Analisi tecnica vs. Analisi fondamentale: un esempio operativo

Pubblicato da: MatteoT - il: 10-12-2012 22:07

Analisi tecnica vs. Analisi fondamentale. Il dilemma, come vi abbiamo già descritto nei precedenti articoli, è sempre attivo. Quali tra le due analisi è migliore? Quale consente di anticipare meglio l’andamento del mercato e, quindi, farci guadagnare di più? Dipendente, a volte la prima, a volte la seconda.

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Prima di passare ad analizzare l’esempio operativo, riportiamo qui di seguito le definizioni di queste due branche dell’analisi del Forex.

L’analisi tecnica può essere vista come la disciplina che effettua previsioni sull’andamento futuro dei prezzi di uno strumento finanziario basandosi sulle serie storiche di prezzi e volumi. In questo caso, oltre agli aspetti matematico-statistici, entrano in gioco anche quelli psicologici che consentono di individuare dei pattern (schemi) di prezzo e dei livelli (massimi, minimi, supporti e resistenze) che andranno inevitabilmente ad influenzare il normale andamento del mercato.

L’analisi fondamentale, come dice il nome stesso, si occupa di studiare e di analizzare i fondamenti dell’economia, spiegandone l’andamento e cercando di comprendere come i principali dati macro-economici possono influenzare l’andamento del mercato. Per ottenere dei risultati importanti all’interno del trading, ovviamente, è necessario mettere in pratica alcuni concetti di analisi fondamentale.

Vediamo ora l’esempio operativo che, come facilmente intuibile, si riferisce alla giornata odierna vissuta dal listino milanese di Piazza Affari. Ricostruiamo dapprima i fatti: dopo qualche difficoltà incontrata nelle ultime settimane, giovedì il Pdl ha deciso di sfiduciare il governo Monti per farlo, ufficiosamente, cadere nella giornata seguente, dichiarando “conclusa l’esperienza Monti”.

Il primo ministro, dopo essersi consultato con il Presidente della Repubblica, ha manifestato la sua volontà di voler chiudere degnamente ed in modo ordinato la legislatura per poi arrivare alle elezioni anticipate a fine febbraio 2013.

Un contesto di questo tipo era inevitabile che generasse una instabilità politica che, come facilmente ipotizzabile, si è riflessa in una incertezza finanziaria che si è mostrata nella giornata id oggi, quando Piazza Affari ha aperto in pesante rosso: – 2,4%. La chiusura, leggermente meglio del resto della giornata, ha visto il listino milanese chiudere al – 2,2%.

Questo è un nitido esempio di come avvenimenti economici o, come in questo caso, politici, possano andare ad influenzare l’operato sui mercati che, seppur impostati al rialzo ed orientati ad un rally di fine anno, hanno subito ripiegato cambiando, radicalmente, il sentiment di breve periodo.

In un contesto come quello attuale, infatti, appare decisamente complicato che le ultime settimane del 2012 possano vedere una forte ripresa dei corsi, come invece si ipotizzava fino a mercoledì scorso. Molto più probabile, invece, che le Borse possano andare nuovamente a testare i livelli del finale dell’estate 2012.

Piazza Affari, che ha chiuso poco sopra i 15.350 punti, potrebbe approfondire al ribasso fino a raggiungere i 14.750 punti.

Con questo cosa vogliamo dire? L’analisi tecnica, almeno fino a mercoledì scorso, ci restituiva un indice, il Ftse-Mib, impostato al rialzo che, dopo un breve ritracciamento per svuotarsi da una situazione di iper comprato, avrebbe potuto generare il tanto atteso rally di fine anno.

Questo, però, non si è verificato grazie ad un avvenimento politico che, se analizzato e capito prontamente, avrebbe consentito di generare profitti sfruttando l’operato dell’analisi fondamentale. E’ bene, però, precisare che dopo un avvio contraddistinto da analisi fondamentale, il resto della giornata odierna, si è mosso nel rispetto dei principi dell’analisi tecnica.

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MatteoT

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