La guerra valutaria del 2013 sta cambiando il Mondo

Pubblicato da: MatteoT - il: 04-02-2013 16:30 Aggiornato il: 04-02-2013 15:43

A Davos, nel World Economic Forum, si è finalmente fatto luce su un aspetto che rischia di diventare la questione cruciale dell’intero 2013; stiamo parlando della guerra delle valute. Niente lavoro, niente occupazione, niente crescita, niente riduzione del debito. La partita si gioca qui. E’ dalle valute che, oggi, passa la leva più potente per la competizione tra sistemi produttivi e, quindi, la capacità di uno Stato di creare lavoro.

A dare benzina sul fuoco è stato Shinzo Abe, neo premier giapponese, che sta spingendo la Boj a stampare yen in modo sempre più aggressivo; negli ultimi due mesi la divisa nipponico si è svalutata del 10% sul dollaro e del 14% sull’euro, rendendo le esportazioni del Paese maggiormente competitive ed aprendo, di fatto, al conflitto commerciale.

Non tutto, però, parte da qui. Anche Stati Uniti e Regno Unito hanno fatto qualcosa di molto simile con la Federal Reserve e la Bank of England che stampavano moneta per acquistare titoli di Stato e ridare fiato ad un’economia depressa. Senza dimenticare la Cina con il suo Yuan, la Corea del Sud, il Brasile, la Thailandia, Singapore, l’India e la Svizzera.

E l’euro? E’ rimasto alla finestra senza possibilità di reagire. Fino al paradosso che, nonostante possa essere definita come la moneta dell’area economicamente più debole, l’Europa, si è apprezzata rispetto ai minimi del 10% sul dollaro, del 25% sullo yen e dell’8% sulla sterlina. Il problema, in questo senso, sono le mani legate dell’Europa, che mostrano la totale inefficienza di governance di cui si è dotata l’Eurozona.

L’Europa, in questa guerra valutaria, si trova costretta a combattere con le mani nude. Con una banca, molto strana, che per statuto ha il solo obiettivo della stabilità dei prezzi ed il buon funzionamento del mercato.

Draghi si è inventato il Ltro, il finanziamento a lungo termine di mille miliardi, ma la liquidità immessa nel sistema viene poi sterilizzata: ben altra cosa è il quantitative easing sparato nel sistema dai nostri competitori commerciali.

La Germania, quindi, ha ben ragione a guardare con preoccupazione l’offensiva giapponese. Le sue esportazioni, durante quest’anno, sono destinate ad aumentare solamente del 2,8% contro la performance del + 4,1% del Paese nipponico. E l’euro forte non può che peggiorare questa tendenza.

In questa guerra, così come in tutte le altre, ciò che conta davvero sono le armi che si possono mettere in campo. Ed un’Europa senza un Tesoro unico, divisa sulle politiche finanziarie ed economiche da adottare, aggravata dalla mancanza di riforme strutturali, non può che restare indietro e, ovviamente, perdere.

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