G20: “Maggiore importanza per i Bric”

Pubblicato da: MatteoT - il: 25-10-2010 8:07
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Nel weekend scorso, in Corea, si è tenuto il consiglio dei ministri delle Finanze G20; tra i temi caldi vi è sicuramente l’accordo volto ad alzare la quota del Fmi nel cosiddetto mondo in via di sviluppo.
Essendo questo accordo correlato alle attuali disparità tra Paesi, il G20 non ha stabilito un limite di tolleranza preciso per i surplus o i deficit, nonostante alcuni analisti si aspettassero che gli Stati Uniti potessero riuscire a trovare un accordo per limitare il surplus a un massimo del 4%.

“I persistenti e significativi squilibri giustificano la necessità di tener conto di circostanze nazionali o regionali, compresi i grandi produttori di materie prime”, riporta il comunicato diffuso dal G20. Queste parole, ha commentato O’Neill, lasciano chiaramente intendere che sarà necessario discutere ulteriormente sulla questione. “E confermano il mio sospetto che la Cina si sia in un certo senso impegnata a mantenere il suo attuale surplus sotto il 4% del Pil, permettendo allo yuan di rafforzarsi gradualmente”.

Proprio a proposito di queste considerazioni, il G20 sottolinea di voler andare verso tassi di cambio più orientati al mercato, che riflettano i fondamentali dell’economia, il che dovrebbe anche servire a spingere i Paesi con surplus elevati a non intervenire con troppa frequenza e ad accumulare riserve in modo da impedire ai propri tassi di rafforzarsi.

“Tutti questi aspetti saranno interpretati dai mercati finanziari come una conferma di possedere molte valute asiatiche, eccetto lo yen”, ha spiegato O’Neill. Un altro rilevante sviluppo del meeting è costituito dall’accordo raggiunto su una serie di proposte per riformare la governance e la quota del Fmi in modo da rendere il fondo più efficace e credibile. In particolare, è stato deciso che la quota della Cina passerà dal 3,65% al 6,19%, portandosi al terzo posto, molto vicino al Giappone.

“Come sostengo ormai da diversi anni, non sono d’accordo sul modo in cui i Paesi Bric e altre nazioni in via di sviluppo vengono rappresentate all’interno delle istituzioni globali. Eccetto forse la stessa creazione del G20, questa è la prima decisione formale che riconosce l’importanza di questi Paesi, tra cui anche la Turchia”, ha commentato O’Neill, secondo cui questa mossa è importante per gli investitori globali, specialmente per quelli relativamente conservatori.

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