefici dell’offerta pubblica iniziale

Chiaramente, il beneficio principale che si ottiene nel
quotare la propria azienda in Borsa consiste nella
disponibilità immediata di liquidità conseguente alla
vendita delle azioni. Questo vale anche per gli
investitori precedente (come angels e venture capital
firms) che finalmente vedono una “via” per profittare
dai loro investimenti precedenti. Tuttavia nessuna di
queste personalità ottiene immediatamente il proprio
denaro, dal momento che solitamente è previsto un
‘lock-out period’ di circa 6 mesi all’interno del quale
management e investitori precedenti non possono vendere
le proprie azioni. Tutti i numeri che vediamo riguardo
la ricchezza dei fondatori sono dunque puramente
teorici, dal momento che non possono ancora trasformare
le proprie azioni in liquidi. Per questo motivo, la IPO
non può essere considerata una ‘exit’, cioè una
monetizzazione dell’impresa da parte dei fondatori.

Un altro beneficio della quotazione pubblica consiste
nella facilità con cui le aziende quotate possono
accedere ai mercati finanziari, per raccogliere
prestiti o ulteriori investimenti. La ‘valuta’ a cui
corrispondono le azioni emesse potrà anche essere
convenientemente impiegata per acquisire altre
compagnie.

I contro della quotazione pubblica

Un primo effetto negativo della quotazione pubblica di
un’azienda è l’aumento della trasparenza della
gestione, dovuta alle richieste degli enti regolatori.
Ad esempio, sorgono alcuni vincoli relativi alla scelta
del consiglio di amministrazione, e alla compensazione
del management. Ovviamente, i nuovi azionisti vorranno
dire la propria riguardo alla direzione che deve
prendere la compagnia, e questo introduce ulteriori
pressioni sul management, che dovrà pensare anche
all’effetto delle proprie decisioni sul prezzo delle
azioni.

Il requisito di trasparenza nella gestione è anche di
tipo finanziario, e prevede che i bilanci vengano resi
pubblici in maniera abbastanza dettagliata: questo può
essere un problema anche perchè favorisce i
competitors.

Non dimentichiamo poi i costi della IPO, sia in termini
monetari (le banche di investimento possono richiedere
fino al 7% dei proventi), sia di tempo sottratto al
management per la preparazione dei documenti e la
scelta dei cosiddetti underwriters.

In definitiva, ogni azienda deve compiere la scelta di
diventare pubblica in relazione ai propri obiettivi e
alla disponibilità di forme alternative di
finanziamento. Dal punto di vista dell’investitore,
sarà come sempre necessario controllare la bontà delle
decisioni del management prima di decidere di comprare
azioni in una IPO.

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