Dynamic Currency Conversion: quali sono gli svantaggi?

Pubblicato da: MatteoT - il: 04-12-2012 18:00

La tecnologia, nel corso degli ultimi anni, ha facilitato di molto gli spostamenti all’estero. In termini monetari, infatti, non è più necessario portare con sè molta valuta straniera dal momento che le attuali carte di credito, in modo automatico, sono in grado di convertire le divise.

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Tralasciando gli aspetti matematici che stanno alla base dei tassi di cambio, oggi ci occupiamo di uno svantaggio della tecnologia stessa, definito dalla Dynamic Currency Conversion; si tratta di un servizio che, molte volte, viene anche chiamato di Carholder Preferred Currency.

In sostanza la conversione valutaria non viene fornita dalle piattaforme che gestiscono le carte di credito, come Visa o Mastercard, ed è tipica in alcuni Paesi in cui ci si reca per affari. I negozianti, solitamente, convertono la transazione dalla valuta in cui il prezzo è mostrato in quella locale, utilizzando un tasso di cambio che viene maggiorato della commissione per il servizio in questione.

Così facendo, quindi, il cambio diventa superiore a quello “all’ingrosso”. Generalmente, utilizzando questo servizio, ci si trova addebitato il 5-8% in più rispetto al costo che si dovrebbe sostenere. Le banche in questo modo riescono a incassare ottimi margini di profitti e in alcuni casi la Dcc viene sfruttata all’insaputa del cliente.

E’ quindi necessario prestare la massima attenzione in questo senso e declinare il servizio nel caso in cui venga proposto dal negoziante. Bisogna poi precisare che le piattaforme di Visa e Mastercard obbligano il negoziante coinvolto a svelare la maggiorazione della Dcc, oltre a mettere a disposizione del cliente una scelta alternativa tra il conto in valuta estera o quello in valuta domestica.

Nel caso in cui non si voglia il servizio appena descritto, si ha il pieno diritto di rifiutare l’offerta, in modo da regolare la transazione commerciale nella moneta straniera in vigore nel paese.

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MatteoT

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